PONZA – Cominceranno domani, martedì 5 maggio, gli accertamenti medico-legali disposti dalla Procura di Cassino sul cadavere rinvenuto sabato mattina nelle acque dell’arcipelago pontino, davanti all’isola di Gavi. Un corpo senza nome, in avanzato stato di decomposizione, restituito dal mare e ora al centro di un’indagine che dovrà chiarire prima di tutto l’identità della vittima e le cause della morte.
Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata del 2 maggio, quando un sub impegnato in un’immersione nella zona ha notato il corpo e ha dato l’allarme. Sul posto sono intervenuti la Guardia Costiera dell’isola e la Capitaneria di Porto di Gaeta, che hanno provveduto al recupero dei resti e al successivo trasferimento presso l’obitorio dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino, dove saranno eseguiti gli esami tecnici.
Le condizioni del cadavere rendono particolarmente complesso il lavoro degli investigatori. Il corpo, secondo quanto emerso dai primi riscontri, sarebbe stato a lungo in mare ed è risultato parzialmente compromesso dall’azione della fauna marina. Al momento non sarebbe stato possibile stabilire con certezza neppure se si tratti di un uomo o di una donna.
Una delle ipotesi al vaglio è che possa trattarsi di una persona dispersa in mare, forse uno dei migranti morti durante una traversata nel Mediterraneo e poi trascinato dalle correnti fino all’arcipelago ponziano. È una pista ancora tutta da verificare, ma considerata compatibile, almeno in questa fase, con lo stato del corpo e con il contesto degli ultimi naufragi registrati nel Mediterraneo centrale.
Nelle prossime ore gli inquirenti passeranno al setaccio anche gli elenchi delle persone scomparse, nel tentativo di restringere il campo delle ipotesi. Non viene escluso che la Procura possa disporre ulteriori perlustrazioni nello specchio d’acqua compreso tra Gavi e Ponza, per verificare l’eventuale presenza di altri resti. Un accertamento che, se dovesse dare esito positivo, rafforzerebbe la pista legata a un naufragio o comunque a una tragedia consumata in mare.
Il quadro investigativo resta però aperto. Accanto alla possibile origine migratoria della vittima, non vengono escluse altre ipotesi, compresa quella di una persona scomparsa in circostanze diverse o finita in mare da una delle imbarcazioni che transitano nell’area. Saranno gli accertamenti medico-legali a fornire i primi elementi concreti: il periodo approssimativo del decesso, eventuali segni compatibili con traumi, la possibilità di estrarre materiale genetico utile per un futuro confronto del Dna.
Il caso si inserisce in un contesto drammatico. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, al 4 aprile 2026 almeno 683 persone risultavano morte o disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno. Nello stesso periodo, oltre 3.500 migranti erano stati intercettati in mare e riportati in Libia. Tra gli episodi più gravi delle ultime settimane c’è il naufragio avvenuto nella zona Sar libica nel periodo pasquale: due corpi recuperati e circa ottanta dispersi, secondo il racconto dei superstiti portati a Lampedusa.
Per questo gli accertamenti disposti dalla Procura di Cassino assumono un valore decisivo. Non si tratta soltanto di stabilire come sia morta quella persona, ma anche di restituirle un’identità. Un nome, una storia, forse una famiglia che da giorni o da settimane attende notizie. Fino ad allora, davanti a Gavi, resta il mistero di un corpo affiorato dal mare e di una morte che gli investigatori proveranno ora a ricostruire.