FORMIA – Una vicenda tanto pirandelliana quanto inverosimile e paradossale. Conferma come la burocrazia a volte cannibalizzi un diritto sacrosanto alla salute. La protagonista di questa storia è una donna di Formia, poco più che 45enne, che nei giorni scorsi ha chiesto alla direzione dell’Unità Operativa Complessa del Dono Svizzero di Formia una cartella clinica “storica” e datata – quella della sua nascita nel nosocomio – da allegare al fascicolo di una delegata controversia instaurato davanti il Tribunale di Cassino per la rivendicazione di una paternità. Questa richiesta per la donna ha significato entrare “in un assurdo girone dantesco tra il Purgatorio e l’Inferno”. A dichiararlo è il capogruppo della lista di minoranza al Comune di Formia, “Un’altra città”, Paola Villa, che ha voluto anch’ella verificare le incredibili risposte ricevute da questa donna, diventata, suo malgrado, una pallina di ping pong negli uffici della direzione sanitaria del “Dono Svizzero”. Da un funzionario, alla fine, ha ricevuto una risposta: la cartella che inseguiva, essendo retrodatata all’anno 2000 – e più precisamente alla seconda metà degli anni ottanta – non le può essere consegnata in quanto si trova in un locale che è “a rischio” e il responsabile aggiunge che “solo i vigili del fuoco sono autorizzati ad accedere in questa struttura”.
Dalle enunciazioni verbali la donna a questo punto ha deciso di inoltrare una Pec al Dono Svizzero per verificare la necessità o meno di rivolgersi ad un otorino. E a rispondere alla donna disperata è stato il neo direttore medico dell’ospedale di Formia sede di Dea di Primo livello: “La documentazione richiesta – ha scritto il dottor Nunzio Maria Manciagli – rientra le cartelle cliniche antecedenti all’anno 2000, attualmente custodite in un immobile il cui accesso è stato interdetto per motivi di sicurezza dal Dipartimento della “committenza e gestione del patrimonio- Uoc tecnico e patrimonio” dell’Asl di Latina in quanto dichiarato edificio pericolante”. Tradotto: la cartella clinica che insegue questa donna si trova in una struttura chiusa per motivi di sicurezza dalla stessa Asl. E qual è? E’ il “Castelletto”, un’elegante palazzina (un tempo) che, affacciandosi sul mare di Vindicio, si trova in località Conca, in via Lungomare Caboto, ufficialmente ancora nel territorio del comune di Formia. E cosa scopre l’ex sindaco dio Formia in versione novella Indiana Jones? Il 24 febbraio scorso l’Asl con la delibera numero 203, avente come oggetto “Assegnazione indennità ai dirigenti per le funzioni assegnate”, negli allegati indica l’elenco delle proprie strutture e il “Castelletto” risulta solo “non sede di attività sanitaria e non “sede non agibile “. La polemica politica non è tardata a scoppiare e Paola Villa è stata al gioco: “Insomma qualcuno, ad iniziare dalla direttrice generale dell’Asl, dottoressa Sabrina Cenciarelli, vuole dare una risposta chiara a questa assurda vicenda? Vuole salvaguardare i diritti di questa donna e di quanti si trovano nella sua stessa condizione? Qualcuno ha pensato che quella struttura, definita dalla Asl pericolante, si trovi a ridosso di una strada che collega i comuni di Formia e di Gaeta…..Qualcuno ha pensato che dentro il “Castelletto” ci sono pezzi di vita di centinaia di cittadini, cartelle cliniche, storie sanitarie e pezzi d’identità che andrebbero preservati con dignità e onore. Qualcuno vuole metterci la faccia e sbrogliare questa commedia dell’assurdo, assumendosene la responsabilità? Uno…nessuno e centomila.