GAETA, Porto – E’ in corso una zuffa verbale e dialettica, di natura grillina, su quello che dovrà essere il futuro porto commerciale di Gaeta. L’ex sindaco e capogruppo della lista “Un’altra città-Movimento cinque stelle” al comune di Formia, l’ex sindaco Paola Villa, elencando le infrastrutture autorizzate dall’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centro settentrionale alla società Intergroup, aveva accusato, “la politica tutta”, compresa quella di Gaeta, di essere protagonista di un “omertoso silenzio” su una proposta “scellerata, peraltro a disposizione di tutti, già pubblicata sull’albo pretorio del comune di Gaeta. A rispondere a muso duro all’ex primo cittadino formiano, non nuovo a pronunciarsi su quanto avviene all’interno del “Salvo D’Acquisto” è Simone Avico del Movimento Cinque Stelle di Gaeta. “Mi sento in obbligo però di rendere conto ad alcune dichiarazioni istituzionali e ricostruzioni poco veritiere per il semplice fine di non far passare il gioco che il resto della compagine politica sia un unicum silente e omertoso. Il Movimento 5 Stelle nella persona della deputata Ilaria Fontana sul primo progetto presentato da Intergroup ha disposto un’interrogazione parlamentare alla fine di maggio 2025. A questo poi si è aggiunta una lettera al nuovo Presidente Latrofa del sottoscritto negli ultimi mesi del 2025. Infine qualche giorno dopo la presentazione del progetto dell’Autorità Portuale con il quale Intergroup prenderebbe in gestione quasi l’intero porto un terzo comunicato stampa sempre del sottoscritto con un richiamo formale al Sindaco Leccese informato dello stesso dall’Adsp. Personalmente può solo che farmi piacere che ci sia una più ampia partecipazione e sensibilità su un tema: io stesso ho ripreso più volte dal nostro punto di vista (M5s) temi trattati dai Consiglieri di minoranza di Gaeta anche citando le loro azioni ove fosse giusto e corretto. Queste due righe solo per precisare – ha concluso Avico – quanto è stato fatto e smentire che a Gaeta vi sia stato solo silenzio quando il tema è arrivato, invece, fino in Parlamento.
Paola Villa, la cui lista civica ha la denominazione M5S, perché non ha sentito il bisogno di interloquire con il massimo dirigente di Gaeta dei Cinque Stelle? Se lo chiedo lo stesso Avico che ribadisce come il progetto presentato da Intergroup sia finito all’attenzione del parlamento nazionale. Prevede “la realizzazione di 6 silos metallici alti 16 metri e di 10 metri e mezzo di diametro; un capannone, definito nella proposta con modestia inusuale e perciò sospetta, tettoia, che sorgerà al centro del piazzale del porto, ed avente le dimensioni di 213,20 metri di lunghezza, 50,58 metri di larghezza, 13.80 metri di altezza. La “tettoia” andrà ad occupare un’area di 10.783 metri quadrati. Sempre la “tettoia” sarà chiusa- aveva chiarito l’ex sindaco di Formia Villa – perimetralmente da paratie autostabili in calcestruzzo aventi un’altezza di 6 metri ed inoltre su tre lati della “tettoia” saranno realizzate delle pensiline che potranno avere un’altezza tra i 6 e i 10 metri…per altri 3467 metri quadrati coperti”. La proposta progettuale la famiglia Di Sarno – e l’aveva ricordato il capogruppo di Un’Altra città M5S – prevede investimenti pari a circa 40 milioni di euro, “danaro che proviene, in particolar modo dai traffici di merci rinfuse, rifiuti e soprattutto petcoke, il veleno nero, cancerogeno, le cui quantità movimentate, solo nell’ultimo anno sono aumentate del 30%! Dal 1 gennaio 2026 ad oggi sono arrivate già 3 navi di petcoke portando nel nostro territorio 50mila tonnellate di veleno nero. Questi 40 milioni provengono da questo tipo di business, dannoso per l’ambiente, per il Golfo di Gaeta e soprattutto per la salute di tutti noi”. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.
Paola Villa non ha voluto commentare a Simone Avico. Ha ricordato in un post sui social come in questi giorni sia arrivata dagli Stati Uniti sulle banchine del porto di Gaeta la quarta nave, “Aviona”, (dall’inizio del 2026) con un carico di petcoke, “il veleno nero”. ”Da lunedì – ha scritto l’ex sindaco di Formia- sono iniziati i viaggi dei 1330 camion, che partono dal porto commerciale di Gaeta, si immettono sulla Flacca, attraversano la città di Formia, per arrivare alla superstrada e poi all’altezza del ponte del Garigliano immettersi sull’Appia e arrivare al deposito dell’azienda Intergroup di Sessa Aurunca. Il petcoke è un residuo cancerogeno del petrolio e pertanto una sostanza altamente pericolosa e cancerogena. Se movimentato dovrebbero esserlo a circuito chiuso. Chi movimenta, trasporta, scarica e fa business con questo veleno è la famiglia Di Sarno, padrona dell’ azienda Intergroup, leader nazionale di questo traffico. Ricordiamo che il petcoke è stato bandito da diversi porti italiani e da quasi tutti i porti europei. Ma a Gaeta non solo si continua a scaricare, in questo ultimo anno la sua presenza è aumentata del 30%.”. La professoressa Villa ha chiesto alla dogana del porto commerciale di Gaeta, alla Capitaneria di Porto e all’ Autorità portuale di “effettuare le analisi sul petcoke ogni volta che arriva via mare per verificate che i valori che lo differenziano dal rifiuto siano rispettati. Sembrerebbe che tali controlli non sono mai stati fatti, si “fidano” solo della scheda tecnica che accompagna ogni carico. Spero di essere smentita. Intanto in questa terra continuiamo a morire di tumore…”