Multipiano del piazzale delle poste di Formia, il tribunale nega il collaudo

Il parcheggio multipiano di piazzale delle Poste a Formia, unitamente al misterioso fallimento della società (la Formia servizi spa) che commissionò la sua lievitata e raddoppiata costruzione, è tornato ad aleggiare come un fantasma in un’aula di Tribunale. L’occasione si è riproposta davanti al giudice civile del Tribunale di Cassino Luigi D’Angiolella che ha posto fine, dopo otto anni, ad un contenzioso sollevato dall’impresa (peraltro in liquidazione), la “Multipiano del Golfo” che costruì l’infrastruttura per conto della fallita Formia servizi spa. L’avvocato Nello Vittorelli, dopo il diniego ricevuto dal Tar, si era opposto alla decisione del comune (che della Formia servizi era socio di maggioranza) di negare alla società costruttrice il collaudo tecnico- amministrativo semplicemente perché la Formia servizi era sull’orlo – come poi è stato certificato dal Tribunale di Latina – del default. Il verdetto del Tar è stato ora riproposto dal giudice D’Angiolella che, a distanza di anni dai fatti (l’incarico di costruire il parcheggio risale a 20 anni, al 2006), ha accolto le tesi difensive del comune di Formia e della curatela fallimentare, costituitesi in giudizio attraverso gli avvocati Anna Foglia ed Enrico Lisetti. In effetti la Formia servizi – secondo il Tribunale di Cassino che ha condannato la “Multipiano del Golfo” (un’associazione temporanea d’impresa formata dalla “Di Cesare Gino srl quale mandante e dalla Comac srl in qualità di mandante) al pagamento del comune e della curatela di 5431 euro ciascuno – aveva nominato l’ingegnere milanese Antonio Turco per redigere il collaudato tecnico amministrativo che sarebbe dovuto servire alla Multipiano del Golfo per recuperare le spese sostenute che – a suo dire – sarebbero raddoppiate sino a sfiorare i 9 milioni di euro
Il Comune con la determina dirigenziale numero 20 del 30 marzo 2017 non approvò quel collaudo perché le domande proposte (quelle della Multipiano del Golfo) erano “infondate in fatto e in diritto”. Lo stesso curatore fallimentare della Formia servizi, l’avvocato Gianmarco Navarra, facendo lo stesso ragionamento: la società che aveva commissionato la realizzazione del parcheggio aveva pendente sul collo una richiesta di fallimento per i debiti maturati nel corso della sua esistenza societaria. La stessa amministrazione comunale dell’epoca, la quarta guidata dal Dem Sandro Bartolomeo, adottò la delibera di Giunta numero 70 del 29 marzo lasciò il cerino acceso in mano al costruttore affermando o, meglio, “declinando il proprio proprio potere di approvazione dell’atto di collaudo”. La Multipiano del Golfo sapeva di recuperare qualche somma dalla massa fallimentare con il parere dell’ingegner Turco e – come detto – il Tar con la sentenza numero 62 del 14 febbraio 2018 definì il ricorso improcedibile per difetto di giurisdizione riconoscimento la competenza al giudice civile del Tribunale di Cassino. Il Comune davanti al Tar si difese con l’allora dirigente dell’avvocatura interna (quando era un fiore all’occhiello dell’ente) Domenico Di Russo si difese affermando un’altra verità, ora riconosciuta dal giudice D’Angiolella: il collaudato semmai sarebbe dovuto essere un onere della stazione appaltante, la Formia servizi (istituita nel luglio 1996 e con la previsione di gestire per conto del comune il parcheggio di piazzale delle Poste per 44 anni) , secondo quanto prevedono le norme del Codice degli Appalti. Il Tribunale di Cassino ora ha di nuovo respinto la richiesta della Multipiano del Golfo” di vedersi riconosciuto il collaudo tecnico amministrativo (quello statico è stato correttamente rilasciato perché in caso contrario la struttura non avrebbe mai aprire i battenti e tantomeno essere venduta, relativamente ad un piano, ad un privato), perché la Formia servizi in bonis, su richiesta della direzione dei lavori, con un provvedimento del 25 marzo 2010 dispose la risoluzione del contratto d’appalto. Fu il prologo del fallimento della società avvenuto il 23 settembre 2010, confermato dalla Corte d’appello e materia di un argomento di una delicata inchiesta penale che, nell’ambito dell’operazione “Sistema Formia”, conobbe la prescrizione. Ne scaturì un altro contenzioso con la curatela fallimentare della Formia servizi ed il comune al termine del quale il Tribunale di Latina ammise la Multipiano del Golfo” alla massa fallimentare per soli un milione e 223mila euro. Il Comune tentò di avere la disponibilità dell’infrastruttura ma la spuntò prima lo stesso Comune davanti il Tar e poi l’avvocato Navarra al Consiglio di Stato con una decisione che pose fine – almeno in quella fase storica – all’auspicio della Multipiano del Golfo di dotarsi del collaudo per accedere alla cassaforte della curatela fallimentare. Per la società costruttrice dopo il danno anche la beffa secondo quanto ha scritto il giudice D’Angiolella nelle sue 22 pagine contenenti la sentenza: “La multipiano del Golfo .- scrive il magistrato – non può ottenere il “soddisfacimento del credito maturato perché entrambe le società di cui fanno parte hanno trovato soddisfacimento all’interno della procedura fallimentare mediante l’insinuazione al passivo fallimentare”. Chi troppo vuole.. nulla stringe. O almeno.