Messo in vendita l’Hotel Bajamar di Formia

FORMIA – Un’emorragia senza controllo. Continua il periodo negativo della tradizione ricettiva ed alberghiera di Formia e, dopo l’annuncio della vendita del “Castello Miramare” sulla collina di Pagnano (è stato gestito per quasi un quarantennio dalla famiglia Celletti grazie ad un contratto di locazione che la proprietà, le eredi della famiglia Baldoni, non ha voluto più rinnovare), ha deciso di fare altrettanto la società proprietaria di un altro albergo importante della città, il Bajamar.

L’annuncio è comparso su un portale autorevole del settore dove è stato proposto per la cessione della vendita della struttura realizzata nel 1980 sul lungomare di S.Janni a Formia l’importo di 9 milioni di euro, tondi tondi. Si tratta di un albergo che sul lungomare ‘Città di Ferrara’ si estende su una superfice di oltre 5700 metri quadrati su quattro piani comprendendo 78 camere. E’ dotato poi di “un ampio parcheggio” interno di circa 5000 metri quadrati su cui esiste un’edificabilità di circa 4.700 metri quadrati, divisa su più piani, di sale ricevimenti per 350 posti, di un piano interrato – un tempo adibito a discoteca – che “può essere trasformata in centro benessere” e di un spazio su cui possono essere edificati una grande piscina, un anfiteatro e “quant’altro per rendere l’hotel un villaggio turistico”. La vendita del Bajamar sta facendo rumore perchè aveva cambiato proprietà soltanto il 4 aprile 2023, quando al terzo tentativo di vendita, l’agenzia turistica “Dlt viaggi”, davanti il notaio romano Fabrizio Orlandi, si aggiudicò l’asta indetta dal Tribunale della capitale per l’acquisto di uno degli alberghi storici ma anche sfortunati di Formia.

Vittima di una forzata chiusura a causa dei dissidi venutisi a creare all’interno dello storico gestore, la famiglia Centola, l’hotel Bajamar intravvide una luce al termine di un lungo tunnel grazie alla gestione di un imprenditore serio e capace qual è il patron delle Terme Vescine di Suio. Paolo Migliorato, attraverso la “Immobiliari Beni Stabili” di Roma, aveva una sola interlocuzione con la curatela fallimentare permettendo al Bajamar di riaprire i battenti e di rilanciarsi sul piano imprenditoriale, economico e occupazionale quando arrivò come un ciclone il ‘fenomeno’ Roberto Sorrenti, 49enne fondatore e gestore della “Dlt viaggi”. Se la base d’asta aveva quale importo minimo 3 milioni e 840mila euro, Sorrenti, dotandosi di grande pazienza e scaltrezza, decise di attendere. Sino a quando nell’aprile di tre anni fa, unico dei partecipanti, rilanciò al terzo tentativo l’offerta minima prevista grazie alla “scontistica” prevista dal diritto fallimentare: due milioni e 880mila euro.

Ora Sorrenti per cedere il Bajamar ne vuole 9 milioni, nonostante la struttura sia finita al centro di fatti di cronaca (la mega rissa scoppiata in occasione del veglione di Capodanno 2025 cui parteciparono alcuni pregiudicati), sia stata destinataria di un provvedimento temporaneo di chiusura emanato dalla Questura di Latina (di recente confermato dal Tar) e da una clamorosa interrogazione parlamentare del gruppo di Fratelli d’Italia – partito in cui è stato candidato Sorrenti alle amministrative dell’ottobre 2021 – che, prima di essere ritirata, contestava l’operato dell’ex Questore di Latina Fausto Vinci.

Quello del 4 aprile 2023 fu – come detto – il terzo tentativo di vendita in poco più di un anno. Il primo c’era stato il 23 marzo 2022 quando il prezzo base per la vendita fu di sei milioni. Non furono presentate proposte di acquisto presso lo studio del notaio Orlandi in via Ludovisi così la procedura andò deserta anche nel secondo tentativo fissato per il 22 novembre 2022. Il prezzo base per prelevare il “Bajamar” scese a 4 milioni e 800mila euro ma fu considerato troppo alto per dare allo stesso albergo una nuova proprietà. Quella del Bajamar – un bene acquistato all’asta può essere venduto quando non sono trascorsi ancora cinque anni ? – non è stata l’unica scalata di Sorrenti.

Aveva prelevato, sempre in seguito ad un’asta giudiziaria, la “Multisala cinematografica del Mare” finendo nel mirino del comune per una serie di dubbie trasformazioni urbanistiche e per la chiusura di un parcheggio che, grazie ad un atto d’obbligo risalente al 2002 (anno in cui fu realizzata la struttura nell’ambito del Prg dell’ex Consorzio Industriale del sud pontino),avrebbe dovuto avere una libera fruibilità pubblica in alcuni determinati giorni in occasione della sua vicinanza al mercato settimanale del giovedì e della sede cittadina dell’Agenzia delle Entrate.

Celebre è rimasta un’interrogazione video di Sorrenti che si espresse nel 2023 in questi termini: “Tutti mi stanno chiedendo in questi giorni dove vado a prendere tutti soldi. Qualcuno sostiene che ho da qualche parte una stamperia. Niente di che. Questi soldi sono i miei, frutto di un duro lavoro quotidiano che, iniziato da anni, porterà quest’anno (2023) la mia azienda ad approvare un bilancio per 40 milioni di euro. Noi fatturiamo 4 milioni al mese ed incassiamo 100mila al giorno. Spavalderia? Ma no, i nostri bilanci sono pubblici, chi vuole li legga e sono disponibile a fornirli a chi mi li chiede”.

A Sorrenti, non è mai piaciuta l’etichetta di essere un novello Paperon de Paperoni formiano. Gli piace essere menzionato come un “bravo e fortunato imprenditore” che ha fatto del lavoro della sua ragione di vita . Figlio di un apprezzato dirigente (dell’ufficio igiene ed ambiente) della defunta Usl Lt/6, Giovanni, Sorrenti spiegò le ragioni della partecipazione all’asta aggiudicata tre anni fa: “Acquistare il Bajamar è sempre stato un mio sogno – osservò Sorrenti – Lo ammetto è sempre stato parte integrante di un progetto imprenditoriale che devo ancora completare. Ho acquistato lungo la superstrada per Cassino, in località Mergataro, un immobile che vorrei che diventasse una “Country House” di alto livello, di lusso. Sono contento per questo acquisto perché il “Bajamar” lo considero uno strumento, un mezzo, un’opportunità per Formia per il rilancio della sua immagine turistica del suo litorale di levante”. Sorrenti si aggiudicò poi l’appalto del comune di Formia per gestione di alcuni beni e siti archeologici e considerò l’acquistò del Bajamar un ‘must” da cui partire. Tre anni sono bastati per operare un giro di matrioske societarie e cambiare idea su un progetto di rilancio alberghiero? A quanto pare sì.

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