Sarà il Tar-sezione di Latina a pronunciarsi sull’istanza di sospensiva presentata dalla società “FabFab srl” contro l’interdittiva antimafia emessa l’8 marzo scorso dalla Prefettura di Latina. Il provvedimento è scaturito da una serie di accertamenti compiuti dalla Carabinieri e dai funzionari della Dia relativamente alla presenza negli organici della società – che, proprietà del ristorante “Mari” in via Unità d’Italia- sin dal momento della sua costituzione, nel dicembre 2022, ha come amministratore Fabrizio Ferraro. Perché questa interdittiva antimafia? Il ricorso depositato al Tar dall’avvocato Luca Scipione ed in attesa di essere calendarizzato per quanto riguarda la sua discussione finalizzata all’ottenimento della sospensiva c’è la figura del padre di Ferraro, Salvatore. Venne coinvolto in alcune operazioni contro le scommesse clandestine ma sempre scagionato nei processi che l’hanno visto coinvolto. Rimasto senza lavoro, Ferraro senior venne assunto dalla società del figlio Fabrizio come dipendente di sala dopo diversi mesi dall’avvio della attività di ristorazione quando, tra l’altro, già erano in essere rapporti di lavoro con altro personale dipendente.
Un’interdittiva che sembra avere i piedi d’argilla e lo motiva l’avvocato Scipione: “Fabrizio Ferrara e l’attività di ristorazione “Marì” sono completamenti estranei a condizionamenti e collegamenti con la criminalità organizzata e, vieppiù, col clan dei Casalesi. Nel ricorso dimostriamo come questa società sia stata aperta con regolari finanziamenti pubblici e privati e si finanzia esclusivamente, come risulta in modo trasparente dai suoi rapporti bancari, con i proventi derivanti dalla sola attività di ristorazione, che per l’impegno e la cura profusa dal Ferrara Fabrizio e dai suoi dipendenti sta avendo un graduale ma crescente apprezzamento da parte della clientela sempre più numerosa” Lo testimonia una perizia di parte di un importante consulente finanziario del comprensorio. “Il proprietario e amministratore della società Fabrizio Ferrara – ha aggiunto l’avvocato Scipione, firmatario del ricorso sl Tar – è un giovane che non ha nessuna pendenza penale di alcun tipo ed è sempre stato dedito all’attività di studio prima e lavoro nel campo della ristorazione da circa tre anni. Dispiace aver rilevato come la ricostruzione contenuta nella relazione dei Carabinieri di Latina e relativa a Salvatore Ferrara è frutto di macroscopici equivoci che vogliano chiarire quanto prima”. Salvatore Ferrara non è stato mai condannato per associazione per delinquere aggravata per agevolazione mafiosa, né le sentenze pronunciate alcuni anni orsono nei suoi confronti hanno mai affermato come “l’associazione per delinquere, di cui il medesimo è stato ritenuto aver fatto parte, sia stata utile al clan camorristico dei casalesi. Altri giudizi che hanno riguardato altri coimputati del Ferrara, tra cui Luigi Tancredi, si sono conclusi finanche con sentenze di assoluzione che hanno escluso la sussistenza di qualsivoglia aggravante mafiosa e finanche taluni fatti associativi contestati. Ci sono tutti i presupposti affinché Salvatore Ferrara chieda ed ottenga dalle competenti Corte di Appello, cosa che verrà promossa quanto prima, la revisione delle sentenze irrevocabili pronunciate nei suoi confronti per contrasto con altri giudicati”. La revisione delle sentenze irrevocabili di condanna riportate da Salvatore Ferrara riguarda la misura di prevenzione applicata nel 2022 dal Tribunale di Frosinone: “Non è stata emessa – sottolinea l’avvocato Scipione – perché il Ferrara è stata ritenuto indiziato e/o contiguo a soggetti indiziati di associazione mafiosa, bensì perché sospettato di vivere con i proventi derivanti dall’attività di gioco e scommesse oggetto dei giudizi penali definiti nei suoi confronti.
Per quanto riguarda poi la circostanza che il Ferrara Salvatore sia risultato in qualche controllo in compagnia di soggetti controindicati, si sottolinea, come evidenziato già col ricorso presentato al Tar di Latina, che il riferimento viene fatto a persone imputate negli stessi giudizi penali definiti e, addirittura, alcune assolte in seguito. E completamente errata e frutto di un macroscopico equivoco è la circostanza Salvatore Ferrara abbia collegamenti con la criminalità organizzata e col clan dei Casalesi.
Senza contare, peraltro, che i fatti oggetto delle sentenze pronunciate nei confronti di Salvatore Ferrara risalgono ad alcuni anni prima e, come tali, estranei alla costituzione e all’avvio dell’attività di ristorazione del figlio Fabrizio, essendo risalenti comunque in un arco temporale precedente compreso tra l’anno 2009 e l’anno 2019”. L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina nei confronti di questo ristorante di Formia fa cenno, inoltre, alla presenza nei suoi organici di un dipendente con precedenti per reati in materia di stupefacenti: “La società amministrata da Fabrizio Ferrara era completamente ignara di questa circostanza soggettiva – ha aggiunto precisando Scipione- Si è trattato di un dipendente che ha lavorato solamente un paio di mesi alla fine dell’anno 2023 a fronte di altri diciotto rapporti lavorativi, alcuni dei quali in essere, con personale dipendente di specchiata professionalità e integrità morale”. E il ricorso al Tar affronta anche la circostanza di come il ristorante “Marì” sia stato aperto grazie “ad un regolare contratto di locazione” e la FabFab procede “normalmente al pagamento in modo trasparente al pagamento dei canoni mensili, analogamente ad altre società che svolgono tranquillamente la propria attività in locali presi in locazione dalla stessa proprietà”.