Ospedali di Formia e Fondi, nuovi ginecologi ed ostetriche, vecchi problemi

FORMIA – La cicogna potrà continuare ad allietare gli ospedali Dono Svizzero” di Formia e “San Giovanni di Dio” grazie all’apporto di sei tra ginecologi e ostetriche che, provenienti dall’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, rimpiangeranno gli organici delle divisioni dei due ospedali del sud pontino. Fanno fatica a nascondere un legittimo un legittimo imbarazzo due distinte determine con cui l’ufficio personale e la direzione amministrativa dell’Asl di Latina ha preso atto di due distinte convenzioni con l’azienda ospedaliera romana sotto la cui giurisdizione opera il San Giovanni.

Il personale (ginecologico e ostetrico) degli ospedali di Formia e Fondi è ridotto all’osso per fare nascere i bambini in sicurezza ed il direttore della UOC materno infantile è stato costretto a chiedere ai vertici aziendali dell’Asl pontina: rinnovare le convenzioni sottoscritte soltanto a maggio con il San Giovanni di Roma. Per rimpinguare il depauperato organico di ginecologia e ostetricia del Dono Svizzero l’intesa avrà una durata sino al prossimo 31 dicembre e l’Asl ha già impegnato oltre 25 Mila euro aggiunti ai 2600 euro per coprire le spese di viaggio.

Il personale impegnato dovrà garantire quattro turni mensili per la durata di 12 con un’indennità di poco più di 86 euro lordi l’ora. Se la convenzione a favore del Dono Svizzero avrà una valenza temporale sino al 31 dicembre, quella per il “San Giovanni Di Dio” di Fondi scadrà il 30 settembre prossimi ed il suo rinnovo è stato sollecitato dal suo dirigente medico per la mancanza di personale con una differenza economica lieve: i ginecologi e le ostetriche romane percepiranno dall’Asl “soltanto” 80 euro lordi l’ora più le spese di viaggio naturalmente documentate. A verificare il rispetto delle due convenzioni saranno il direttore sanitario del polo ospedaliero sud dell’Asl Pino Ciarlo ed il direttore della Uoc di ginecologia e ostetricia del “San Giovanni” Francesco Maneschi.

L’Asl (e la cicogna) sono molto preoccupate che le due convenzioni non avranno molto proseliti nella misura in cui la stagione estiva e turistica sia agli sgoccioli. Ma l’interrogativo cui l’Asl e (la politica pontina) non riescono a dare una risposta è una soltanto: perché i medici specialisti non vogliono lavorare in provincia di Latina e tanto meno nel Golfo? i suoi nosocomi sono obsoleti nonostante al “Dono Svizzero” , per esempio, la cicogna da sempre ha trovato un habitat unico. L’assenza di una copertura universitaria con le dovute garanzie in termini di preparazione e di aggiornamento è il principale “mea culpa” che soprattutto la politica, ai diversi livelli, dovrebbero recitare. Soprattutto nei confronti degli utenti, gli stessi che più vanno (a fatica) a votare.