Erasmo Treglia, il commiato del poeta Davide Rondoni

La prematura scomparsa, a poco più di una settimana, dell’etnomusicologo, musicista e ricercatore Erasmo Treglia continua ancora a far parlare com’è tipico e degno per un grande artistica che a soli 64 anni ha lasciato più povera l’immagine culturale di Formia e, senza alcun dubbio, della tradizione popolare italiana. Se il comune si è limitato soltanto a pubblicare un post sui propri canali social – dimenticando di inviare nella gremitissima e commossa chiesa dell’Annunziata una propria rappresentanza (Erasmo, di indole buona, si sarebbe accontentato anche di un semplice usciere) o il gonfalone della città (di cui l’artista scomparso nelle sue interviste diceva sempre di essere originario “dimenticandosi” invece della natia Maranola) – uno dei quotidiani più influenti al mondo e presente ogni mattina nella rassegna stampa di ogni Cancelleria che conti ha deciso di ricordare a modo suo Erasmo Treglia.

Il quotidiano in questione è semplicemente l’Osservatore Romano, il quotidiano della santa Sede di cui l’editore – ci sia concesso il paragone – è il papa, Leone XIV. “Segni di partenza” è il titolo ad una colonna del pezzo che ha avuto un occhiello più esteso: “Ricordo di Erasmo Treglia, figura di spicco della musica popolare”. Chi si aspettava che l’autore fosse l’amico di una vita di “Ramon” – era il nomignolo che si portava dai tempi che frequentava il mitologico gruppo Scout di Maranola I°, Ambrogio Sparagna – è rimasto profondamente deluso e smentito nello stesso tempo. A firmare il pezzo sull’”Osservatore” è stato quello che, a ragione, è considerato uno dei poeti italiani contemporanei più raffinati e profondi, Davide Rondoni. E’ stato uno degli autori dell’orazione funebre tenuta lunedì scorso sull’Altare della chiesa dell’Annunziata riservata a Treglia. E dei suoi funerali Rondoni ripercorre lo svolgimento non mancando di esprimere considerazioni sul Treglia uomo e sul Treglia artista scopritore, attraverso l’esperienza discografica e concertistica degli Acquaragia Drom, della ricchissima tradizione musicale gitana e nomade.

“Le zampogne seguono il feretro e il popolo dei semplici, degli artisti, degli amici – esordisce Rondoni – cammina dietro, il Golfo di Gaeta si apre a destra, la montagna degli Aurunci si inchina a sinistra. Così abbiamo accompagnato Erasmo nel suo ultimo viaggio, in un gesto unico e nuovo. Lo stesso gesto – specifica l’autore – dei suoi padri sulle montagne che guardano il mare in una terra di lavoro, fatica e fede. Musicista e studioso, promotore di musica delle tradizioni e di nuove sperimentazioni, Erasmo Treglia, a 64 anni, come si dice ‘è andato avanti’. Nessuno sospettava che le l’ala della morte potesse toccare il suo viso cordiale, l’ironia gentile. E le lacrime – continua commosso Rondoni – erano piene di dolore e di luce come devono essere le lacrime d’amore. Anche Il Golfo ha aperto le braccia lucenti dopo la pioggia ed il cielo ha brillato di stelle. Così meritava il dolce, il bravo , l’umile musico mistico e popolare, compagno di Ambrogio Sparagna in una vasta opera di ricerca e di concerti, di occasioni di festa, devozione e carità. La musica di Erasmo – ha specificato Rondoni Sull’Osservatore Romano – poteva essere il suono di una conchiglia alzata al cielo, un minuscolo scacciapensieri, un elegante misteriosa ghironda, un violino tromba e altri strumenti misteriosi che venivano dalla storia e dai sogni. Tutti coloro che hanno collaborato con lui ne ricordano la gentilezza, la disponibilità. (Treglia) ha girato il mondo raccogliendo voci e suoni e ora che a partire è lui, tra Golfo, cielo e montagne sappiamo meglio il valore della sua presenza, testimoniato dal cordoglio in tutta Italia (anche da parte del comune di cui diceva in ogni longitudine e latitudine del pianeta di essere originario?) e nel mondo. Sappiamo meglio della sua musica e della sua persona: sono segni di partenza. Segni perché il cammino inizi sempre e sempre riprenda”. Davide Rondoni ha concluso il suo ricordo sull’Osservatore Romano con una frase di un grande poeta francese (di non specifica il nome: “C’è una musica nel mondo ma se non canti non la puoi sentire. Erasmo lo sapeva, lo ha fatto. E continua a farlo con noi”.
Questa vicenda ricorda molti aspetti di un testo di un brano complicato, “Dio è morto”, portato al successo dai Nomadi di Augusto Daolio. La Rai democristiana di allora decise di non promuoverlo perché, considerandolo blasfemo, avrebbe irritato le gerarchie vaticane. Un grande papa qual è stato Paolo VI andò controcorrente: “Dio è Morto” ebbe valanghe di recensioni sull’Osservatore – perché era fondamentalmente un inno alla speranza- e trasmesso come una litania da Radio Vaticana. Ed il bresciano Papa Giovanbattista Montini ha sempre definito la politica la “più alta forma di carità”. Chissà se questo principio, allora come adesso, è in voga in un Comune, Formia, che ha ricordato un suo figlio con un post concorrenziale a wikipedia?