GAETA, Arcidiocesi – “La liberazione della creazione e nostra dalla schiavitù del peccato, che consiste nella impossibilità di fare il bene pur sapendo che cosa è bene. Con la sua nascita Gesù ci restituisce la libertà di fare il bene”. E’ stato uno dei passaggi salienti dell’omelia della cerimonia eucaristica con cui l’Arcivescovo di Gaeta, Monsignor Luigi Vari, ha concluso presso la cattedrale l’anno Giubilare che a livello diocesano ha registrato decisamente positivo in termini di partecipazione e di coinvolgimento dei fedeli. A coltivare la speranza – tema scelto dal compianto papa Francesco per il Giubileo 2025 – deve essere anche e soprattutto la politica, considerata da San papa Paolo VI la più alta forma di carità. Ma domenica sera la politica ha perso una grande occasione per partecipare all’epilogo dell’anno santo per quanto riguarda il territorio del Golfo. Semplicemente non c’era e l’unica eccezione l’ha rappresentata il sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia Armando Cusani che, seppur a titolo personale, ha rappresentato un’intera comunità che peraltro aveva tra i due concelebranti il parroco del borgo del saraceno, Monsignor Mariano Parisella nella veste di Vicario generale (l’altro sacerdote che ha affiancato Monsignor Vari è stato il Vicario foraneo di Gaeta, don Stefano Castaldi). “Il male si può vincere e questo è la radice della nostra speranza. Si impara a vincerlo — ha aggiunto Monsignor Vari — proprio alla scuola della santa Famiglia, come ricorda san Paolo VI in una sua memorabile omelia tenuta proprio nella casa di Nazareth. Lui dice che in quella casa si impara il metodo per vincere il male, si impara il silenzio e invoca: ‘O silenzio di Nazareth, insegnaci a essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiori e pronti a sentire le ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera’”. Nella sua omelia il presule della chiesa del sud Pontino ha deciso di richiamando la scelta di papa Leone di presentare nelle catechesi giubilari figure di santi e altri testimoni della fede. E “Don Gigi” ha citato alcuni “testimoni di speranza” della Chiesa diocesana di Gaerta, le cui vite sono segnate dalla vittoria sul male: suor Ambrogina di San Carlo di Maranola, Teresa di Janni di Gaeta, Gabriele Mattei di Lenola e ancora un sacerdote in odore di santità, il gaetano don Cosimino Fronzuto. L’anno giubilare che si è concluso domenica sera a livello diocesano — ha concluso l’Arcivescovo — “è stato un anno che ricorderemo, oltre che per molte e ricche esperienze personali e comunitarie, prima fra tutte il bellissimo pellegrinaggio diocesano dell’8 novembre scorso a Roma, anche perché papa Francesco è entrato nella casa del Padre e lo Spirito ha scelto papa Leone per il quale preghiamo perché conduca il popolo di Dio sui sentieri della speranza e li indichi all’umanità intera”.
Ventiquattro ore prima il presule della chiesa del Golfo aveva presieduto un’altra celebrazione Eucaristica di ringraziamenti presso il Santuario di Maria Santissima della Civita perché designata con un decreto, insieme alla Basilica cattedrale, quale chiesa giubilare mentre è stato possibile conseguire l’Indulgenza giubilare presso i Santuari della Madonna del Piano, Madonna del Colle, Madonna della Rocca, Santuario della Santissima Trinità alla Montagna Spaccata a Gaeta. Ed il santuario di Monte Fusco ad Itri si “è confermato, ancora una volta, Casa di Maria e casa accogliente per tutti, luogo di preghiera, di misericordia e di consolazione – ha osservato il nuovo Rettore, don Adriano Di Gesù – Tanti fedeli hanno affidato alla Vergine le proprie fatiche, le speranze, le sofferenze e i desideri di pace. Qui, nel silenzio e nella bellezza della devozione mariana, molti hanno ritrovato conforto, perdono e rinnovata fiducia nel Signore”. Insomma la celebrazione conclusiva di sabato scorso è “stato un momento corale di gratitudine per i frutti spirituali del Giubileo, vissuto come tempo favorevole di conversione, di ascolto della Parola e di riscoperta della comunione ecclesiale. Un ringraziamento che si fa anche impegno: custodire e portare nella vita quotidiana quanto ricevuto, continuando il cammino di fede, carità e speranza”. A tracciare un bilancio complessivo su cosa abbia rappresentato il Giubileo 2025 per la chiesa del Golfo lo sottolinea il Vicario generale, Monsignor Parisella. Ricorda con gli occhi colmi di emozione cosa abbia rappresentato il Giubileo diocesano dell’8 novembre scorso:”In duemila, e qualcuno in più, ci siamo ritrovati guidati dal nostro Pastore, l’arcivescovo Luigi. Roma ci ha accolti in una giornata di sole e abbiamo condiviso la gioia di stringerci attorno la Santo Padre nell’abbraccio di Piazza San Pietro e in seguito, presso la Basilica di San Paolo il passaggio della Porta Santa e la concelebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Un respiro di Chiesa universale e l’esperienza piena di sentirsi pellegrini di speranza. È stato il coronamento dell’impegno personale comunitario di crescere di questo Anno di grazia”.
Accanto alle parrocchie che hanno celebrato il giubileo facendosi “pellegrine e vivendo i momenti con sincera volontà di rinnovamento”, l’Arcidiocesi di Gaeta ha offerto cammini comunitari a cominciare dalla liturgia di apertura dell’Anno Santo, domenica 29 dicembre 2024. Durante l’anno presso il santuario della Civita sono stati celebrati diversi giubilei dedicati (degli Operatori sanitari, della Spiritualità mariana, delle Famiglie, della Consolazione, dei Turisti e villeggianti, dei Ministri straordinari della comunione eucaristica e dei Motociclisti), mentre in Cattedrale a Gaeta il giubileo delle Bande musicali, delle Confraternite e dei Cori parrocchiali. Insieme alle celebrazioni comunitarie e ai pellegrinaggi, la Chiesa locale si è impegnata per realizzare “un’opera segno”: si tratta del centro intitolato alla memoria di Monsignor Fiore a Fondi. E’ una struttura animata dalla Caritas diocesana per venire incontro a famiglie in stato di precarietà e altri servizi di assistenza. “Abbiamo vissuto un cammino di conversione, afferrati dalla misericordia del Padre, realizzando ancor più comunione e aperti all’accoglienza degli ultimi. Una comunità cresciuta nella fede e nell’umanità chiamata ora dalla Lettera pastorale dell’Arcivescovo, a sentirsi casa di pace e di futuro”- ha concluso il Vicario Generale Monsignor Parisella.
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