Latina / Tentò di strappare un neonato alla madre nel parcheggio: condannato a cinque anni

L’episodio l’8 marzo davanti al Carrefour del Piccarello. Il trentaquattrenne ha sempre negato: «Ero ubriaco, li ho soltanto urtati»

LATINA – Aveva aperto lo sportello di un’automobile e cercato di prendere un bambino di appena cinque mesi dal seggiolino, nonostante la madre fosse ancora all’interno dell’abitacolo. Il suo gesto era stato interrotto dalle urla di un testimone e dall’arrivo del padre del piccolo, che lo aveva inseguito e bloccato con l’aiuto di alcuni passanti.

Per quell’episodio, avvenuto la sera dell’8 marzo nel parcheggio del Carrefour del Piccarello e capace di suscitare forte impressione in città, un uomo iracheno di 34 anni è stato condannato a cinque anni di reclusione.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei anni per il sequestro del minore.

Il giudice ha ritenuto attendibile la ricostruzione fornita dai genitori del bambino e dalle persone presenti nel parcheggio. Una versione sempre respinta dall’imputato, che già durante l’interrogatorio successivo all’arresto aveva negato di avere tentato di portare via il neonato.

Il trentaquattrenne aveva ammesso di non avere una dimora stabile e di trascorrere parte delle proprie giornate proprio nella zona del supermercato, ricorrendo soltanto occasionalmente al dormitorio. Aveva inoltre sostenuto di essere ubriaco quella sera e di avere «soltanto urtato» la donna e il bambino.

Una spiegazione incompatibile, secondo l’accusa, con quanto riferito dai testimoni. La difesa ha invece invitato a leggere l’accaduto alla luce della particolare condizione di fragilità ed emarginazione sociale dell’uomo.

La sequenza era iniziata intorno alle 20, quando un cliente del supermercato aveva notato il trentaquattrenne aggirarsi tra le automobili in sosta. Insospettito dal suo comportamento, l’uomo lo aveva invitato ad allontanarsi e aveva continuato a osservarne i movimenti.

Poco dopo, secondo il suo racconto, il trentaquattrenne aveva aperto lo sportello di una vettura e tentato di afferrare il bambino sistemato nel seggiolino. La madre era accanto al piccolo e avrebbe cercato immediatamente di impedirglielo.

Alla vista della scena, il testimone aveva cominciato a urlare. Le sue grida avevano indotto l’uomo a desistere e attirato l’attenzione del padre del neonato, che in quel momento si stava avvicinando all’automobile. Il trentaquattrenne aveva provato ad allontanarsi, ma era stato raggiunto e immobilizzato dal genitore con l’aiuto di altri presenti.

Nel frattempo era partita la chiamata al 112. Gli agenti della Squadra volante, arrivati rapidamente nel parcheggio, avevano preso in consegna l’uomo e raccolto le testimonianze dei genitori e delle persone che avevano assistito all’accaduto. Durante il controllo gli avevano trovato addosso anche un martello di gomma, successivamente classificato come oggetto atto a offendere.

Dagli accertamenti era emerso che il trentaquattrenne, arrivato in Italia attraverso la rotta balcanica e poi trasferitosi a Latina nella speranza di trovare lavoro nei campi, si trovava irregolarmente sul territorio nazionale.

Le testimonianze acquisite subito dopo l’intervento della polizia hanno costituito il nucleo dell’accusa e sono state ritenute sufficienti a superare la versione fornita dall’imputato. Da qui la condanna a cinque anni, un anno in meno rispetto alla pena richiesta dal pubblico ministero.