Pistola posseduta illegalmente da Giuseppe Favoccia, la testimonianza di un ispettore della Dia

FORMIA – Considerato l’armiere e amico di una vita di Ernesto Bardellino, il 76enne Giuseppe Favoccia è comparso mercoledì mattina davanti il Tribunale di Cassino (collegio presieduto da Massimo Lo Mastro) con l’accusa di aver posseduto l’arma con cui ignoti nel febbraio 2023 avrebbero attentato alla vita di Gustavo Bardellino nel luogo in cui lavorava, la concessionaria Buonerba, in località Gianola a Formia. In Tribunale, quale teste della Procura, è comparso l’ispettore della Dia che nel luglio sequestrò a Favoccia l’arma che l’anziano ex trasportatore di bestiame ha sempre giustificato il possesso – l’avrebbe acquistata nel mercato nero vicino ad Aversa – per difendersi dai furti notturni consumati in quel periodo nelle campagne dell’Acqualonga. “Sono arrivato a casa Favoccia, ho suonato e ho visto che qualcuno prendeva tempo prima di aprire, allora ho scavalcato la ringhiera e una volta all’interno – ha detto il teste della Pubblica accusa – ho visto questa persona anziana con la pistola tra le mani, arma che poi abbiamo sequestrato”. Difeso dall’avvocato Michelangelo Fiorentino, Favoccia è imputato di porto abusivo di arma clandestina ed il suo legale per ribadire che quella pistola arrugginita non ha sparato al nipote di Ernesto Bardellino ha chiesto ed ottenuto di prendere visione della perizia sulla pistola che al momento non è nel fascicolo del procedimento pendente davanti al Tribunale di Cassino. Il presidente del collegio giudicante, Massimo Lo Mastro, ha disposto il rinvio del dibattimento al prossimo 22 settembre per consentire di acquisire la perizia della polizia scientifica con un obiettivo: fugare il dubbio che possa essersi trattato di una pistola giocattolo, poiché l’imputato non ne ricorda la tipologia. Amico del fratello di Ernesto Bardellino, Antonio, il 76enne Favoccia 11 anni fa riferì alla Polizia, in seguito ad un’intercettazione ambientale, che il fondatore del Clan dei Casalesi, contrariamente a quanto sostengono le sentenze passate in giudicato del processo “Spartacus” non sarebbe stato ucciso nel 1988 in Brasile ma si sarebbe nascosto in un bunker fatto costruire a Formia dove avrebbe vissuto sino al 2018, 30 anni dopo il presunto agguato mortale in Sudamerica. Le dichiarazioni di Favoccia non hanno mai trovato un riscontro. L’ex autotrasportatore di bestiame ritrattò le sue dichiarazioni anche se gli inquirenti – come avvenne nel luglio 2023 – riguardarono anche la sua villetta trovando una pistola dai mille misteri.