Nasce Azienda regionale sanitaria Lazio.0, centralizzate molte funzioni di Asl Latina e Frosinone

Con l’approvazione dell’Atto di autonomia aziendale dell’Azienda Regionale Sanitaria Lazio.0,  la Regione Lazio introduce un cambiamento strutturale che va oltre la semplice riorganizzazione amministrativa. L’approvazione della delibera di giunta 1300, avvenuta il 23 dicembre 2025 da parte dell’organo a guida del presidente Francesco Rocca ed appena pubblicata, può essere definita a tutti gli effetti come un tentativo esplicito di ripensare la governance del Servizio Sanitario Regionale, superando un modello fondato quasi esclusivamente sull’autonomia territoriale delle ASL e aprendo la strada a una gestione più integrata, omogenea e orientata al governo dei processi.

Il modello tradizionale delle ASL laziali, coerente con l’architettura del Servizio Sanitario Nazionale, è storicamente costruito attorno a aziende territoriali chiamate a garantire l’erogazione diretta dei servizi sanitari a una popolazione definita. La loro organizzazione risponde a parametri quantitativi – popolazione residente, posti letto, standard dei Livelli essenziali di assistenza – e si fonda su una forte autonomia gestionale. Questo impianto ha assicurato nel tempo prossimità ai bisogni dei cittadini e capacità di adattamento alle specificità locali, ma ha anche prodotto una progressiva frammentazione del sistema, con la moltiplicazione di strutture amministrative, modelli organizzativi non omogenei, sistemi informativi poco interoperabili e una crescente difficoltà nel controllo unitario della spesa e delle performance.

In questo contesto si colloca la scelta di istituire Lazio.0 come azienda sanitaria di rilevanza regionale, esplicitamente sottratta all’applicazione degli standard dimensionali tradizionali. Tale qualificazione non ha solo un valore formale, ma segna il passaggio a un modello concettualmente diverso: Lazio.0 non nasce per gestire direttamente pazienti o servizi, bensì per governare funzioni strategiche, coordinare attività trasversali e rendere più efficace l’attuazione degli indirizzi regionali. Si configura così come un soggetto di sistema, collocato in una posizione intermedia tra la Regione e le aziende sanitarie territoriali, con il compito di ridurre la distanza tra programmazione e gestione.

Uno degli aspetti più innovativi del nuovo assetto riguarda la centralizzazione di funzioni che, nel modello tradizionale, erano replicate all’interno di ciascuna ASL. La gestione dei flussi finanziari e dei pagamenti, l’adozione di un sistema contabile unitario per gli enti del SSR, il trattamento economico del personale, la programmazione degli acquisti e la gestione delle procedure di gara vengono ricondotti a un’unica struttura regionale specializzata. Questa scelta risponde all’esigenza di superare la logica delle “micro-amministrazioni” autonome, puntando a economie di scala, maggiore uniformità procedurale e una capacità più solida di presidio dei processi critici.

Accanto alla centralizzazione amministrativa, l’Atto di autonomia aziendale attribuisce grande rilievo alle funzioni di controllo, valutazione e misurazione delle performance. Nel modello delle ASL, tali funzioni sono spesso condizionate dalla priorità dell’erogazione dei servizi e da una forte eterogeneità organizzativa. Lazio.0 introduce invece una visione in cui il controllo di gestione, la contabilità analitica e il performance budgeting diventano strumenti ordinari di governo, utili non solo per verificare il rispetto dei vincoli di spesa, ma anche per orientare le decisioni strategiche e valutare l’efficacia complessiva delle politiche sanitarie regionali.

Un ulteriore elemento qualificante è rappresentato dal ruolo attribuito alla digitalizzazione. Lazio.0 è chiamata a operare come infrastruttura digitale del Servizio Sanitario Regionale, favorendo l’interoperabilità dei sistemi informativi, la standardizzazione delle piattaforme e il rafforzamento della sicurezza informatica. La trasformazione digitale viene così letta non come un insieme di progetti isolati, ma come una leva strutturale per migliorare efficienza, trasparenza e qualità dei servizi, nonché per supportare processi decisionali basati su dati affidabili e omogenei.

In questo quadro si inserisce anche il rafforzamento dei presìdi di legalità, trasparenza e gestione del rischio. L’assetto delineato dall’Atto aziendale integra in modo organico funzioni come la prevenzione della corruzione, la protezione dei dati personali, l’internal audit e il risk management, superando una visione difensiva e volta principalmente all’adempimento dei controlli. La gestione del rischio diventa parte integrante della governance, contribuendo a rafforzare l’affidabilità del sistema e la fiducia degli stakeholder istituzionali e dei cittadini.

Se si osserva questa scelta alla luce delle esperienze di altre Regioni, emerge come il Lazio si collochi all’interno di una tendenza più ampia, pur con caratteristiche proprie. In diverse realtà regionali, infatti, si è progressivamente affermata l’esigenza di affiancare alle aziende territoriali strutture di coordinamento e supporto centrale. In Lombardia, ad esempio, la separazione tra funzioni di acquisto, programmazione e controllo e funzioni di erogazione ha portato alla creazione di soggetti regionali dedicati alla gestione degli approvvigionamenti e dei servizi amministrativi. In Emilia-Romagna, modelli di forte integrazione interaziendale e di centralizzazione di funzioni come l’ICT e gli acquisti hanno consentito una maggiore omogeneità del sistema, pur mantenendo un’elevata autonomia delle aziende sanitarie locali. In Veneto, la costituzione di strutture regionali di coordinamento ha rafforzato la capacità di governo unitario, soprattutto nei processi amministrativi e informativi.

Rispetto a queste esperienze, Lazio.0 presenta un elemento di originalità: la concentrazione in un’unica azienda sanitaria regionale di un insieme molto ampio di funzioni strategiche, amministrative, contabili, digitali e di controllo. Non si tratta solo di una centrale di servizi o di una stazione appaltante regionale, ma di un soggetto che ambisce a diventare il perno operativo della governance del SSR. In questo senso, il modello laziale appare più vicino a un’idea di “azienda di sistema” che a una semplice struttura di supporto.

Non meno rilevante è la dimensione temporale e procedurale del nuovo modello. Lazio.0 nasce in una fase commissariale, in assenza di una governance pienamente ordinaria e con un’organizzazione ancora in via di completamento. L’Atto di autonomia aziendale va quindi letto come un documento di avvio, che definisce una cornice di riferimento destinata a evolvere nel tempo. Questo carattere progressivo consente una certa flessibilità, ma pone anche la sfida di garantire continuità, chiarezza di ruoli e un efficace coordinamento con le strutture regionali e le aziende sanitarie territoriali.

Nel confronto con il modello tradizionale delle ASL e con le esperienze di altre Regioni, emerge con chiarezza che Lazio.0 non rappresenta un’alternativa alle aziende territoriali, ma un livello ulteriore di governo del Servizio Sanitario Regionale. Le ASL continuano a essere il luogo dell’erogazione delle prestazioni e della relazione diretta con i cittadini, mentre Lazio.0 si colloca come spazio della integrazione, del coordinamento e del controllo strategico. La riuscita di questo modello, prevedibilmente, dipenderà dalla capacità di tradurre la centralizzazione in un reale valore aggiunto, evitando sovrapposizioni e conflitti di competenza, e di accompagnare le aziende sanitarie in un percorso di maggiore omogeneità, sostenibilità e qualità complessiva del sistema sanitario laziale, in linea con le migliori esperienze già maturate in altri contesti regionali.