Enrico Tiero, fissata al 4 marzo l’udienza in Cassazione per la revoca della misura cautelare

LATINA – I legali di Enrico Tiero, il consigliere regionale (ora sospeso per gli effetti della legge Severino) finito ai domiciliari per una presunta corruzione, hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno ricevuto una Pec con cui la Cassazione discuterà il loro ricorso avverso la decisione del Riesame che, a sua volta, aveva confermato la misura cautelare disposta dal Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Gli avvocati Angelo Fiore e Pasquale Cardillo Cupo hanno appreso che la Suprema Corte si pronuncerà il 4 marzo prossimo per discutere il loro ricorso che naturalmente contesta il castello accusatorio formulato dai sostituti Procuratori Martina Taglione e Antonio Sgarrella sulla scorta delle indagini effettuate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e dagli del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

Avvocato Pasquale Cardillo Cupo

La difesa di Tiero temeva che il pronunciamento degli “ermellini” potesse esserci più avanti nel tempo quando il suo ricorso tende, invece, a ribaltare quanto deciso dai giudici del Tribunale della Libertà che nelle loro motivazioni non erano stati teneri nei confronti del consigliere regionale “Mister Preferenze” di Fratelli d’Italia. Il Riesame aveva scritto, come “sia di tutta evidenza che quanto ricevuto da Tiero quale controprestazione per il suo interessamento a favore dei privati, costituisca un’oggettiva (indebita) utilità… l’indagato ha accresciuto il suo peso politico sul territorio pontino, orientando anche in concreto l’azione politica sul territorio di riferimento, essendosi così assicurato, soprattutto attraverso il tesseramento, un bacino di voti a suo favore”. Lo stesso Riesame aveva tenuto in piedi l’accusa dei Pm Taglione e Sgarrella, le cui indagini “restituiscono l’immagine plastica di un soggetto che ha sistematicamente piegato la pubblica funzione rivestita al perseguimento di interessi privati”. Enrico Tiero si trova ai domiciliari dal 17 ottobre, il giorno dopo in cui era stato sottoposto – secondo prescrive la Riforma Cartabia – all’interrogativo preventivo davanti il Gip Cario.

Con i suoi difensori l’esponente politico, di fatto, aveva respinto l’accusa di essere la punta dell’iceberg di un “patto corruttivo” tra promesse e favori per il buon esito delle richieste avanzate da diversi imprenditori della provincia di Latina. La contropartita era rappresentata da assunzioni che Tiero favoriva per accrescere il suo peso politico: “L’esercizio della funzione pubblica sarebbe connotato da un inquinamento di base poichè asservito agli interessi di grandi imprenditori del territorio”. In sintesi, il consigliere regionale di Fdi avrebbe esercitato la sua funzione in cambio di un’occupazione per la figlia e nei quattro episodi contestati la Procura parla di una tangente da parte di un imprenditore di seimila euro, danaro che Tiero avrebbe destinato a finanziare il tesseramento del suo partito, Fdi, da cui si è autosospeso.

Il pronunciamento “smart” della Cassazione offre altre considerazioni. La difesa di Tiero spera ovviamente nell’accoglimento del suo ricorso che non si tradurrebbe subito nella revoca della misura cautelare per l’uomo politico di Latina. Un eventuale disco verde della Cassazione significherebbe il ritorno del contenzioso davanti il Riesame ma presso una sezione diversa rispetto a quella che aveva confermato l’ordinanza del Gip del Tribunale di Latina. Il vero spauracchio che temono i legali di Tiero è un altro: con questi tempi lunghi la Procura potrebbe chiedere lo svolgimento del giudizio immediato per Tiero by-passando la fase dell’udienza preliminare davanti il Gup. E se ciò dovesse avvenire – ha preannunciato l’avvocato Cardillo Cupo – non chiederemo riti alternativi e citeremo quali testi diversi assessori e funzionari della Regione e lo stesso presidente Francesco Rocca”.