Formia / Scompare Tommaso Bartolomeo, una vita dietro al bancone del bar Bitti

FORMIA – Per fronteggiare l’inquinamento ambientale ed acustico del ‘salotto buono’ della città, via Vitruvio, il Comune anni fa pensò di censire, quantificandola e qualificandola, l’entità del traffico automobilistico in transito. Commissariò un incarico ad hoc ad una società del settore. La stagione della spending review non era ancora iniziata e qualcuno, tra il serio ed il faceto, propose di incaricare una figura, elegante e versatile, che molti dei suoi 70 anni (il suo prossimo compleanno sarebbe stato il 18 dicembre) li ha trascorsi per motivi di lavoro in via Vitruvio. Quel personaggio, Tommaso Bartolomeo, maledettamente tifoso della Juventus, ci ha lasciati nella notte tra l’8 ed il 9 dicembre circondato dall’infinito affetto del suo primo ed unico amore, Maria, dai figli Adolfo e Francesca e dai nipotini. Bartolomeo voleva bene a Formia e questo sentimento lo concretizzava ogni giorno svolgendo un lavoro, quello di barista, tanto affascinante quanto impegnativo sul piano fisico. Ad ‘uccidere’ Tommaso non è stato il lavoro o la sua mitologica macchina Carpegiani con cui produceva i migliori gelati della città ma un “mostro” che si era impadronito del suo corpo nelle fasi iniziali dell’estate 2025. “Ora vediamo chi è più forte” si era confidato con il figlio Adolfo che da anni lo affiancava nella gestione di quel bar che, insieme al vicino “Caffè Tirreno”, è rimasto nella centralissima via Vitruvio orgogliosamente nella disponibilità di una famiglia formiana. Tommaso Bartolomeo era consapevole di questa responsabilità e per questo motivo suggeriva da anni ai suoi colleghi di affinare il metodo di “fare accoglienza”: non bastava essere bravi a preparare un caffè o un cappuccino ma era necessario essere versatili, signorili da esternare “sempre e comunque”, con un sorriso stampato a trentadue denti. Magari parlando anche qualche parolina di inglese e di francese. Di Bartolomeo tutti ricordano ora questo suo brand” che aveva cominciato a costruite da quando, con i pantaloncini corti, era conosciuto, nonostante la sua giovanissima età, come “Ragazzoooo”. Così lo chiamava, senza alcun tipo di altezzosità, un altro ‘monumento’ del commercio formiano: Giancarlo D’Elia dell’omonimo bar di piazza Mattej. Tommaso era il “Ragazzooo” che, insieme al fratello Antonio, era finito nel mirino di centinaia e centinaia di ragazzine e studentesse che arrivavano e sostavano a piazza Mattej per prendere il rispettivo pullman per tornare a casa. In qualsiasi ora della giornata.

Terminata quell’epica esperienza imprenditoriale ed umana, il “Ragazzoooo” Tommaso nel frattempo decise con un pizzico di audacia e follia di mettersi in proprio. Lo fece aprendo, a cento metri in linea d’aria dal palazzo municipale e da piazza Vittoria, al posto del glorioso bar Olimpico (quello per intenderci in cui campeggiava la gigantografia del gol di Franco Guadagni grazie al quale il Formia più forte di tutti i tempi l’8 giugno 1980 in piena zona Cesarini sconfisse il Riccione e miracolosamente si salvò all’ultima giornata dell’allora campionato di serie C/2 ) il “Bar Bitti”, poi trasformato – perché “Formia non ha nulla di meno rispetto a Venezia” ci confidava – in un caffè. E un motivo c’era. Quel luogo aveva inaugurato una moda a Formia: ci si può incontrare non solo per effettuare una fugace consumazione ma anche per stare insieme (ai ragazzi che marinavano di mattina la scuola consigliava però di “andare alla punta del porto”), guardarsi negli occhi e tentare di conoscere la dea bendata attraverso “il gioco sano e responsabile”. Ma il Bar Bitti è passato nella storia della città anche per le epiche “sciarrate” con uno sfondo pallonaro. Tommaso era un indomito tifoso della Juventus che difendeva anche quando soccombeva sul rettangolo gioco. E così la domenica pomeriggio scene fantozziane erano vietate ai cardiopatici quando Tommaso “litigava” con un altro tifoso juventino come Enzino Simeone, per tutti “Zigoni” (solo perché il Trap aveva sostituito l’infortunato Sergio Brio con il quasi sconosciuto Massimo Storgato) o con l’austero professor Franzini che sosteneva un’altra squadra di calcio, il Napoli. Erano litigate verbali sì ma condite da humour e amicizia anche quando in quei lunghi e grigi pomeriggi di altre domeniche fa si mettevano in discussione, che ne so, Diego Armando Maradona o “Le Roi” Michel Platini. Il coraggio aiuta (quasi) sempre gli audaci e Tommaso Bartolomeo, davanti ad una famiglia (la sua) che cominciava ad allargarsi, decise di inaugurare un nuovo, più moderno ed accogliente Caffè Bitti sempre in via Vitruvio ma sul marciapiede opposto. “Il turismo sta cambiando e – ci disse – noi, operatori commerciali in testa – dobbiamo essere pronti e capaci a gestire diversamente l’accoglienza, sia che i clienti siano residenti che a decidere di darci credito siano i turisti”. Fu questo un autentico testamento spirituale che Tommaso ha consegnato al figlio Adolfo per proseguire un’attività imprenditoriale e un’esperienza umana di cui Formia dovrà, senza giri di parole, essere orgogliosa e fiera in futuro. Il Caffè Bitti mercoledì 10 dicembre sarà chiuso e non per riposo settimanale. Alle 9.30 nella vicina chiesa di Santa Teresa si svolgeranno i funerali di quel “Ragazzoooo” rimasto tale nonostante le stagioni sono inesorabilmente scivolate via, come l’acqua, sotto il ponte della vita. All’adorata moglie Maria, ai figli Adolfo e Francesco, ai nipotini, al fratello Antonio e a tutti i parenti giungano le più affettuose condoglianze della nostra redazione