FONDI – Una sentenza importante non tanto per la riduzione della pena quanto per la riqualificazione del reato originario, lo stalking. L’ha emessa martedì 24 febbraio la seconda sezione penale della Corte d’appello di Roma che ha condannato Salvatore Di Manno, di 35 anni, di Fondi ad un anno e 15 giorni di reclusione e a risarcire 3000 euro alla parte civile e 2000 euro per le spese legali affrontare nel secondo grado. L’uomo, assistito dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Pietro Iannitti, il 12 febbraio era stato condannato dal giudice monocratico del Tribunale Elena Nadile ad un anno e mezzo di reclusione per stalking. La vittima, ora 40enne, subendo un “profondo invaghimento” da parte dell’uomo, aveva accusato tra il dicembre 2018 al gennaio 2020 “un perdurante stato d’ansia e di paura e un’alterazione delle proprie abitudini”. La donna, che si era costituita parte civile attraverso l’avvocato Gianluca La Penna, aveva denunciato di aver ricevuto una pioggia di telefonate e di messaggi dal forte contenuto minatorio, di essere stata costretta insieme alla madre ad accedere nella loro abitazione da un ingresso secondario e di ricevere “ripetutamente” la visita di Di Manno con la scusa di salutare lei e madre di lei “ma con solo intento di monitorare la sua vita”. La Procura prima ed il Tribunale di Latina poi accusò e condannò Di Manno ad un anno e mezzo perché l’uomo era riuscito anche nell’intento di contattare il fratello dell’ex compagna per conoscere le eventuali frequentazioni della donna o se avesse un nuovo compagno”. Il 1 gennaio 2020 Di Manno poi si introdusse nel giardino della sua ex, le lasciò una contenente una scatola contenente un profumo ed un biglietto su cui , oltre a chiederle la restituzione dei regali ricevuti sino a quel momento, la invitò (nel pomeriggio del Capodanno di sei anni fa) a non chiamare le forze dell’ordine perché sarebbe stato “peggio per tutti”. Ma non era finita. Di Manno minacciò la donna affermando che avrebbe fatto del male al nuovo compagno dicendole che gli avrebbe “aperto la testa come un cocomero”. Oltre all’immancabile pubblicazione sui social di foto della donna, naturalmente senza alcun consenso e una ridda di contumelie e offese. Martedì la Corte d’appello ha riqualificato il reato iniziale di stalking in minacce e gli avvocati Mastrobattista e Iannitti hanno preannunciato ricorso in Cassazione con una sorprendente motivazione: “Il nostro cliente avrebbe dovuto avere un giudice diverso da quello che poi l’ha condannato, pur riducendogli la pena. Sarebbe bastato un giudice di pace”.