FONDI – Gli studenti ora al fianco della dirigente e dei docenti sospesi. Cresce l’attesa per la manifestazione di cui saranno protagonisti mercoledì gli studenti dell’istituto industriale “Pacinotti” di Fondi e della succursale di Santi Cosma e Damiano. Daranno vita a due distinti sit in per esprimere la solidarietà, la loro e quella dei familiari, nei confronti della dirigente scolastica Gina Antonetti, sospesa per tre giorni dal Ministro dell’Istruzione relativamente ai presunti mancati controlli che avrebbero provocati lo scorso 11 settembre 2025 il suicidio di Paolo Mendico, il 14enne che si è tolto la vita il giorno precedente l’inizio dell’anno scolastico per essere stato – secondo la tesi dei suoi genitori – vittima di atti di bullismo nel passato più o meno recente passati inosservati ai vertici, di Fondi e di San Cosma e Damiano, dell’istituto industriale. Le due concomitanti manifestazioni sono state organizzate anche per solidarizzare con la vice della preside Antonetti e la responsabile della filiale sancosimese del Pacinotti sempre con l’accusa – tutta da verificare in sede penale – di non aver messo in campo iniziative finalizzate ad accertare episodi di bullismo nei confronti del 14enne Paolo. Le inchieste su questo tragico episodio restano sempre due, la prima della Procura ordinaria di Cassino senza alcun indagato, la seconda della Procura dei Minorenni che ha registrato degli indagati quattro compagni di scuola di Mendico. Ma gli studenti di Fondi e di San Cosma e Damiano hanno deciso di solidarizzare con la preside Antonetti e con le altre due colleghe sospese perché a fronte dell’episodio tragico messo in atto da Paolo la preside “ha affrontato una situazione di estrema delicatezza con senso di responsabilità, umanità e rispetto”. Le due manifestazioni dissentono dunque sulle iniziative sanzionatorie messe in campo dal Ministro Giuseppe Valditara attraverso i suoi ispettori ma anche per “ribadire l’importanza del dialogo e del rispetto reciproco all’interno del sistema educativo” perché al momento l’obiettivo “non è lo scontro, ma la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul valore della scuola come spazio di crescita”. E’ perplessa sull’iniziativa della popolazione studentesca del “Pacinotti” Monica Sansoni, la Garante dell’infanzia e adolescenza della Regione Lazio:”I ragazzi hanno diritto a fare le loro manifestazioni ma l’importante è che non vengano strumentalizzati. In tutto questo clima, rischiamo di oscurare due fatti importanti: la morte di Paolo e le indagini in corso di due procure. Nessuno si è inventato nulla e quindi è importante che venga fatta luce su tutta questa storia”. Insomma dietro i ragazzi promotori delle due manifestazioni ci sarebbero le rispettive famiglie che, attraverso alcuni post veicolati sulla rete, sono finite nel mirino dei genitori di Paolo Mendico. Il più pugnace sembra essere il padre Giuseppe che non avrebbe gradito il tenore di alcune gravissime accuse mosse da alcuni genitori dei ragazzi frequentanti l’istituto di via Risorgimento a San Cosma. Il legale della famiglia Mendico, l’avvocato Enzo Ponti, ha un gran lavoro in questi monitorando alcuni post nei quali avrebbe individuato il reato della diffamazione relativamente alla gestione di Paolo da parte dei suoi genitori tra le mura domestiche. Ad attaccare di nuovo la professoressa Antonetti è stato lo stesso Giuseppe Mendico dopo le legittime rimostranze della dirigente scolastica sui tre giorni di sospensione comminatele dal Ministero: “Non l’ho mai conosciuta di persona, dalla sede centrale di Fondi avrebbe dovuto verificare, non scaricare le colpe. A Santi Cosma e Damiano c’era la vice: se oggi dice di non sapere, significa che non leggeva i verbali. Abbiamo le chat a dimostrare che abbiamo contattato diverse volte la sua vice. Che dica alla sua dipendente di dire la verità. Tutto è già nelle mani degli inquirenti. C’è perfino la traccia di una riunione in cui la dirigente viene messa a parte dei problemi della classe. Mio figlio ha chiesto aiuto, come lo abbiamo chiesto noi, ma non siamo mai stati ascoltati. C’è stata indifferenza, i risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Uno scontro tra Guelfi e ghibellini che rischia, così facendo, di assecondare il suicidio di Paolo, un ragazzo che aveva soltanto 14 anni e ha deciso di farla finita nel giorno in cui aveva un appuntamento con un amico per giocare alla play station e 24 ore prima che iniziasse un anno scolastico che per lui sarebbe diventato un tarlo psicologico troppo duro da gestire.