Enrico Tiero, le possibili mosse della difesa dopo il pronunciamento della Cassazione

LATINA, Caso Enrico Tiero – “Bisogna soltanto attendere, aspettare. Non possiamo fare diversamente in questo momento. Intanto la Cassazione ha annullato con rinvio un’ordinanza del Riesame quando sui social erano comparse notizie fantasiose secondo le quali il processo era già abbondantemente terminato”. E’ ironico quanto polemico l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo all’indomani della decisione della Suprema Corte, resa nota dopo due giorni dalla discussione del ricorso, che ha chiesto un nuovo pronunciamento del Riesame se sia giusto o meno che Enrico Tiero, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia finito ai domiciliari il 17 ottobre scorso con la grave ipotesi accusatoria di corruzione, subisca ancora questo provvedimento cautelare. I legali dell’esponente politico (Cardillo Cupo ha sempre agito in tandem con l’avvocato Angelo Fiore) sanno di avere le mani legate nel secondo che per chiedere la discussione di un nuovo ricorso da parte dei giudici del Tribunale della libertà c’è bisogno di avere depositate le motivazioni della decisione della Cassazione, circostanza che non avverrà prima di 30 giorni a decorrere da mercoledì 4 marzo.

Da quel momento la difesa di Tiero dovrà produrre un nuovo ricorso, depositarlo e attendere che il Riesame lo calendarizzi. Quando? Nella seconda metà di aprile. In attesa Enrico Tiero dovrà rimanere ai domiciliari ed il ricorso a questa misura cautelare è stato contestato dall’avvocato Cardillo Cupo che in una dichiarazione ha rivelato come al suo illustre cliente sia state negata la visita a casa sua di sua madre che ha superato gli 80 anni. Un’altra circostanza è venuta a galla: la Corte di Cassazione non ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliare quando, dopo cinque mesi, avrebbe potuto benissimo farlo. Perché? Al Palazzaccio sono arrivate altre carte prodotte dalla Procura di Latina che la difesa di Enrico Tiero ignora il contenuto o sono in corso altri accertamenti investigativi sulla posizione del consigliere regionale (autosospesosi) di Fratelli d’Italia? Se – come detto – l’imperativo d’obbligo che si sono concessi gli avvocati Cardillo Cupo e Fiore è quello di attendere, non è escluso che i legali di Enrico Tiero già durante la prossima settimana possano percorrere un’altra strada: con l’annullamento con rinvio della Corte chiedere al Gip del Tribunale di Latina l’attenuazione della misura domiciliare con l’obbligo di dimora o, meglio, con l’obbligo di firma davanti la Pg.

Un fatto è certo: Con le loro motivazioni di conferma dell’ordinanza del Gip Giuseppe Cario i giudici del Tribunale della Libertà non erano stati teneri nei confronti del consigliere regionale “Mister Preferenze” di Fratelli d’Italia. Il Riesame aveva scritto, come “sia di tutta evidenza che quanto ricevuto da Tiero quale controprestazione per il suo interessamento a favore dei privati, costituisca un’oggettiva (indebita) utilità… l’indagato ha accresciuto il suo peso politico sul territorio pontino, orientando anche in concreto l’azione politica sul territorio di riferimento, essendosi così assicurato, soprattutto attraverso il tesseramento, un bacino di voti a suo favore”. Lo stesso Riesame aveva tenuto in piedi l’accusa dei Pm Taglione e Sgarrella, le cui indagini “restituiscono l’immagine plastica di un soggetto che ha sistematicamente piegato la pubblica funzione rivestita al perseguimento di interessi privati”.

Si tratta di ipotesi accusatorie gravi che la difesa di Tiero aveva respinto soprattutto quando era stato considerato la punta dell’iceberg di un “patto corruttivo” tra promesse e favori per il buon esito delle richieste avanzate da diversi imprenditori della provincia di Latina. La contropartita era rappresentata da alcune assunzioni che Tiero avrebbe favorito per accrescere il suo peso politico: “L’esercizio della funzione pubblica sarebbe connotato da un inquinamento di base poichè asservito agli interessi di grandi imprenditori del territorio”. In sintesi, il consigliere regionale di Fdi avrebbe esercitato la sua funzione in cambio di un’occupazione per la figlia e nei quattro episodi contestati la Procura parla di una tangente da parte di un imprenditore di seimila euro, danaro che Tiero avrebbe destinato a finanziare il tesseramento del suo partito, Fdi, da cui si è autosospeso e dopo la sospensione dall’incarico di consigliere regionale, per effetto della legge Severino, decretata dalla Prefettura di Roma.