Suicidio Paolo Mendico, anche il sindaco di Fondi alla manifestazione pro docenti

C’era anche il sindaco di Fondi Beniamino Maschietto alla manifestazione di protesta organizzata dagli studenti del locale istituto industriale “Pacinotti” e della succursale di Santi Cosma e Damiano per esprimere “solidarietà piena ed incondizionata” alla dirigente scolastica Gina Antonetti, alla sua vice e alla responsabile della sede decentrata di San Cosma e Damiano, sospese dal Ministero dell’Istruzione per le loro presunte condotte omissive compiute in relazione vicenda di Paolo Mendico, il 14enne che si è tolto la vita lo scorso 11 settembre, poche ore prima di tornare in classe dopo le vacanze estive, perché vittima di presunti casi di bullismo. Le sanzioni del Ministro Giuseppe Valditara sono state criticate dal sindacato dirigenti scuola della Cgil che ha parlato di “ricerca di un capro espiatorio a ogni costo”. Lunedì ad esprimere solidarietà alle tre docenti sospese sono stati gli studenti del “Pacinotti” che si sono radunati sugli spalti dell’Auditorium di piazza De Gasperi a Fondi. “Oggi siamo qui con il cuore pesante, scossi da quello che è successo e profondamente colpiti da una tragedia che ha segnato tutti noi. Nessuna parola potrà mai essere sufficiente per colmare un vuoto così grande, e il nostro pensiero va prima di tutto alla vittima e alla sua famiglia. Ma siamo qui anche – hanno subito precisato – per difendere la nostra scuola. Siamo qui per difendere la nostra preside e le due docenti della sede di Santi Cosma e Damiano, tutte e tre raggiunte da un ingiusto provvedimento di sospensione. Noi studenti del Pacinotti vogliamo dire con chiarezza che siamo in disaccordo con le sanzioni che sono state prese nei confronti della preside. Per noi non è mai stata una figura distante o assente. Al contrario: è sempre stata disponibile, attenta, pronta ad aiutarci, pronta ad ascoltarci, pronta a mettersi dalla parte degli studenti. È anche grazie a lei se il Pacinotti è tornato in alto, se questa scuola ha ritrovato dignità, valore, e soprattutto un senso di comunità. Questa scuola non è solo un edificio: è una famiglia. Una famiglia in cui ci siamo sempre aiutati tutti, tra studenti, con i professori, con tutto il personale scolastico, e soprattutto con la preside”.

Gli studenti si sono soffermati sul caso del suicidio di Paolo Mendico a 24 ore dall’inizio dell’attuale anno scolastico: “Quello che è successo, e il modo in cui è stato trasformato in un caso mediatico, ha avuto un impatto enorme anche su di noi ragazzi. Non solo per il dolore, ma anche per la paura. Paura di parlare, paura di esprimerci, paura di essere giudicati o attaccati. La nostra scuola ha ricevuto minacce, sia sui social che telefonicamente. Questo ha creato un clima pesante, difficile, che ha colpito la nostra serenità. Eppure, nonostante tutto, questa scuola ha cercato di restare unita. Per questo ci fa male vedere che invece di proteggere chi ha sempre cercato di proteggere noi, si sia scelta la strada della punizione. Ci fa male, perché noi sappiamo che la preside ha sempre fatto tutto ciò che era in suo potere per il bene degli studenti e della scuola. Difenderla non significa mancare di rispetto alla vittima, né ridimensionare la gravità di questa tragedia. Significa essere onesti, significa riconoscere che una persona non può essere ridotta a un titolo di giornale o a una semplificazione”. Gli studenti del Pacinotti sono stati categorici su un aspetto. Non accettano “che venga distrutta l’immagine di una persona che ha dato tanto a questa scuola. Vogliamo una scuola che resti una famiglia, non un luogo di paura, di silenzio e di accuse. Chiediamo rispetto per il dolore, per la verità. E per chi, ogni giorno, ha cercato di costruire qualcosa di buono per tutti noi”. Gli studenti dell’Itis autori del riuscito sit in hanno fatto sapere di confidare nella giustizia “perché faccia il suo corso e possa lavorare senza condizionamenti e senza il rumore mediatico di questi mesi”.
E poi un bel pensiero per la memoria di Paolo “affinché la sua morte non venga strumentalizzata per generare odio e divisioni. Ci piacerebbe vedere, nelle istituzioni e nel mondo adulto, un esempio da imitare. Ma finora ciò che abbiamo visto è spaventoso: chi urla di più sembra avere ragione, chi offende, chi getta fango. Questo è un mondo che non ci piace. Ma sappiamo che un’alternativa esiste. Ce lo racconta ogni giorno la nostra scuola. E noi vogliamo crederci. Noi siamo dalla parte della giustizia, della correttezza, del dialogo, del confronto aperto, dell’ascolto e del rispetto Siamo dalla parte di Paolo Mendico. E vogliamo giustizia per lui … rispetto per noi stessi”.

Al flash mob sono intervenuti, inoltre, diversi genitori degli studenti frequentanti il “Pacinotti” di Fondi e di Santi Cosma e Damiano: “Quando i nostri figli hanno scelto questa scuola noi abbiamo avallato le loro scelta in quanto è un piccolo istituto dove loro non sono un numero su un registro ma persone, i loro professori conoscono i singoli nomi, i loro caratteri, le loro peculiarità – ha dichiarato una mamma a nome di tutti i genitori – Si conoscono tra di loro e in questa piccola comunità le porte per noi genitori sono state sempre aperte, riuscivamo a parlare con le responsabili appena chiamavamo, ad ogni piccolo dubbio si dava seguito ad un incontro, non abbiamo mai avuto bisogno di conoscere la Preside, qualsiasi dubbio era dissipato dall’impegno dei docenti e delle responsabili. Oggi ragazzi, la nostra comunità continua ad essere scossa, ci è sembrato giusto stare in silenzio, il silenzio era un atto dovuto per la tragedia, ma è stato strumentalizzato e considerato come un atto di paura da parte di chi, ingiustamente, vi ha dipinti come una comunità di bulli dediti alle cattiverie. Oggi, noi adulti di riferimento non possiamo più accettare ciò, perché, i maggiori esperti, da anni, ci gridano di osservare la vostra fragilità e proprio per dar voce a essa si era provveduto all’attivazione nelle classi di uno sportello psicologico, accolto di buon grado da noi genitori. Oggi nessuno sembra occuparsene più di quella fragilità che è diventata una caratteristica adolescenziale; le vostre radici emotive affondano in terreni che in questo momento ve li fanno sembrare sterili. Noi genitori vi chiediamo scusa per non avervi difeso prima, per non aver ricusato le accuse e le cattiverie vomitatevi addosso e per non esserci opposti all’ingiustizia di chi ha violato fisicamente la scuola per chiamarvi assassini, per aver permesso di farlo sui social”. Una delegazione dei genitori degli studenti ha deciso di partecipare al sit in di piazza De Gasperi ribadire il “nostro obbligo morale ed educativo per mettere da parte la paura e lo sconforto. Dobbiamo assolvere al nostro difficile compito di educatori non solo guardandovi ma vedendovi. Questa tragedia ci ha insegnato questo, e noi oggi ragazzi, vi vediamo, vediamo la vostra fragilità e impotenza davanti a tutto ciò e per questo siamo qui al vostro fianco affinché possiate contare su noi e sulla vostra scuola quale comunità educante. Ricordatevi ragazzi, la nave non affonda per l’acqua che le sta intorno ma per quella che ha dentro”.