Corruzione al comune di Cisterna, due arresti domiciliari decisi dal Gip

CISTERNA – Sono pronti a ricorrere al Riesame i legali del consigliere comunale di maggioranza al Comune di Cisterna (e presidente della commissione urbanistica) Renio Monti e del dirigente dei settori Lavori pubblici e Urbanistica dello stesso comune Luca De Vincenti finiti ai domiciliari martedì mattina con l’accusa di corruzione. Il provvedimento cautelare, chiesto dal Gip del Tribunale di Latina Valentina Giammaria e disposto dal Gip Barbara Cortegiano, è stato notificato ai due indagati dagli agenti del comando provinciale del capoluogo pontino a seguito degli interrogatori preventivi svolti dallo stesso giudice per le indagini preliminari. Il padre di Renio Monti, Domenico, titolare di un avviato studio tecnico privato, e l’architetto Eleonora Boccacci hanno avuto invece l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta dei primi e severi provvedimenti assunti dal Gip nei confronti di quattro dei sei indagati che, assistiti dagli avvocati Angelo Farau, Domenico Volante, Aldo Pomponi, Massimo Caria, Caterina Suppa e Francesco Caroleo Grimaldi, hanno espresso l’orientamento di rivolgersi al Riesame per contestare il contenuto della chilometrica ordinanza del Gip del Tribunale di Latina Cortegiano.

Intanto gli arresti di Renio Monti e dell’architetto Boccacci ha reso ancora più pesante il clima all’interno del comune di Cisterna, il cui sindaco Valentino Mantini, del Partito Democratico, era finito nel mirino delle minoranze che, oltre a chiedere le dovute spiegazioni, avevano formalizzato la richiesta di dimissioni del primo cittadino. Un primo scossone di ordine politico c’è stato nel tardo pomeriggio di martedì: il Prefetto di Latina Ciaramella, prendendo atto del provvedimento del Gip Cortegiano, ha sospeso Monti, per effetto della legge Severino, dagli incarichi di consigliere comunale e provinciale di Latina. Per quest’ultimo incarico Monti, anche se per pochi mesi, sarà surrogato dal primo dei non eletti nella lista del Pd alle “provinciali” del 2024, Ennio Afilani, di Cori. La Procura aveva chiesto gli arresti anche per gli imrenditori David D’Ercole e Gabriele Califano nei confronti dei quali il Gip ha deciso di non emettere alcuna misura a loro carico. Le indagini della Guardia di Finanza ,“abbracciando” quattro anni, hanno smascherato un rapporto corruttivo tra imprenditori e dirigenti del comune di Cisterna: la cessione di somme di danaro sarebbe servita per realizzare e accelerare alcune pratiche, soprattutto nel settore urbanistico. Gli inquirenti avevano monitorato l’iter per la costruzione di un centro commerciale tra Corso della Repubblica e via delle Province, a Cisterna. Secondo la versione accusatoria della Procura D’Ercole, rappresentante della società “3Heads srl”, avrebbe ricevuto da due funzionari comunali (anche loro indagati) il “consiglio” rivolgersi allo studio di architettura di Domenico Monti per la progettazione.

Da questo momento sarebbe entrato in scena il figlio Renio: consigliere comunale e presidente della commissione Urbanistica, l’esponente Dem si sarebbe impegnato, in cambio della cessione di un’importante somma di danaro, a far adottare alla giunta una delibera (risale all’ottobre 2022) per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria per un fabbricato a uso commerciale presentata, appunto, dalla società “3Heads”. E la procura ipotizza che Domenico e Renio Monti avrebbero ricevuto rispettivamente 75mila e 20mila euro ma padre e figlio, ribadendo al Gip Cortegiano la loro estraneità alle accuse mosse dalla Procura, hanno spiegato come il progetto originario sarebbe stato, nel corso del tempo, modificato rispetto a quello originario. L’inchiesta, inoltre, “poggia” su una seconda ipotesi di reato e il modus operandi sarebbe stato analogo alla prima: l’imprenditore Gabriele Califano, pur di ottenere il nulla osta per l’ampliamento della sua attività imprenditoriale (realizzazione e vendita di carrelli elevatori) lungo la strada regionale Pontina, avrebbe consegnato 40mila euro ad uno studio di architettura, di cui il dirigente comunale Luca De Vincenti era socio. Il compito era quello di istruire e velocizzare l’approvazione di una pratica relativa al progetto di ampliamento del sito produttivo della famiglia Califano.