PONZA – Il procedimento penale per la morte, avvenuta a Ponza il 9 agosto 2020 del bodyguard romano Gianmarco Pozzi, è stato archiviato dalla Procura di Cassino. Ce n’è un altro aperto che è si collegato indirettamente alla misteriosa morte di Pozzi ma di fatto non c’entra nulla: è ipotizzato il reato di frode processuale a carico del consulente tecnico della Procura relativamente alla “non corretta procedura eseguita per procedere all’analisi del telefono cellulare del Pozzi provocando il blocco irreversibile dell’apparato cellulare”.
Il procuratore capo di Cassino Carlo Fucci fa fatica a nascondere la sua rabbia per il contenuto di alcuni resoconti giornalistici apparsi negli ultimi sul mistero legato al decesso di Pozzi che per la famiglia è caduto mortalmente perché inseguito, per la Procura si tratta invece di suicidio. Il Procuratore Fucci precisa come il Gip del tribunale di Cassino abbia archiviato l’indagine per le ipotesi di morte come conseguenza di un altro delitto, omicidio colposo e omicidio preterintenzionale, in relazione alla morte di Gianmarco Pozzi, avvenuta sull’isola pontina il 9 agosto di sei anni fa. La decisione, arrivata con un’ordinanza emessa lo scorso 8 luglio, ha accolto la richiesta di archiviazione formula dalla procura non accogliendo invece l’atto di opposizione con il quale si richiedevano nuove indagini.
“Pertanto il procedimento penale avente ad oggetto la dolorosa vicenda del decesso del giovane Gianmarco Pozzi – si spiega nella nota – è allo stato chiuso, salvo il diritto delle parti offese di esperire i rimedi processuali (ricorso in Cassazione) previsti dal codice di procedura penale. Per completezza di informazione e necessità di precisazione in ordine a quelle date occorre aggiungere che con separato procedimento penale la procura di Cassino aveva effettuato indagini, su denuncia delle parti offese” circa l’ipotesi reato di frode processuale “contestato al consulente tecnico della procura che per la non corretta procedura eseguita per procedere all’analisi del telefono cellulare di Pozzi aveva reso impossibile l’analisi determinato il blocco irreversibile” del cellulare. All’esito delle indagini la procura aveva formulato anche in questo procedimento richiesta di archiviazione con conseguente opposizione delle parti offese.
Il gip in relazione a questo procedimento ha accolto l’opposizione disponendo che la procura compia determinati ulteriori accertamenti, relativi alle modalità della condotta del consulente tecnico, ma, si sottolinea, “non si tratta di accertamenti che concernono l’ipotesi di omicidio e dunque la dinamica del decesso del Pozzi archiviata con separato procedimento”. Il procuratore Fucci non le manda a dire quando termina con la seguente considerazione: “Le informazioni riportate da lanci di agenzie e da conseguenti articoli di stampa in ordine all’oggetto ed in particolari i titoli con i quali cui è stata presentata la notizia circa l’esito del procedimento di cui sopra non corrispondono al predetto effettivo esito e dunque sono fuorvianti ed idonei ad ingenerare nel lettore una idea non corrispondente al vero. Alla stregua di quanto precede si ritiene necessario, per l’interesse pubblico relativo all’attività in parola della Procura di Cassino, per ripristinare una corretta informazione e per la risonanza mediatica che ha avuto e continua ad avere la vicenda in questione”.