Ha avuto un carattere da psicodramma la seduta della commissione urbanistica al comune di Formia che, convocata dalla forzista Tania Forte, avrebbe dovuto concedere un parere ad una proposta di deliberazione del neo assessore al Mario Martino avente per oggetto un argomento che in forza del suo linguaggio fortemente burocratico provocherebbe l’orticaria a chiunque: “Dichiarazione di prevalenti interessi pubblici al mantenimento dell’immobile abusivo ubicato in Via G. La Pira località Vindicio, censito catastalmente al N.C.E.U. del Comune di Formia al foglio 13/FOR particella 1165 subalterni 2, 3, 5, 6 e 7”.
Quella esaminata venerdì dalla commissione urbanistica è stata una pratica “complicata” perché ha affrontato la situazione di cinque appartenenti di un fabbricato in via Giorgio La Pira, in località Vindicio, che, un tempo appartenente per intero alla famiglia Bardellino, sono stati confiscati il 29 maggio 2009 dalla direzione dei beni confiscati dell’agenzia del Demanio per essere assegnati alla disponibilità della sezione navale della Guardia di Finanza e al locale commissariato di Polizia come alloggi di servizio dei loro agenti. La seduta ha avuto un andamento pirandelliano perché la presentazione della proposta dell’assessore Martino, la numero 14 del 16 dicembre scorso, ha colto di sorpresa tutti i componenti della commissione che ignoravano l’esistenza della proposta della delibera dell’assessore Martino. La più sorpresa si è dichiarata proprio la presidente della commissione Urbanistica Forte che, di fronte al tattico silenzio delle rappresentanti delle minoranze presente ai lavori, l’ex sindaco Paola Villa e Imma Arnone (Pd), ha messo in difficoltà ed in imbarazzo gli altri componenti della maggioranza di centro destra chiamati ad operare un approfondimento su un qualcosa che crea imbarazzo ed è molto impegnativo. Ma andiamo per gradi.
La proposta di delibera consiliare dell’assessore Martino riassume e sintetizza un sopralluogo che, effettuato il 29 settembre dal neo dirigente del settore urbanistica Pietro D’Orazio e dal geometra Nicola Zangrillo, era stata inviata all’ufficio condono, al sindaco di Formia Gianluca Taddeo e alla segretaria generale Marina Saccoccia. Perché l’ufficio condono? Facile, Il sopralluogo effettuato dal dirigente D’Orazio ha riferimento alla circostanza che tre degli otto appartamenti della famiglia Bardellino attendono di essere sanati dal Comune in base ad altrettante istanze di condono presentate tra il 1997 ed il 2004. Ma il psicodramma in commissione si è consumato quando il dirigente D’Orazio ha rivelato un qualcosa di inverosimile; il fabbricato confiscato dallo Stato per essere assegnato a due sue importanti istituzioni, la Guardia di Finanza e la Polizia, è di fatto abusivo… “Quanto riscontrato risulta essere realizzato in totale difformità a quanto autorizzato (parere favorevole della commissione edilizia del 23 febbraio 1973, 53 anni fa…) e del parere favorevole della Soprintendenza del 6 febbraio 1974, 52 anni”. E cosa propone D’Orazio? Semplicemente “le misure repressive” previste dagli articoli 31 e 93 del Dpr 380/01 e dall’articolo 181 del decreto legislativo 42/04. Inoltre quanto riscontrato – conclude D’Orazio – risulta essere in contrasto in Decreto del Ministero della sanità del 5 luglio 1975 per quanto attiene l’altezza degli alloggi di cui trattasi”.
La relazione di D’Orazio probabilmente è stata sottovalutata dai componenti della maggioranza Taddeo presenti in commissione Urbanistica. Chiede all’amministrazione comunale di intervenire perché l’intero stabile, dopo anni di incuria e di abbandono, richiedono interventi di riqualificazione per i quali la stessa Giunta aveva acceso un mutuo di 150mila euro. Un grido d’allarme tardivo perché già 14 anni fa, gli uffici competenti della Guardia di Finanza e della Questura di Latina il 3 ed il 24 luglio 2012 avevano manifestato al comune di Formia il proprio disinteresse ad avere la disponibilità di questi cinque alloggi (subalterni sub. 2, 3, 5, 6 e 7 – Cat. A/2 Foglio 13/FOR, particella n. 1165) “perché in pessime condizioni d’uso, mai ristrutturati per l’assenza di fondi e, da ultimo, non idonei alle esigenze alloggiative del proprio personale dipendente”.
La proposta di delibera presentata dall’assessore Martino ha ora impaurito la sua maggioranza e la presidente della commissione perché è chiara quando afferma un principio disciplinato dal Codice antimafia e da alcune sentenze della Cassazione e della Corte di Cassazione: un immobile, oggetto di confisca, anche quando è urbanisticamente fuorilegge può essere sanato automatico se destinato a soddisfare un pubblico interesse. La proposta di deliberazione consiliare numero 14 del 16 dicembre è chiara quando dichiara “l’esistenza di un interesse prevalente di uso per fini pubblici, rispetto a quello di ripristino dell’assetto del territorio violato, per il mantenimento e la conservazione delle unità immobiliari censiti in catasto del Comune di Formia al Foglio 13/FOR, particella n. 1165, subalterni sub. 2, 3, 5, 6 e 7 – Cat. A/2, siti in località Vindicio alla via G. La Pira, in quanto, pur ricadente in zona di vincolo, in ordine ad esso”, “non sussistono, né si accertano rilevanti impedimenti ambientali, idrogeologici e urbanistici, stante il solo riferimento, nella predetta nota tecnica, al “contrasto” (chiaramente intrinseco) “con le norme urbanistiche comunali e paesaggistiche”.
Il bene, che ricade nella zona B del P.R.G. comunale di Formia, in zona B, sottozona B5 ai sensi dell’art. 26 delle Norme Tecniche di Attuazione del vigente,”ricade in area non soggetta a vincoli di inedificabilità assoluta paesaggistici, idrogeologici o stradali, tali da escluderne in concreto l’edificabilità; -non è prossimo a corsi d’acqua, né a canali, né a fasce stradali di rispetto; -non ricade in zona Vincolo Idrogeologico e PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), con esclusione di rischio idraulico, rischio geologico e rischio idrogeologico; non ricade in zona SIC (acronimo di Sito di interesse comunitario), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e non ricade nelle zone ZPS e ZSC, rispettivamente Zone di Protezione Speciale e Zone Speciali di Conservazione, ai sensi della vigente normativa europea”.
Qualcosa di politicamente serio è successo in commissione: il neo assessore Martino si dice pronto a sottoporre al consiglio comunale una proposta di delibera legittimata dalla normativa vigente e dagli strumenti urbanistici vigenti per il recupero funzionale di cinque appartamenti confiscati dallo Stato alla criminalità organizzata. E invece la presidente della commissione urbanistica Forte ha chiesto il rinvio dell’esame della delibera per chiarimenti. Perché? E con quali obiettivi. L’assessore Martino si è definito legittimato a proporre la delibera numero 14 – è nota ai componenti della commissione edilizia dal 16 dicembre scorso, oltre un mese fa – perché il legislatore statale riserva all’Organo di indirizzo politico-amministrativo dell’Ente comunale uno specifico margine di discrezionalità amministrativa, tale da superare – in deroga – la regola della demolizione; l’interesse a ripristinare la legalità violata, nel caso di specie, è recessivo a fronte della azione amministrativa comunale in attuazione a garantire il perseguimento e la soddisfazione di interessi pubblici “prevalenti” di rango costituzionale, di seguito specificati; la destinazione d’uso del bene di cui trattasi esula da speciali esigenze abitative, ricorrendo, nella fattispecie concreta, interessi pubblici di tipo diverso, che trovano giustificazione nel solo dato oggettivo della mancanza, all’attualità, sul territorio comunale, di locali da adibire allo scopo prefissato, avente superiore matrice costituzionale; il bene in questione è dotato di servizi e, dunque, di urbanizzazioni primarie; il bene è situato in area già antropizzata e, pertanto, può essere utilizzato dal Comune nell’ambito di programmi a finalità prettamente sociali-assistenziali, istituzionali, medico-sanitarie, di istruzione, a beneficio delle persone più svantaggiate, dei più fragili e degli emarginati”!. E soprattutto questi cinque immobili , oggetto di confisca, saranno destinati ed utilizzati secondo quanto previsto dall’art. 48, comma 3, lettera c) del D.lgs. n. 159/2011, per finalità meramente sociali/istituzionali, nonché per la realizzazione di progetti volti ad offrire sul territorio servizi a scopo assistenziale”. Ma la commissione urbanistica ha deciso di prendere tempo. Ma perchè?
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