FORMIA – Non è calato affatto il sipario sulla datata e complicata querelle tecnico-amministrativa ed erariale che contrappone da una parte la Regione Lazio e l’Agenzia del Demanio (e indirettamente il comune di Formia) da una parte e la “Formia Freezing Fish srl”, la società che, controllata a lungo dalla famiglia Assante, ha gestito un capannone per il deposito del pesce nel piazzale di Molo Vespucci. La prima sezione del Tar di Latina – presidente Donatella Scala, consiglieri Francesca Romano e Valerio Torano – il 17 dicembre 2025 (anche se la sentenza è stata il 21 marzo scorso) – si è espressa negativamente alla richiesta della Formia Freezing Fish di beneficiare del rinnovo della concessione demaniale relativamente all’utilizzo d un capannone nell’area portuale di Molo Vespucci per una posizione debitrice consolidata ai danni della Regione Lazio, dell’Agenzia del Demanio e della Capitaneria di porto.
Queste tre istituzioni, assistite dall’avvocato Elisa Caprio e dai legali dell’Avvocatura dello Stato, dovranno affrontare una nuova difesa davanti al Consiglio di Stato alla luce del ricorso presentato dalla “Formia Freezing Fish” attraverso l’avvocato Alfredo Zaza D’Aulisio mentre la Giunta Municipale negli ultimi giorni ha deciso di rinnovare la sua costituzione in giudizio contro il ricorrente dopo la positiva assistenza legale fornitagli davanti il Tar dall’avvocato Riccardo Signore. Alla base del lungo e -come detto – complesso contenzioso c’è un debito della Formia Freezing Fish nei confronti dell’Agenzia del Demanio, pari a 309mila euro, dovuto all’occupazione di un’area demaniale nel porto di Formia. Si tratta di canoni relativi al periodo compreso tra il 1998 e i 2008, che – osserva l’avvocato Zaza D’Aulisio – però sono oggetto di contenzioso tra la società e il Demanio. La conccessione demaniale non fu rinnovata proprio per questo motivo essenziale e, dopo un lungo iter e lo svolgimento di una serie infinita di inadempimenti, si arrivò alla nomina di un commissario ad acta.
La Formia Freezinh Fish contesta di nuovo al Consiglio di Stato questo sfratto subito con la cessazione dell’attività imprenditoriale effettuando un ragionamento: “L’Erario prospettò il pagamento ingiusto di canoni di quasi un milione di euro, una somma derivante da altri contenziosi terminati con un esito positivo per il mio assistito in Cassazione – osserva ora l’avvocato Zaza D’Aulisio – Da qui la decisione di ricorrere davanti il Consiglio di Stato”. Il Tar di Latina nella sentenza di rigetto del ricorso aveva ribadito invece, come “il mancato pagamento dei canoni e delle indennità di occupazione costituisce un inadempimento contrattuale che legittima il diniego del rinnovo e, peraltro, integra causa di decadenza della concessione”. L’ultimo rigetto del Commissario ad acta e del 6 agosto 2025 ed è legato espressamente al “grave inadempimento contrattuale posto in essere dalla società ‘Formia Freezing Fish, che non ha ottemperato alle prescrizioni previste dalla concessione numero 100 del 28 luglio1988, secondo cui in corrispettivo della concessione la società concessionaria dovrà versare l’annuo canone di 45 milioni di lire che sarà dalla stessa versato all’Ufficio del Registro di Formia in rate annuali anticipate… Il canone annuo verrà aggiornato ogni tre anni in proporzione diretta alla media dei valori della lira”. La società, come risulta dalla sentenza, non ha mai ottemperato e la sentenza della Corte d’Appello del 2017 conferma le inadempienze durate venti anni, ossia dal 1998 al 2008. Al momento della richiesta di rinnovo la società – come dichiarato dall’avvocato Zaza D’Aulisio – si era dichiarata disponibile a pagare i 309mila euro, ma ciò non è stato ritenuto sufficiente a superare la gravità della condotta contrattuale tenuta in precedenza.
Per questo il commissario ad acta aveva rigettato la richiesta di rinnovo e tale decisione è stata poi ritenuta legittima dal Tribunale amministrativo di Latina. Con questa severa considerazione: “Poiché tale debito non risulta essere stato a tutt’oggi pagato, alcun rilievo può essere mosso alla decisione del commissario ad acta, il quale, avendo oggettivamente appurato la sussistenza di una grave situazione di inadempienza nei confronti dell’Agenzia del Demanio protrattasi nel tempo, ha emesso, in luogo del Comune di Formia amministrazione oggi competente al rilascio della concessione demaniale de qua, con una valutazione che è esente da vizi di illegittimità, il provvedimento di diniego al rinnovo della concessione. La valutazione commissariale ha quindi tenuto conto, nel fondare il diniego, non solo della situazione debitoria, così come definitivamente accertata dal giudice civile, ma anche della gravità del comportamento della società ricorrente consistito nella abusiva occupazione del demanio marittimo protrattasi negli anni, così come, anch’essa, definitivamente accertata dallo stesso giudice civile”-termina la sentenza firmata dalla presidente Scala.
Ma il Comune perchè ha deciso di costituirsi in giudizio anche presso palazzo Spada? Lo spiega la Giunta nella delibera 189 del 25 agosto scorso:”E’ necessario e conveniente costituirsi in giudizio considerando che, in ordine all’unico contenzioso amministrativo – la costituzione è indispensabile per difendere le ragioni dell’ente già esplicate nel giudizio di primo grado con risultato positivo. La mancata costituzione comporterebbe non ribadire le medesime eccezioni e non contestare le nuove in sede di gravame”.