“Il sindaco di Gaeta se continua a difendersi con dichiarazioni inopportune e pilatesche non fa altro che aggravare la sua già offuscata immagine”. Il Partito Democratico, dopo aver gelosamente archiviato il video (con tanto di ritorno audio) tratto dal servizio streaming dello stesso comune, continua a fare incetta nel suo dossier delle dichiarazioni che il sindaco legittimamente continua a rilasciare dopo la clamorosa baruffa verbale in aula consiliare con il consigliere comunale di maggioranza Raffaele Matarazzo. Quest’ultimo aveva annunciato la sua astensione sulla delibera di adozione (dopo una gestazione durata ben 13 anni) del Pua, il piano di utilizzazione degli arenili.”. Leccese non era riuscito a gestire il suo nervosismo perché il voto del professor Matarazzo, di cui non erano a conoscenza il primo cittadino la sua maggioranza, si accompagnava a ben cinque assenze evidenziate e registrate nella coalizione che vinse le elezioni amministrative il 12 ed il 13 giugno 2022 con percentuali bulgare. Il Partito Democratico in questi giorni sta raccogliendo un vero e proprio dossier che intende inviare alla Procura della Repubblica di Cassino perché “tante cose da quel duro confronto verbale (diventato pubblico grazie al microfono acceso della segretaria generale Patrizia Cinquanta durante l’appello nominale propedeutico all’approvazione del Pua) non ci tornano”. I due consiglieri Dem presenti all’ultima seduta consiliare, Emiliano Scinicariello e Franco De Angelis, vogliono che a trascrivere letteralmente cosa si siano detti Leccese e Matarazzo in poco più di tre minuti “non siano i giornalisti ma un perito fonico incaricato dall’autorità competente”. Insomma un tecnico di fiducia della Procura di Cassino. Queste del Pd sono le prime repliche alle dichiarazioni del sindaco di Gaeta secondo il quale, “contrariamente a quanto riportato con toni sensazionalistici, non vi è stato alcuno scontro né tantomeno sono state rivollte minacce a nessuno”. Leccese, seppur in dialetto, aveva detto “vi sturpejo” e ha tenuto a precisare come sia stato sbagliato – chiara la polemica con la stampa – confondere la fermezza politica con la minaccia. Leccese l’ha definito un errore accusando i media di preferire il “chiasso” rispetto all’importanza del Pua, uno strumento atteso da anni che comunque quasi la meta’ della maggioranza, assentandosi per i più disparati motivi, non ha voluto approvare. Con due motivi: è considerato un pericoloso strumento di scambio elettorale e favorisce di un inarrestabile processo di privatizzazione della risorsa spiaggia. Nel frattempo il consigliere Matarazzo ha deciso di difendere la sua astensione ed arriva a perdonare Leccese (“le sue sono state esagerazioni che non mi sento di condannare perché proferite in un momento di umana ira”) per non allargare la forbice, politica ed umana, venutasi a creare tra il sindaco di Gaeta e la sua maggioranza. Il Pd intende scrivere alla Procura per stigmatizzare invece una considerazione che Leccese, finito nell’occhio del ciclone anche da parte della sua parte politica, ha esternato all’indomani del fattaccio di giovedì. E cioè che l’utilizzo delle registrazioni di una seduta consiliare utilizzate per scopi politici “è un reato in quanto il vigente regolamento non lo consente”.
Leccese non è nuovo a minacciare querele a causa della divulgazione di provvedimenti amministrativi pubblici che – a suo dire – dovevano rimanere top secret. Il Pd e ora anche il Movimento Cinque Stelle chiedono che gli inquirenti chiariscano la portata delle dichiarazioni del sindaco quando parla di “metodi che nulla hanno a che fare con la democrazia, ma che sanno solo di agguato istituzionale”. E se alla fine si scoprisse che a tramare contro un nervoso sindaco di Gaeta sia stata la segretaria generale Cinquanta “rea” di aver tenuto acceso il suo microfono durante la votazione di una delibera consiliare? Se i consiglieri e i dirigenti del Pd si sforzano “di evitare di ridere”. Simone Avico del M5s è più diretto. “Leggendo i giornali abbiamo appreso – esordisce – che il Sindaco Leccese parla di “agguato istituzionale” nei suoi confronti. Da parte di chi? Della Segretaria Generale che aveva il microfono aperto? E che sarebbe persino ipotizzabile, a detta sua, un reato per la riproduzione della registrazione del video. Sabato il professor Matarazzo aveva parlato di “reazione umana per rappresentare il disappunto” – “il ragazzo ha perso il controllo”. “Da due giorni ormai si cerca in tutti i modi di capovolgere la realtà e di minimizzare cancellando quanto di vergognoso accaduto in Consiglio comunale – osserva Avico – Si cerca disperatamente di risolvere la questione in uno “scontro”, in un “diverbio”. Il Sindaco Leccese deve spiegare ai cittadini di Gaeta a quale concessione, perché di tale si presume parlasse, si riferiva quando ha dichiarato “io a quel chiosco lì gliela levo proprio”. E’ questo il senso più grave e preoccupante che emerge e che senza un vero chiarimento getta ombre pericolose sulla trasparenza del sistema di rilascio delle concessioni. Soprattutto se coniugato all’“impegno scritto” citato dal Consigliere Matarazzo in relazione al suo voto favorevole o di astensione imprescindibile comunque a mantenere il numero legale per approvare il PUA. Dal punto di vista del Consigliere Matarazzo si evince che l’impegno scritto era legato unicamente al mantenimento del numero legale e al suo voto di astensione mentre secondo il Sindaco Leccese al voto favorevole tant’è che afferma “Se non lo voti, io non mi impegno”. E se l’impegno si traducesse nella concessione? E’ un’interpretazione, ma di un diverbio che si conclude proprio con la minaccia del ritiro di una concessione di un chiosco se il Consigliere non avesse votato come richiesto dal Sindaco. E’ stato, quindi, promesso o preteso, a seconda delle parti, un voto di astensione o favorevole per la concessione oppure per la revoca della stessa di un chiosco? Recitare oggi la parte di chi afferma che si è trattato di un disappunto legato ad una votazione è un comportamento da vigliacchi. Chiedere la verità non è “danneggiare la reputazione del Sindaco”, già pesantemente lesa a nostro avviso, come è stato detto ma è quanto più si può pretendere per restituire un minimo di dignità all’assise comunale. Il Sindaco Leccese ha l’obbligo – è la richiesta finale del M5s – di chiarire per intero la vicenda iniziando a svelarci a quale concessione e di quale chiosco si riferiva”.