Inchiesta chioschi Sabaudia, fissata al 3 marzo l’udienza del Riesame

SABAUDIA, Inchiesta chioschi – Ora c’è la data. Il 3 marzo saranno discussi i ricorsi presentati al Riesane dai difensori dell’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia oltre che coordinatore comunale (sospeso) di Forza Italia Giovanni Secci e dei dirigenti dei settori Lavori Pubblici e demanio dello stesso comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli. Gli avvocati Renato Archidiacono, Massimo Signore e Giulio Mastrobattista sono fiduciosi di ridimensionare la porta delle accuse mosse dalla Procura ai danni dei loro assistiti finiti ai domiciliari per turbata libertà degli incanti dopo l’interrogatorio preventivo del Gip Giuseppe Cario. Secci, Caramanica e Cautuilli sono ai domiciliari per aver pilotato nel maggio 2025 – secondo l’ipotesi della Procura – l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale. Il ricorso della difesa della dirigente Cautilli, per esempio, poggia su un elemento “che la Procura non ha tenuto in considerazione – ha osservato l’avvocato Mastrobattista – La professionista nion aveva alcun interesse a favore i presunti familiari degli originari concessionari semplicemente perché è stata lei stessa nel 2024 a revocare le concessioni demaniali”.

La discussione dei ricorsi presentati davanti il Tribunale della Libertà si preannuncia molto attesa soprattutto dopo l’istanza di ricusazione avanzata dall’avvocato Archidiacono contro lo stesso del Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Il Riesame si pronuncerà prima della discussione del ricorso di Archidiacono sulla posizione dell’ex vice sindaco di Sabaudia Secci da parte della quarta sezione penale della Corte d’Appello. Si svolgerà il 19 marzo dopo che l’istanza, dichiarata ammissibile dai giudici di secondo grado, è finita nel mirino dello stesso procuratore generale Erminio Amelio che ha chiesto di avere dal Tribunale di Latina l’intero fascicolo riguardante la parte di Secci e l’ordinanza d’arresto (ai domiciliari) sottoscritta dal Gip Cario. Il giudice per le indagini preliminari è finito da tempo nel mirino dell’avvocato Archidiacono, secondo il quale il Gip, concedendo le proroghe agli inquirenti per la registrazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali ai danni dei tre indagati, affermava già la “sussistenza di gravi indizi”. Insomma, secondo l’avvocato Archidiacono, il Gip Cairo avrebbe violato l’’articolo 37 del Codice di procedura penale andando oltre con considerazioni spettanti, semmai, ad un magistrato inquirente. Nel ricorso al Riesame il legale di Secci ha allegato proprio l’istanza di ricusazione del Gip Cario, richiesta che, se dovesse accolta dalla Corte d’Appello, costringerebbe il presidente del Tribunale di Cario a coinvolgere un Gip diverso dal dottor Cario per l’esame delle richieste delle misure cautelari provenienti dalla Procura e, di conseguenza, per lo svolgimento degli interrogatori preventivi previsti dalla riforma Cartabia.