Si sono di nuovo riaccesi i riflettori dei media su Orlando Taddeo, l’imprenditore di 52 anni di Santi Cosma e Damiano che, raggiunto da un’ordinanza cautelare ai domiciliari chiesta dalla Procura di Roma con l’accusa di aver omesso di versare l’Iva per oltre due milioni e mezzo di euro, era tornato in libertà l’antivigilia dello scorso Natale su disposizione del Riesame. I giudici Maria Viscito, Debora Sulpizi e Federica Albano, di fatto, avevano accolto il ricorso degli avvocati difensori Benedetto Marzocchi Buratti e Gianluca Tognozzi semplicemente perché i domiciliari richiesti dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma Silvia Sereni sarebbero stati considerati tardivi ed inopportuni rispetto all’epoca storica – il 2021 – in cui si sarebbero consumati i presunti reati tra Roma, Frascati e Milano. A gettare benzina sul fuoco era stato l’avvocato-presidente del consiglio comunale di Formia Pasquale Cardillo Cupo, Non era stato tenero nei confronti della Procura di piazza Clodio: “Il mio amico Orlando (era stato sottoposto all’interrogatorio preventivo l’ottobre scorso come dispone la riforma Cartabia) è libero, non doveva mai essere arrestato, era una delle tante bufale che quotidianamente accadono nel nostro Paese, dove prima vieni arrestato e poi si vede …. (benedetta riforma quando arrivi sarà sempre troppo tardi!)”. Una legittima presa di posizione, espressa a chiusura della vicenda cautelare. Curiosamente però il nome di Taddeo è ricomparso mercoledì mattina in un’edizione on line del quotidiano più importante e cliccato, del Corriere della Sera. A firmarlo a quattro mani con Andrea Priante una delle giornaliste italiane più lette ed apprezzate , Milena Gabanelli che nella sua rubrica “Data Room” – dal titolo “ Abbiamo scoperto chi invia gli sms – truffa dei finti Cup”, ha riacceso i riflettori su Taddeo che il Riesame il 23 dicembre aveva sopito.
Nel suo articolo, di cui riportiamo ampi stralci, La Gabanelli spiega molto bene un sistema truffaldino che si basa sugli sms con cui migliaia di italiani sono pregati di contattare con “urgenza i nostri uffici Cup, Centro unico primario, il numero 893… il Caf o L’Asi per importanti comunicazioni che la riguardano”. L’articolista ed ex conduttrice tv ribadisce come la legge imponga ai call center di dire subito, in modo “chiaro ed esplicito”, costo della telefonata, nome e ragione sociale di chi eroga il servizio. Si tratta di informazioni che i truffatori non danno per quello che viene definito “callback phishing”: “In pratica sei tu a contattare i criminali e a metterti nelle loro mani. Ecco come funziona e dove origina” – esordiscono subito Gabanelli e Priante- che precisano come i numeri che iniziano con 89 sono quelli più cari. “Li usano i call center per farti parlare con astrologi, cartomanti, “esperti” del lotto, ma anche le aziende per offrire assistenza ai clienti (ad esempio il servizio informazioni di Italo è un 892) o per votare a Sanremo (con un 894). I numeri appartengono allo Stato e il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) li dà in uso per un anno agli operatori telefonici, che li acquistano a “blocchi”: più il numero è corto, più costa”. Poi ci sono i truffatori delle false “comunicazioni urgenti”, quasi sempre usano degli 893 seguiti da 5 cifre, che il ministero vende a lotti di 100. Prezzo: 5 euro a numero telefonico. “Neppure il ministero sa con precisione quanti degli 89 che ha distribuito siano attivi, come non sa quali società li stiano effettivamente utilizzando, né quanto traffico generino. A quest’ultima domanda ci risponde una grande compagnia telefonica – aggiungono Gabanelli e Priante – secondo le sue stime, lo scorso anno gli italiani hanno trascorso quasi 20 milioni di minuti parlando con il centralino di un 89.”
I due cronisti d’inchiesta del Corriere scrivono di essere partiti da un sms “che, a febbraio, invitava a contattare il Cup all’893.42262. Questo numero al Mimit risulta “non assegnato”, probabilmente perché i registri non sono aggiornati. Scopriamo che fa parte di un lotto acquistato da Intermatica, società di Roma che fa capo a Nexora, con sede in Irlanda e di proprietà dell’imprenditore Orlando Taddeo. Oltre a vendere servizi di comunicazione a privati ed enti statali (rifornisce di telefoni satellitari i carabinieri e il ministero della Difesa), Intermatica offre numeri a sovrapprezzo ai call center che ne fanno richiesta. Il 27 novembre 2025, Intermatica cede questo e altri 893 alla Enterprise Working Italia, che ha sede legale nello studio di un commercialista di Roma. La proprietà è collegata a un canale tv locale attivo tra Lombardia e Piemonte, che trasmette teleshopping; e infatti Enterprise si occupa di pubblicità per trasmissioni tv, ma anche di rivendere, a sua volta, i numeri a sovrapprezzo. A inizio gennaio 2026 cede il “nostro” e almeno altri quattro 893 che nelle ultime settimane sono stati usati per le truffe (sia con i falsi Cup che con i falsi Caf) alla Jetcom Srl, sede legale a Roma, sede operativa a Napoli. Titolare, un’insospettabile negoziante, Cristina Ippolito, 49 anni, originaria di Portici. Le sue operatrici lavorano da casa, e fanno consulenze sui numeri del lotto, ma soprattutto telefonate erotiche. Infatti, sempre alla Ippolito fa capo la Cristel Communication, che gestisce il sito a luci rosse 69incontri.it, che propone “ragazze e donne mature pronte a esaudire i tuoi desideri” per 2 euro al minuto.
Nei mesi scorsi, anche quei numeri apparivano negli sms delle false “comunicazioni urgenti”. Quanto intascano i truffatori sui 2 euro al minuto che vengono addebitati sulla bolletta? Tutto dipende dagli accordi commerciali tra le singole parti della “filiera”: “La compagnia telefonica trattiene tra il 30 e il 50% – scrivono i due colleghi autori dell’inchiesta – il resto lo versa alla società che ha preso in concessione il numero dal Mimit, la quale si tiene una quota (nel caso di Intermatica, il 10-15%) e paga quel che rimane al cliente, che a sua volta – se non lo usa direttamente ma fa da intermediario – trattiene una parte, (alla Enterprise va il 3%) e versa il resto al call center. Su tutto, ci guadagna pure lo Stato: il 22% di Iva, oltre ai 664mila euro che il Mimit incassa ogni anno dalle concessioni degli 89”. Ogni anno 3,9 milioni di italiani sono presi di mira dalle frodi telefoniche, che portano nelle tasche dei criminali all’incirca 600 milioni di euro. E una truffa su tre avviene via sms. Gli 893 usati per le finte “comunicazioni urgenti” sono centinaia e cambiano di continuo; mentre le società che li gestiscono, probabilmente, sono una manciata. Ma cosa si sta facendo per fermarli?
Le compagnie telefoniche, in seguito alle lamentele dei clienti sono tenuti a segnalare, e possono bloccare “per presunta frode” i pagamenti agli operatori che hanno in concessione il numero. “Intermatica – concludono nel loro Data Room di mercoledì 11 marzo – sostiene di effettuare verifiche a campione sulla corretta gestione delle chiamate da parte dei propri clienti, e di aver disattivato 450 numerazioni “sospette” solo nel 2025. Il problema è che i truffatori sono più veloci, e qualcuno che noleggia un nuovo 893 lo trovano sempre. La legge sulla privacy si estende anche ai contatti telefonici, ma per le autorità non è difficile risalire alla titolarità di chi ha quel numero in uso (noi lo abbiamo fatto), ma per stoppare i truffatori e chiedere il risarcimento del danno serve una denuncia alla polizia postale o alla procura della Repubblica”. E chi si prende questa briga per un addebito di 10 o 15 euro in bolletta? Quasi nessuno. È così che le truffe proliferano – concludono amareggiati i due cronisti del Corriere della Sera. Sul caso sarebbero in corso alcuni accertamenti investigativi.