MINTURNO – Ha un nuovo proprietario l’ex Iver, successivamente prelevata dalla Vtm, l’azienda che ha incarnato in via Parchi Ausente a Minturno il sogno industriale del Sud pontino legato all’automotive. Al quinto tentativo di vendita ha avuto un esito positivo l’asta indetta dal Consorzio Industriale del Lazio dello stabilimento realizzato in prossimità dello svincolo per Castelforte e Santi Cosma e Damiano della Variante Formia-Garigliano.
Sino al 2013 l’azienda si era occupata, grazie all’apporto di una trentina di operai, della verniciatura di componenti plastici per automobili (paraurti, specchietti, fasce per portiere) uscite dalla catena di montaggio dell’ex Fiat prima e Fca poi di Piedimonte San Germano. A partecipare all’asta pubblica sono stati in due e – in attesa della conclusione delle verifiche da parte dei funzionari del Consorzio industriale regionale – a prevalere è stata una società dell’Aquila, in Abruzzo, che con poco più di mezzo milione di euro, precisamente 517mila euro, molto probabilmente utilizzerà il capannone dell’ex Iver per impiantare sul territorio del Golfo un altro sito legato al comparto tipografico e, comunque, rispettando le previsioni urbanistiche, di natura artigianale e produttiva contenute nel Prg consortile.
I precedenti e falliti quattro tentativi di vendita dello stabilimento di via dei Parchi hanno fatto decrescere il costo dell’intera operazione immobiliare che, provocata al fallimento dell’ex Iver, era inizialmente di oltre due milioni di euro. Lo stabilimento era tornato nella disponibilità dell’ex Consorzio Industriale del Sud Pontino e, poi, del nascente Consorzio industriale regionale che ha avuto l’onere di occuparsene e di ricollocarlo sul mercato secondo quanto prevede l’articolo 67 della legge 448 del 1998 per le aziende dichiarate fallite.
Il quinto tentativo di vendita ha avuto, dunque, un esito positivo relativamente alla nuova proprietà di due capannoni coperti – all’interno dei quali avvenivano la verniciatura o lo stoccaggio delle componenti plastiche destinate all’automotive di Piedimonte San Germano – e su 3000 metri quadrati riguardanti i terreni adiacenti e attigui. Le maestranze dell’ex Iver, che ripreso il ciclo produttivo dopo un incendio che interessò la loro fabbrica, tentarono di emulare i colleghi della vicina Evotape che, dopo un durissimo braccio di ferro con l’allora Consorzio Industriale davanti al Tar e al Consiglio di Stato, si riappropriarono della loro vecchia fabbrica costituendo una cooperativa del cui successo si occuparono i media nazionali.
I lavoratori dell’ex Iver furono, purtroppo, meno fortunati. Costituirono anche loro una cooperativa ma la sempre più grave crisi dell’automotive abortì questo sogno di ricollocarsi sul mercato del settore.