Gaeta / Sentenza ex Avir, assolta la dirigente Stefania Della Notte

GAETA – E’ stato corretto il procedimento promosso dal Comune di Gaeta per l’acquisizione al proprio patrimonio immobiliare la storica ex vetreria Avir. L’ha sentenziato di fatto nel primo pomeriggio di lunedì 12 gennaio, al termine di un processo lungo e delicato, il giudice monocratico della sezione del Tribunale di Roma Mara Ferrara. Ha assolto – così come chiedeva la stessa Procura – l’ex dirigente del settore “Riqualificazione Urbana” del comune, Stefania Della Notte. La professionista, difesa dall’avvocato Andrea Di Croce, era accusata di falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale e, nello specifico, di aver illegittimamente frazionato alcune particelle della superfice dell’ex vetreria Avir di Gaeta, cosa non vera perché questa particellizzazione è stata compiuta dai privati e, per di più, diversi anni prima. I guai giudiziari di Della Notte sono collegati direttamente all’avvio del procedimento amministrativo promosso dall’ex sindaco Antonio Raimondi di confisca al patrimonio del comune delle superfici e dei volumi dell’ex vetreria Avir dopo essere stati sequestrati nel 2011 dalla Procura di Latina e, nello specifico, dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano.

Le cinque società proprietarie all’epoca dello storico sito industriale vinsero un primo ricorso davanti il Tar ma nell’agosto 2019 il Consiglio di Stato diede ragione al Comune e, dunque concesse il via libera alla confisca, grazie ad una relazione falsa – secondo il sostituto Procuratore di Roma Antonio Verde che condivise il contenuto delle denunce degli allora proprietari- dell’architetto Della Notte. Conteneva una serie di frazionamenti che, operati dagli stessi privati (e non da comune di Gaeta) erano antecedenti e addirittura risalenti al 2 febbraio 2011 e, peggio, al maggio 2005. I privati, dopo l’iniziale e vittorioso ricorso al Tar contro il procedimento di confisca avviato dal Comune, dovettero affrontare un’altra battaglia davanti il Consiglio di Stato che con l’ordinanza 213/18 intimò alle parti in giudizio di depositare la documentazione relativa al frazionamento oggetto del giudizio. A questa richiesta per conto del comune di Gaeta rispose l’allora dirigente Massimo Monacelli che con la nota numero 8768/2018 del 14 febbraio 2018 asserì alla pagina 2 chiaramente, che il frazionamento della particella 89 foglio 34 (relativamente ai sub da 3 a 13) risaliva agli anni 2004-2005. Ma non era finita. Con la successiva ordinanza numero 4928 del 2018 il Consiglio di Stato, ad integrazione della sua precedente ordinanza, ordinava sempre alle parti la produzione dei seguenti documenti: 1) atti notarili di registrazione delle nuove unità della Di Tella srl; 2) Piano attuativo dell’Avir; 3)relazione su configurabilità (chiedendo quindi una valutazione di parte) della lottizzazione abusiva (peraltro già oggetto di contestazione in sede penale). Era il 28 settembre 2018 quando l’architetto Stefania Della Notte – dirigente il 16 maggio di quell’anno – scrisse una lettera al legale nominato dalla Giunta del sindaco Cosimino Mitrano, l’avvocato Giovanni Malinconico, fornendogli le informazioni utili al procedimento come richieste dal Consiglio di Stato con ordinanza numero 4928 del 2018.

Nella nota l’architetto Della Notte – e l’ha ribadito l’avvocato Andrea Di Croce nella sua lunga e articolata arringa – non ha fatto altro che riportare “pedissequamente e preliminarmente” il quadro sinottico delle variazioni catastali già trasmesso dall’ingegner Monacelli con la sua precedente nota facendo esplicito riferimento ai frazionamenti della particella 89 foglio 34 nei sub da 3 a 13 avvenuti negli anni 2004 e 2005. Alla ricca e copiosa documentazione inviata all’avvocato Malinconico la dirigente del comune di Gaeta aggiunge “soltanto ed unicamente” i richiesti titoli edilizi un carteggio che il legale del comune di Gaeta “girò”, insieme, al Consiglio di Stato. Una vicenda intricata ed intricante che si affiancò a quella promossa dalla Procura di Latina secondo la quale questi frazionamenti avrebbero giustificato un reato come la lottizzazione abusiva. L’avvocato Di Croce ha chiesto ed ottenuto l’assoluzione dell’architetto Della Notte (cui si è affiancato a sorpresa il rappresentante della Pubblica accusa) “in quanto il frazionamento del 2005 non è stato in alcun modo celato ma, anzi, è stato “espressamente richiamato e documentato” nelle note sottoscritte in diversi momenti storici dai dirigenti comunali di Gaeta e dalla circostanza che il deposito del frazionamento del 2 febbraio 2011 è effettivamente avvenuto. “A riprova del comportamento cristallino dell’architetto Della Notte si deve evidenziare come nella nota a sua firma (alla pagina 6 di 10) la dirigente, nel richiamare il deposito del 2011 effettuato dal geometra Todisco, ha fatto espresso riferimento alla nota numero protocollo 17141 del 28 Marzo 2011 (a firma dell’allora dirigente del settore urbanistica del comune di Gaeta Antonella Avitabile) e alla richiamata ordinanza comunale numero 24/2012 (impugnata dalla società “Di Tella srl”) nella quale nota veniva richiesto al geometra Todisco di dimostrare cronologicamente i vari passaggi effettuati dalla particella 89 “atteso che dagli atti dell’Agenzia del Territorio risultava solo il precedente deposito del 6 maggio 2005. Di parere opposto sono sempre state le cinque società un tempo proprietarie dei volumi dell’ex vetreria. A loro dire l’architetto Della Notte con quella comunicazione al Consiglio di Stato (attraverso l’avvocato Malinconico) avrebbe provocato un danno diretto ad uno dei proprietari dei “case rosse” di via Frosinone nell’ambito del perimetro catastale dell’ex complesso industriale dell’Avir. Raffaele Di Tella, di 61 anni di Frignano, per esempio, con quel falso frazionamento risultò spogliato di alcune particelle e si trovò privo da un giorno ad un anno di diverse cubature realizzate e finanche di un giardino di cui sapeva di avere la proprietà. Di Tella seppe di quel frazionamento comunicato dal comune di Gaeta al Consiglio di Stato durante un regolare svolgimento di quel contenzioso amministrativo di secondo grado e così diede mandato agli avvocati Luca Scipione e Michela Grieco di presentare un esposto contro ignoti direttamente presso gli uffici della Procura di Roma a piazzale Clodio. Era il 20 dicembre 2019. A fare il resto furono gli agenti del commissariato di Polizia di Gaeta che, sequestrando diversa documentazione presso il dipartimento “Riqualificazione urbana” del comune, appurarono in due informative del 19 e 29 maggio 2020 di come la dirigente Della Notte avesse informato falsamente il Consiglio di Stato su una particellizzazione – versione ritenuta infondata nella sua sentenza d’assoluzione da parte del giudice Ferrara – che aveva un altro obiettivo di maggiore spessore amministrativo e…elettorale.

L’architetto Della Notte voleva creare un danno ad uno dei privati proprietari di un appartamento nell’ex vetreria Avir? Sicuramente no. L’assunto giuridico che ha esternato l’avvocato Luca Scipione davanti il giudice monocratico del Tribunale di Roma è stato uno soltanto: con quel falso ed erroneo frazionamento dei sei subalterni della particella 89 del foglio 34 il comune di Gaeta voleva soltanto trarre in inganno il consiglio di Stato per dimostrare che nell’area ex Avir si era consumata una lottizzazione abusiva e, pertanto, quell’area da privata (per la gran parte) doveva diventare pubblica. E cosa che avvenne quando l’ex sindaco Cosimino Mitrano nell’estate 2021, ad un anno dal voto amministrativo in cui prevalse l’attuale primo cittadino Cristian Leccese, azionò un bob cat che demolì il muro di cinta ed altre pertinenze dell’ex Avir. Senza quel falso frazionamento comunicato dall’architetto Della Notte al Consiglio di Stato l’iter tecnico amministrativa dell’ex vetreria avrebbe avuto il corso che poi realmente ha avuto? Che il frazionamento della storica vetreria di Serapo sia avvenuto – come si è sempre difesa la dirigente Della Notte – lontano nel tempo – uno nel 2005 e due nel 2000 – l’aveva detto, confermandolo al giudice monocratico Ferrara – un importante teste della Procura di piazza Clodio. Il suo nome è Roberto Guratti, apprezzato dirigente del settore urbanistica dei comuni di Formia e Gaeta prima che quest’ultimo accogliesse il fondano Monacelli e la formiana Della Notte. Guratti è stato implacabile quando ha sostenuto, alla presenza della stessa collega, come i frazionamenti dell’ex Avir siano stati realmente compiuti – come sostiene la relazione tecnica arrivata ai giudici di Palazzo- “molto tempo prima” rispetto alla fase storica certificata dalla Procura che in questa vicenda ha indagato, ha chiesto ed ottenuto un rinvio a giudizio per poi sollecitare per l’imputata l’assoluzione nello stesso processo. “L’accusa di falso è stata smentita nel giudizio innanzi al tribunale di Roma che – ha commentato l’avvocato Andrea Di Croce – ha riconosciuto che nella nota incriminata la mia assistita non aveva affatto omesso il frazionamento del 2005 ma lo aveva indicato più volte limitandosi soltanto a dire che nel 2011 era stato presentato un ulteriore frazionamento sempre della medesima particella”.
Gli ex proprietari dell’ex Avir, che si sono costituiti parte civile attraverso gli avvocati Luca Scipione e Mario Mele, hanno masticato amaro alla lettura della sentenza d’assoluzione dell’architetto Della Notte, a cui vanno attribuiti i giusti meriti (nonostante un rinvio a giudizio ed un processo affrontati positivamente a testa alta) se il comune di Gaeta ora è proprietario dell’ex vetreria di Serapo. Hanno preannunciato di voler impugnare in appello la sentenza d’assoluzione appena, entro i prossimi 90 giorni, saranno depositate le motivazioni. Una sentenza che dovrebbe convincere la stessa amministrazione gaetana a “riabilitare” la stessa dottoressa Della Notte, finita ingiustamente ai margini dell’apparato tecnico-amministrativo dell’ente con il sindaco Leccese generoso (sin troppo) agli inizi del 2026 nella concessione di tutte le deleghe dell’area tecnica all’appena arrivato Pasquale Sarao. Nemo propheta in patria. Purtroppo.