FORMIA – Che il potere del primario di nefrologia del Sant’Eugenio di Roma Roberto Palumbo fosse riconosciuto all’esterno del grande raccordo anulare e, nello specifico, nel sud pontino e a Formia lo si evince dalla chilometrica ordinanza con cui il professionista è finito ai domiciliari con l’ipotesi accusatoria di corruzione insieme all’imprenditore Maurizio Terra. Palumbo è stato arrestato dalla Squadra Mobile capitolina su ordine del Gip che, accogliendo una specifica richiesta del Procuratore aggiunto (ed ex Procuratore capo di Latina Giuseppe De Falco, ha individuato nel primario del Sant’Eugenio il regista di un meccanismo fraudolento con cui il primario di nefrologia Palumbo dirottava suoi pazienti dagli ospedali ai privati. In un caso, come emerge da una intercettazione contenuta nell’ordinanza del Gip di piazzale Clodio, una collega nefrologa del policlinico di Tor Vergata aveva il collega primario del Sant’Eugenio in riferimento a un paziente dializzato di Formia che non aveva trovato posto nel Dono Svizzero e in nessuna struttura sanitaria. Palumbo spiega alla collega che c’è un centro convenzionato a Spigno Saturnia: “Va benissimo così tanto Spigna – così erroneamente si era espresso è sempre di coso…Lombardi, lo mette sul suo centro, forse è la cosa migliore”.
Ma chi è “coso Lombardi”? E Giovanni Lombardi, alla testa di strutture sanitarie private e marito di Elena Scarlato, candidata in un collegio uninominale della Campania per conto di Fratelli d’Italia alle elezioni politiche del settembre 2022 e componente del consiglio di gestione della fondazione “Ville Vesuviane” grazie ad un decreto di nomina firmato dall’allora ministro ai beni culturali Gennaro Sangiuliano. Secondo l’accusa della Procura aveva il “pieno controllo” della destinazione dei pazienti dializzati e li indirizzava in manierale tale che la Dilaeur, di cui è socio fittizio pari al 60% delle quote”, raggiungesse il massimale consentito”. Palumbo e Terra, seppur con sfaccettature diverse, hanno ammesso parzialmente le proprie responsabilità nel corso degli interrogatori preventivi legittimando, di fatto, il contenuto delle indagini svolte dalla sezione anticorruzione della Squadra Mobile della Capitale circa l’illegittima gestione dei pazienti in dialisi, poi assegnati – attraverso mirate disposizioni dettate ai propri collaboratori – a cliniche private convenzionate con il Servizio sanitario regionale ricadenti nella giurisdizione dell’Asl Rm/2, di cui il “Sant’Eugenio” è il centro di riferimento di nefrologia e dialisi. Palumbo si trova – come detto – ai domiciliari ma rischia il licenziamento in tronco. L’ha fatto intendere il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca definendo “gravissimi ed orribili” gli episodi corruttivi in cui è stato coinvolto il primario Palumbo, accusato di un “chiaro e inammissibile conflitto di interesse e di aver consumato un gravissimo illecito deontologico”.