Porto di Gaeta, approfondimento di Paola Villa sui nuovi investimenti

PORTO DI GAETA, nuove concessioni – Ad occuparsi della futura gestione del porto commerciale di Gaeta continua ad essere l’ex sindaco di….Formia Paola Villa nella veste di pugnace capogruppo della lista “Un’altra città M5S”. A sostituirsi di fatto alla silenziosa politica di Gaeta – nonostante le urlate invettive verbali dell’ex sindaco Massimo Magliozzi che se dipendesse da lui (in qualità di assessore alla portualità) manderebbe all’inferno lo stato maggiore dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale – è la professoressa formiana di scienze naturali . Definisce innanzitutto “definitiva” quella che considera “la proposta di spartizione dei piazzali di stoccaggio merci, all’interno del porto commerciale di Gaeta, elaborata dai dirigenti Marini e Matteuzzi, dell’ex autorità portuale. In questo modo la famiglia Di Sarno (storicamente a capo dell’azienda Intergroup) diventerà la padrona assoluta, incontrastata ed incontrastabile del porto commerciale di Gaeta per i prossimi 30 anni!”. Ma cosa prevede il progetto presentato da INtergroup e oggetto di un serie di rilevi del Movimento Cinque Stelle di Gaeta? Innanzitutto “la realizzazione di 6 silos metallici alti 16 metri e di 10 metri e mezzo di diametro; un capannone, definito nella proposta con modestia inusuale e perciò sospetta, tettoia, che sorgerà al centro del piazzale del porto, ed avente le dimensioni di 213,20 metri di lunghezza, 50,58 metri di larghezza, 13.80 metri di altezza. La “tettoia” andrà ad occupare un’area di 10.783 metri quadrati. Sempre la “tettoia” sarà chiusa- a dire dell’ex sindaco Villa – perimetralmente da paratie autostabili in calcestruzzo aventi un’altezza di 6 metri ed inoltre su tre lati della “tettoia” saranno realizzate delle pensiline che potranno avere un’altezza tra i 6 e i 10 metri…per altri 3467 metri quadrati coperti”. La proposta progettuale la famiglia Di Sarno – e lo ricorda il capogruppo di Un’Altra città – prevede investimenti pari a circa 40 milioni di euro, “danaro che proviene, in particolar modo dai traffici di merci rinfuse, rifiuti e soprattutto petcoke, il veleno nero, cancerogeno, le cui quantità movimentate, solo nell’ultimo anno sono aumentate del 30%! Dal 1 gennaio 2026 ad oggi sono arrivate già 3 navi di petcoke portando nel nostro territorio 50mila tonnellate di veleno nero. Questi 40 milioni provengono da questo tipo di business, dannoso per l’ambiente, per il Golfo di Gaeta e soprattutto per la salute di tutti noi.”. Paola Villa vuole andare sino in fondo in questa crociata ambientalista – non vanno mai dimenticati i posti di lavoro che Intergroup garantisce sulle banchine del “Salvo D’Acquisto” – e ribadisce di aver letto e riletto la relazione della commissione tecnica dell’autorità portuale di Civitavecchia: “Colpiscono le parole di estrema condiscendenza usate nei confronti di Intergroup, che viene addirittura ringraziata per aver “rinunciato” all’assurda pretesa di impossessarsi di un ponte, realizzato dall’autorità portuale e destinato alla pubblica fruizione”. In merito a questa richiesta è dovuta intervenire l’autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Agcm, che con una “tirata d’orecchie” ai dirigenti dell’autorità portuale, ha fatto sì che la Intergroup “rinunciasse” almeno al ponte, via di movimentazione, di fuga e di sicurezza dell’intero porto. La relazione, lunga 30 pagine, una per ogni anno dato in concessione alla famiglia Di Sarno, si chiude testualmente con il seguente “ammonimento”: “anche qualora uno degli operatori non dovesse addivenire all’accettazione della rimodulazione proposta, il compendio rimarrebbe comunque disponibile per lo sviluppo di proposte alternative da parte di altri operatori del mercato”. Un avvertimento dal tono decisamente intimidatorio” – è del parere l’ex sindaco di Formia che evidenzia come la relazione dell’Adsp non contenga ”alcun cenno ai traffici di merci rinfuse, cancerogene e velenose che movimenta la Intergroup. Viene colpevolmente omesso qualsiasi riferimento alla natura decisamente scomoda delle merci trattate dalla famiglia Di Sarno”. Questa proposta “scellerata” è a disposizione di tutti, già pubblicata sull’albo pretorio del comune di Gaeta: “Eppure la politica tutta resta sulla vicenda in un omertoso silenzio. Zitti i referenti locali, i sindaci Cristian leccese e Gianluca Taddeo. Zitti i referenti regionali, Cosmo Mitrano ed Elena Palazzo. Zitti i referenti nazionali, Claudio Fazzone e Nicola Calandrini. Tutti zitti davanti all’assoluto e incontrastato padrone del porto commerciale di Gaeta, Nicola Di Sarno….”. Quando il Golfo, attraverso una legge regionale mai abrogata, è ancora “area Sensibile”…ma dipende dal tratto di mare che si intende tutelare..