Torrente Pontone, l’appello del presidente del comitato

La tragicità delle diverse alluvioni, i danni ingenti, la morte dell’81enne Concetta Gigliano, tragicamente strappata dalla furia del torrente Pontone mentre tentava di mettersi in salvo, non sono solo ricordi, ma fatti realmente accaduti e che rischiano di ripetersi di nuovo. L’area al confine tra i comuni di Formia e Gaeta, dove sfocia il corso d’acqua stagionale che proviene da Itri, è disegnata nelle cartine tecniche del Pai come ad alto rischio idrogeologico. La strada per il risanamento, che prevede un progetto madre, assegnato dal comune capofila di Itri alla Cfc da 5,39 milioni di euro, a cui si aggiungono lavori a  stralcio per oltre 2 milioni di euro gestiti dal comune di Gaeta, è stata trovata faticosamente. Anni di lotte politiche e le battaglie dei cittadini riuniti in comitato hanno portato ad un passo dall’apertura dei cantieri nella zona della foce. Tutto però è rimesso in discussione da alcuni ricorsi, come spiega, suo malgrado, il presidente del comitato Pontone Raffaele Trano. 

“Apprendiamo con profondo rammarico che, in relazione alla presa in possesso dei terreni interessati dai lavori di messa in sicurezza del Torrente Pontone, sarebbero in corso almeno due ricorsi al TAR.

È del tutto legittimo che i proprietari esercitino gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento per difendere e valorizzare le proprie proprietà. Nessuno mette in discussione questo diritto. Tuttavia, un contenzioso amministrativo comporterà inevitabilmente un allungamento significativo dei tempi, con esiti peraltro incerti.

Il Comitato si è speso in modo costante e determinato affinché arrivassero le risorse necessarie: 10 milioni di euro, ai quali si sono aggiunti ulteriori 2 milioni. Si tratta di fondi pubblici rilevanti, ottenuti dopo anni di interlocuzioni, sollecitazioni e pressione istituzionale, finalizzati esclusivamente alla messa in sicurezza di un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo.

Tre precedenti esondazioni hanno causato danni materiali, sconforto e sofferenza alle famiglie coinvolte. In uno di quegli eventi ha perso la vita una persona. Questo dato, da solo, dovrebbe imporre a tutti un supplemento di responsabilità.

Ritardare oggi l’avvio pieno degli interventi significa esporre nuovamente l’area al rischio di precipitazioni intense che potrebbero compromettere ulteriormente il territorio e mettere ancora una volta in pericolo persone e abitazioni, vanificando quanto faticosamente costruito.

Per queste ragioni, pur nel rispetto delle scelte individuali, chiediamo con senso di responsabilità di riconsiderare l’ipotesi di proporre ricorsi. In questo momento la priorità deve essere la sicurezza collettiva e la tutela concreta della vita umana”.