Epatite A, Nel Lazio i casi salgono a 50, la maggioranza dei casi tra Roma e Latina

LATINA – Nei primi mesi del 2026 i casi di epatite A nel Lazio sono aumentati soprattutto tra metà febbraio e i primi di marzo, legati a una partita di frutti di mare proveniente da Bacoli. in Campania, e ritirata il 20 febbraio. Lo sottolinea la Regione Lazio che non esclude un possibile collegamento con il cluster di Napoli e provincia vista la vicinanza territoriale tra Lazio e Campania. In totale ci sono stati circa 120 casi e la maggior parte sono guariti e chi è stato ricoverato è stato dimesso. Roma e la provincia di Latina hanno fatto registrare la maggior parte dei positivi al virus: nella Capitale sono stati 50 i casi mentre nella provincia di Latina (nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina) sono state registrate 24 segnalazioni con 6 ricoveri, come confermato dall’Asl lunedì nel suo report, anche se al momento non ci sono stati altri casi fino ad oggi. In base ai dati del bollettino della sorveglianza Seieva pubblicato giovedì il Lazio è una delle tre regioni, assieme a Campania e Puglia, dove sono stati registrati i picchi di aumento. Si tratta di una “una situazione preoccupante” rispetto alla quale la consigliera regionale del Partito Eleonora Mattia ha rinnovato la richiesta, formulata nei giorni scorsi in un’interrogazione al Presidente della Regione Lazio, Rocca, con delega alla sanità, di conoscere quali misure urgenti “intenda adottare al fine di contenere l’attuale incremento dei casi di epatite A sul territorio regionale. La Regione Campania si è prontamente attivata, rafforzando tutte le principali leve di sanità pubblica necessarie a contenere l’attuale incremento dei casi (sorveglianza epidemiologica, gestione tempestiva di casi e contatti, controlli ufficiali sulla filiera alimentare, approfondimenti molecolari e potenziamento dell’offerta attiva e gratuita della vaccinazione anti-HAV per le persone più a rischio o fragili). E’ fondamentale che anche la Regione Lazio si faccia trovare pronta” Intanto il sindaco di Gaeta Cristian Leccese ha firmato giovedì l’ordinanza numero 147 con cui ha adottato alcune “misure urgenti a tutela della salute per il rafforzamento delle misure di prevenzione e contenimento dell’epatite A” così come richiesto martedì dal dipartimento di Prevenzione UOC Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl di Latina. L’epatite A è una malattia infettiva a trasmissione oro-fecale, associata principalmente al consumo di acqua o alimenti contaminati e al contatto stretto con soggetti infetti. La patologia poi presenta un periodo di incubazione variabile, mediamente compreso tra 15 e 50 giorni e può manifestarsi con sintomi di diversa intensità, tra cui: febbre, malessere generale e stanchezza, nausea, vomito e inappetenza, dolore addominale, ittero, urine scure e feci chiare così come l’infezione può decorrere in forma asintomatica, soprattutto nei bambini, favorendo la diffusione inconsapevole del virus. Il provvedimento del sindaco di Gaeta ha ordinato a tutti gli esercizi pubblici di somministrazione, di vicinato alimentare con consumo sul posto e di produzione destinato al consumo immediato, il divieto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi e ha raccomandato a tutti i cittadini, agli Istituti scolastici, ai Presidi sanitari, ai Centri di aggregazione socio-culturale e, in particolare, agli esercizi pubblici di somministrazione, le seguenti misure di prevenzione, come da comunicazione della ASL di Latina: l’igiene delle mani, lavare accuratamente e frequentemente le mani con acqua e sapone, in particolare dopo l’uso dei servizi igienici, prima della preparazione degli alimenti e prima dei pasti; la sicurezza alimentare, consumare esclusivamente acqua potabile; lavare accuratamente frutta e verdura; evitare contaminazioni crociate durante la preparazione degli alimenti (separare alimenti crudi e cotti); comprare i prodotti alimentari presso esercizi autorizzati a garanzia della rintracciabilità e della sicurezza degli alimenti; evitare il consumo di alimenti crudi o poco cotti. In particolare i frutti di mare (cozze, vongole, ostriche) devono essere acquistati in confezioni etichettate e provenire da stabilimenti riconosciuti e devono essere consumati dopo averli cotti continuando l’ebollizione per almeno 4 minuti con il coperchio chiuso. Dopo l’apertura delle valve scartare i frutti di mare rimasti chiusi. Il comune di Gaeta (e ancorprima l’Asl) hanno ricordato come la marinatura (limone/aceto) non è efficace contro il virus. E’ necessario conservare i frutti di mare in frigorifero tra 0 e 4 C in una ciotola coperta da un panno umido (mai immersi nell’acqua) evitando il contatto con altri alimenti soprattutto con frutta e verdura da mangiare cruda; porre attenzione al consumo dei frutti di bosco ben lavati e nel caso di surgelati solo previa cottura (bollitura a 100 C almeno 2 minuti); l’igiene ambientale e garantire adeguate condizioni igienico-sanitarie negli ambienti domestici, scolastici e comunitari, con particolare attenzione ai servizi igienici e alle superfici di uso comune. Il comune di Gaeta chiede, infine, di prestare particolare attenzione all’organizzazione di eventi pubblici, sagre e manifestazioni temporanee con somministrazione di alimenti, garantendo la sicurezza alimentare e la tracciabilità dei prodotti, con particolare riferimento ai prodotti ittici.