Nessuna diffamazione, la procura richiede l’archiviazione per Immacolata Arnone

FORMIA – Il reato conseguente la diffamazione è la calunnia con la relativa richiesta di risarcimento danni. Sin sta muovendo su questa direttrice la difesa della consigliera del Partito Democratico al comune di Formia Imma Arnone all’indomani della richiesta di archiviazione formulata a suo favore, con l’ipotesi di diffamazione, dal sostituto Procuratore della Repubblica Andrea Corvino. A chiedere il processo per la dottoressa Arnone era stato l’amministratore unico della Futuro Rifiuti servizi, Raffaele Rizzo, che, attraverso due legali abitualmente nominati dalla stessa Frz, gli avvocati Fabio Di Ruzza e Vittorina Teofilatto, aveva denunciato l’esponente politica per il contenuto di post veicolati sui social sulla gestione della governance della municipalizzata del ciclo dei rifiuti nei comuni di Formia e Santi Cosma e Damiano e, sino a qualche mese, sull’isola di Ventotene. Il dottor Corvino ha cestinato la querela dei legali di Rizzo perché le considerazioni della dottoressa Arnone, rientrando nel diritto di critica ancorché siano stati utilizzati toni aspri, non avevano l’intento di diffamare l’amministratore della società e per tale ragione è stata chiesta l’archiviazione della posizione dell’indagata. Se ci sarà o meno un processo dovrà deciderlo il 2 luglio prossimo il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Cassino Claudio Marcopido dopo che i legali di Rizzo, da sempre ad utilizzare le carte bollate quando il suo operato professionale viene contestato anche e dalla stampa, hanno formalizzato l’opposizione alla richiesta di archiviazione formalizzata in tre cartelle dal Pm Corvino. Le sta monitorando da qualche giorno il legale della consigliera Arnone, l’avvocato Luca Scipione che naturalmente sottoscrive la conclusione cui è arrivato il rappresentante della Procura che, motivando rigo per rigo alcuni pronunciamenti giurisprudenziali e normativi, sostiene che la “critica, pur veemente, non si traduce in un attacco alla persona in sé ma alle sue scelte (di Rizzo) gestionali e alle conseguenze di queste”. E poi i testi dei post dell’esponente Dem “non travalicano i limiti della continenza formale, non scadono in espressioni gratuite, ingiuriose o lesive della dignità personale del querelante, ma si mantengono nell’ambito di un giudizio sull’operato professionale e politico”. Ma cosa ha scritto di così grave e diffamatorio la dottoressa Arnone al punto da costringere Rizzo a nominare ben due legali che corrono il rischio di diventare legali difensori dal ruolo di parte civile? La prima vicenda risale al 4 ottobre 2024 quando la dottoressa Arnone commentava la scelta della Frz di individuare due ditte di San Cosma e Damiano – la località d’origine del sindaco di Formia Gianluca Taddeo e poi diventato comune socio della municipalizzata – per la fornitura e sostituzione dei pneumatici dei mezzi della Frz (pe un costo di poco più di 66mila euro) e per la disinfestazione e disinfezione per un importo di 45 mila euro. La Arnone paventava l’assenza di richieste di preventivi, di indagini di mercato e la possibile esistenza di favoritismi scrivendo testualmente che “Negli affidamenti diretti viene chiamata una sola ditta, non c’è neanche la decenza di chiamarne tre o di fare manifestazioni di interesse mentre il Controllo analogo (del comune, ndr) dorme . In quel post contestato dalla Arnone – come detto – criticava “la governance attuale della nostra società pubblica confrontando i risultati attuali con quelli precedenti ed evidenziando una perdita di primato nella raccolta differenziata. Il signor Rizzo – scrive il Pm Corvino – la falsità di tali informazioni sostenendo che le ditte erano state scelte tra una rosa di preventivi (avevano lavorato per Frz in passato nel rispetto del principio della rotazione e i risultati attuali differenziata erano stati raggiunti con criteri più rigorosi”. Nel secondo post sui social pubblicato invece il 29 aprile 2025 la consigliera Arnone aveva stigmatizzato, con un rigoroso punto di domanda, lo sfilacciamento dei rapporti tra la Frz e l’allora socio pubblico di minoranza, il comune di Ventotene. “Tra una governance ormai inadeguata ed un abbandono della politica”, l’esponente del Pd criticava l’operato di Rizzo – costretto a subire un’audizione in pieno consiglio comunale – in merito alla gestione dei rifiuti, in particolare dopo l’affidamento del servizio ad una ditta esterna in sostituzione della Frz.”. A dire della Procura di Cassino Rizzo lamentava come queste affermazioni fossero diffamatorie, in quanto la situazione sarebbe stata causata dalla soppressione del centro raccolta da parte del Comune di Ventotene e non da inadempienze della Frz”. Che ci sia ancora un fascicolo aperto su quanto avvenuto sulla seconda isola pontina per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti poco importa se la Procura ordinaria e quella contabile continuano ancora ad indagare..