La donna, 50 anni, dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata per non avere impedito gli abusi. La ragazza, oggi quindicenne, è stata affidata a un tutore e vive in comunità
CISTERNA – Gli abusi sarebbero avvenuti nell’appartamento in cui vivevano tutti e tre, approfittando dei momenti nei quali la madre non era in casa. La vittima era ancora una bambina e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il compagno della donna l’avrebbe palpeggiata più volte nelle parti intime. Una storia rimasta nascosta per anni e venuta alla luce soltanto nel 2025, nel corso di un’indagine nata da un’altra denuncia.
La madre della ragazza, una donna di 50 anni di Cisterna, è stata ora rinviata a giudizio. L’accusa nei suoi confronti è di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima: pur non essendo indicata come autrice materiale degli abusi, secondo la Procura avrebbe omesso di esercitare i propri obblighi di vigilanza e protezione, lasciando la figlia in una condizione nella quale non avrebbe avuto alcuna possibilità di difendersi.
I fatti contestati si estendono per un lungo periodo, compreso tra il 2021 e il 2025. Il compagno della donna, un uomo di 55 anni residente a Cisterna, è accusato di avere approfittato delle occasioni in cui restava solo con la minore per compiere gli atti sessuali. La sua posizione è al centro di un distinto procedimento giudiziario connesso alla stessa vicenda.
La ricostruzione è partita dalla denuncia presentata dalla cinquantenne contro il compagno. La donna si era rivolta ai carabinieri raccontando di essere a sua volta vittima di maltrattamenti. Nei confronti dell’uomo era stato quindi disposto l’utilizzo del braccialetto elettronico.
È stato durante quegli accertamenti che la figlia della donna, ascoltata dagli investigatori, ha raccontato quanto sarebbe accaduto quando la madre si assentava da casa. Dalle sue dichiarazioni è nata una seconda indagine per violenza sessuale, che ha coinvolto entrambi gli adulti: il cinquantacinquenne quale presunto autore materiale degli abusi e la madre per non averli impediti.
La posizione della donna sarebbe caratterizzata da una condizione di fragilità personale. Gli accertamenti compiuti nel corso del procedimento l’avrebbero tuttavia ritenuta capace di intendere e, dunque, in grado di rispondere penalmente della contestata omissione dei propri doveri di tutela nei confronti della figlia.
Accogliendo la richiesta della pubblica accusa, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio della cinquantenne. Il processo inizierà il prossimo 13 novembre e dovrà accertare se la donna fosse consapevole di quanto avveniva nell’abitazione e se avrebbe potuto impedire gli abusi contestati.
Nel frattempo, il Tribunale per i minorenni di Roma ha disposto l’allontanamento della ragazza dal contesto familiare e il suo affidamento a un tutore. La giovane, che oggi ha 15 anni, vive in una comunità, ha ripreso a frequentare la scuola e, dopo l’arresto dell’uomo nel 2025, ha iniziato un percorso psicologico per affrontare il trauma.
Il tutore, assistito dall’avvocato Maddalena Di Girolamo, ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo per ottenere il risarcimento dei danni morali e materiali subiti dalla minore.
Le accuse dovranno ora essere verificate nel contraddittorio processuale. La responsabilità degli imputati potrà essere definitivamente accertata soltanto all’esito dei rispettivi procedimenti.