Studenti in protesta: scuole occupate a Formia e Gaeta

SUD PONTINO – La protesta studentesca arriva anche nelle scuole superiori del Golfo di Gaeta. Una giornata particolarmente movimentata quella di mercoledì 4 novembre, con occupazioni, interventi delle forze dell’ordine e confronti tra studenti e dirigenti scolastici. A Formia la mobilitazione ha interessato entrambe le sedi dell’Istituto Cicerone-Pollione, ma con sviluppi differenti: mentre gli studenti del liceo classico Vitruvio Pollione hanno annunciato l’intenzione di proseguire l’occupazione fino a venerdì, al Cicerone la protesta è stata sospesa dopo meno di tre ore, grazie a un accordo raggiunto con la dirigente scolastica Carolina Gargiulo. Situazione tornata alla normalità anche a Gaeta, dove in mattinata era stata occupata la succursale del liceo scientifico Enrico Fermi.

A Formia l’iniziativa è stata promossa dal Collettivo Cicerone-Pollione, che attraverso un lungo documento ha annunciato l’occupazione delle due sedi dell’istituto, aderendo alla mobilitazione nazionale contro le politiche governative in materia di istruzione. «Riteniamo che questo sia l’atto politico più forte che abbiamo nelle nostre mani», hanno spiegato gli studenti, rivendicando il diritto di partecipare al dibattito sul futuro della scuola pubblica.

Al centro della protesta ci sono le condizioni dell’edilizia scolastica, la carenza di personale docente, gli stipendi degli insegnanti, l’insufficienza delle risorse economiche e la necessità di rinnovare programmi e metodi didattici. Gli studenti contestano quello che definiscono un modello di «scuola-caserma», incapace di favorire lo sviluppo del pensiero critico e di confrontarsi adeguatamente con le trasformazioni della società contemporanea.

«Chiediamo strutture più sicure, stipendi più alti per il personale scolastico, materiali per le scuole e che chi di dovere si preoccupi delle vere problematiche del diritto allo studio», si legge nel comunicato. Una mobilitazione che, precisano i promotori, non intende mettere sotto accusa la dirigenza o i singoli istituti, ma richiamare le responsabilità dello Stato e delle istituzioni nazionali.

Al Cicerone, dopo le prime due ore di protesta, gli studenti hanno avuto un confronto con la dirigente scolastica Carolina Gargiulo, alla quale hanno illustrato le ragioni della mobilitazione. Il dialogo ha consentito di raggiungere un’intesa per sospendere l’occupazione, durata complessivamente meno di tre ore. A partire dalla terza ora, le lezioni sono riprese regolarmente nelle classi in cui erano presenti gli studenti, mentre i rappresentanti del collettivo hanno concordato con la dirigente scolastica tre giornate di autogestione da svolgere nel corso della prossima settimana. Le attività didattiche si sono quindi concluse alle 13.40, secondo il consueto orario di uscita. La protesta è così rientrata senza ulteriori tensioni, lasciando spazio a una soluzione concordata tra studenti e presidenza.

Diversa la situazione al liceo classico Vitruvio Pollione, dove gli studenti hanno occupato l’edificio annunciando l’intenzione di trascorrervi anche la notte e di proseguire la mobilitazione fino a venerdì. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Formia, chiamati dalla dirigente scolastica per verificare le condizioni di sicurezza della struttura e la situazione all’interno dell’istituto.

Occupazione al Liceo Fermi di Gaeta

La giornata di mobilitazione era cominciata già nelle prime ore del mattino a Gaeta, presso la succursale di Calegna del liceo scientifico Enrico Fermi. Un gruppo di studenti, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, si era chiuso all’interno dell’edificio, impedendo inizialmente l’accesso e interrompendo il regolare svolgimento delle attività didattiche. All’esterno erano intervenuti Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili del Fuoco, mentre venivano avviati contatti con i rappresentanti d’istituto per cercare una soluzione.

La dirigente scolastica Valentina Paumgardhen, arrivata poco prima delle 7.30, aveva tentato di instaurare un dialogo con i ragazzi, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza di tutti i presenti. «La protesta non è contro l’istituto, ma contro il Governo», aveva chiarito la preside, spiegando che alla base della mobilitazione c’erano le preoccupazioni degli studenti per i tagli al personale, le condizioni degli edifici scolastici e la disponibilità degli spazi, anche alla luce dell’aumento delle iscrizioni.

La dirigente aveva inoltre richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze legali dell’occupazione e sulle responsabilità connesse alla permanenza degli studenti all’interno dell’edificio. Una situazione delicata, nella quale erano stati coinvolti anche i genitori. Dopo circa tre ore, grazie alla mediazione della Polizia e al confronto con i rappresentanti degli studenti, la protesta è rientrata.

Le mobilitazioni di Formia e Gaeta si inseriscono in un quadro più ampio di agitazioni studentesche che stanno interessando numerosi istituti italiani. La protesta ha coinvolto anche il capoluogo pontino, dove da lunedì 2 novembre è occupato il liceo artistico Michelangelo Buonarroti, nella sede di via Giulio Cesare. La mobilitazione, giunta al terzo giorno, è stata annunciata dagli studenti almeno fino a giovedì. Anche in questo caso, accanto alla contestazione delle politiche governative sull’istruzione, ci sono problemi legati alle condizioni dell’edificio scolastico. I ragazzi denunciano infiltrazioni d’acqua, allagamenti, servizi igienici danneggiati, criticità nelle scale di emergenza e la mancanza di spazi adeguati per le attività sportive. Problematiche per le quali hanno sollecitato interventi da parte della Provincia di Latina e un confronto con la dirigenza scolastica. «La nostra scuola cade a pezzi», hanno denunciato gli studenti del collettivo, rivendicando maggiori investimenti nell’edilizia e nei laboratori scolastici. Una mobilitazione che, da Latina al Golfo di Gaeta, accomuna gli studenti nella richiesta di maggiori risorse per la scuola pubblica e di un coinvolgimento diretto nelle decisioni che riguardano il loro futuro.