Formia / Teatro Remigio Paone chiuso da sette anni: la Corte dei Conti indaga su oltre 500mila euro spesi dal Comune

FORMIA – Il teatro è desolatamente chiuso da sette anni, il Comune ha continuato a pagare annualmente all’ente proprietario un’importante indennità di occupazione nonostante un preciso protocollo d’intesa cinque anni prevedesse il contrario e cioè che entro il 1 gennaio 2025 la città riottenesse un luogo intitolato ad uno dei più grandi impresari italiani di sempre di cui il 7 gennaio 2027 si ricorderanno i cinquant’anni dalla morte. “Danno erariale” è l’ipotesi di reato per la quale i Pm della Procura regionale della Corte dei Conti venerdì scorso – la notizia è stata confermata nella giornata di martedì – hanno mandato gli agenti del gruppo di Formia della Guardia di Finanza presso l’ufficio patrimonio del comune.

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato un fitto carteggio su uno dei più eclatanti scandali degli ultimi anni, la forzata chiusura del teatro intitolato a Remigio Paone. La struttura, nata sulle ceneri di uno dei due storici cinema di Formia, il Miramare, non è mai stata di proprietà del comune ma dell’ex Ipab della Santissima Annunziata (ora Asp Istituti riuniti del Lazio, l’ente che raggruppa tutte le ex Ipab regionali) con cui il 31 agosto 2021, a quaranta giorni dal voto amministrativo, l’allora commissaria Prefettizia Silvana Tizzano decise con la deliberazione numero 75 l’approvazione di un chiaro e coraggioso schema di convenzione, poi diventata esecutiva il 20 settembre, 21 giorni più tardi.

Il comune si impegnava ad utilizzare il “Remigio Paone” per finalità socio culturali – chiuso due anni prima per ordine dei Vigili del Fuoco per una serie di carenze strutturali – e a prelevarlo prima entro il 30 giugno 2024 e poi entro il 31 dicembre di due anni fa. Il “do ut des”, ora nel mirino degli accertamenti documentali della Finanza coordinata dalla Procura della magistratura contabile, era il seguente: l’amministrazione formiana si impegnava a versare – adempimenti puntualmente onorati – all’ex Ipab una precisa indennità annua di occupazione (150mila euro per le annualità 2022-2024) che sarebbe stata scorporata dal valore di cessione del teatro di via Sarinola: 967.366,24 euro.

La Guardia di Finanza, che ha effettuato un accertamento all’interno del “Remigio Paone” e presso la sede dell’Irl in via Annunziata a Gaeta, vuole vederci chiaro su eventuali responsabilità erariali nella parte della convezione in base alla quale il prezzo di acquisto del teatro sarebbe stato decurtato anche di 225milaeuro (quali somme già versate come canone per il periodo 29 luglio 2016 al 31 dicembre 2020), di 70mila euro (a titolo di caparra alla sottoscrizione della convenzione), di 342.366,24 euro (mediante accollo del mutuo in essere, da estinguere in 16 rate da euro 21.397,89 ciascuna e, infine,di 180 mila euro a titolo di saldo del prezzo al momento della stipula dell’atto di cessione.

Ora la Guardia di Finanza, dopo le baldanzose rassicurazioni dell’assessore al bilancio e al patrimonio Francesco Traversi, vuole rispondere ad alcuni quesiti: perché alla scadenza prevista dalla convenzione il Comune di Formia non ha esercitato, entro i termini stabiliti, l’opzione di acquisto del Teatro Remigio Paone? Perché, nonostante la scadenza del rapporto convenzionale, il comune ha continuato a mantenere la disponibilità materiale dell’immobile anche nell’anno 2025? Perché il Teatro Remigio Paone, pur essendo rimasto nella disponibilità del Comune, non è stato concretamente utilizzato e valorizzato per finalità culturali, sociali, istituzionali o di pubblico interesse ? Perché con la Deliberazione del Consiglio Comunale numero 8 del 1° marzo 2025 è stata prevista in bilancio la copertura finanziaria necessaria al perfezionamento dell’acquisto dell’immobile, senza che a tutt’oggi, risulti concluso il relativo procedimento di acquisizione? Perché il servizio Patrimonio l’11 settembre di un anno fa, 2025, confermò l’interesse dell’Amministrazione Comunale all’acquisto del bene, chiese all’ASP Istituti Riuniti del Lazio la disponibilità ad avviare le attività propedeutiche al perfezionamento della cessione e questa è rimasta una misteriosa promessa?

La Procura regionale della Corte dei Conti vuole vederci chiaro su un altro enigmatico rebus: il 28 ottobre 2025 l’ASP Istituti Riuniti del Lazio richiese al Comune di Formia il pagamento della somma di 47.458,25 euro a titolo di indennità per l’occupazione dell’immobile relativa all’anno 2025 e la generosità finanziaria senza limite dell’amministrazione Taddeo si concretizzò con il pagamento di quest’ulteriore somma, pur in assenza di un titolo convenzionale vigente (scaduto il 31 dicembre 2024) “ritenendo il mantenimento della disponibilità del bene connesso al completamento dell’iter di acquisizione dell’immobile”. E non è enigmaticamente finita. Il giorno di San Silvestro 2025 il Comune di Formia chiese all’ASP Istituti Riuniti del Lazio indicazioni finalizzate a rimettere l’immobile nella disponibilità dell’ente proprietario. Trascorse il Capodanno 2026 ed il 21 gennaio scorso l’ASP Istituti Riuniti del Lazio comunicò al Comune di Formia la propria disponibilità alla riconsegna dell’immobile per il giorno 23 gennaio 2026, cosa che avvenne con la dichiarazione dell’”amministrazione utilizzatrice”-il comune – che definiva l’immobile “libero da persone e beni”. Il verbale precisava che l’atto aveva una natura meramente ricognitiva e non comportava l’assunzione di nuove obbligazioni patrimoniali tra le parti. Le indagini della Guardia di Finanza sono state appena inviate ma sono giunte già alle prime e sommarie conclusioni.

Il Comune ha sostenuto, nei rapporti con l’ex IPAB/ASP, somme pari 492.458,25 euro, così determinate: 225.000,00 euro per canoni relativi al periodo 29 luglio 2016 – 31 dicembre 2020, 150mila euro per canoni di utilizzo relativi agli anni 2022-2024, 70.000,00 euro a titolo di caparra e47.458,25 euro a titolo di indennità di occupazione per l’anno 2025.A queste somme si aggiunge l’importo di 11.800,00 euro impegnato e liquidato dal Comune per la registrazione della convenzione, portando il quadro complessivo delle somme sostenute o direttamente collegate alla vicenda ad almeno…504.258,25 euro. Con un’amara e triste conclusione: il teatro Remigio Paone è sbarrato, chiuso, un buco nero nella recente attivitàamministrativa del comune.

Su questo prevedibile epilogo il gruppo consiliare del Partito Democratico era stato profetico: ”Queste somme rischiano di non produrre alcun effetto patrimoniale stabile per il Comune, qualora non venga perfezionato l’acquisto dell’immobile. Questa vicenda -avevano messo per iscritto i consiglieri Imma Arnone, Luca Magliozzi e Alessandro Carta -presenta profili di evidente rilevanza amministrativa, patrimoniale e contabile. Il Comune ha avuto nella propria disponibilità il Teatro Remigio Paone per diversi anni, senza perfezionarne l’acquisto nei termini previsti dalla convenzione e senza utilizzarlo, pur sostenendo comunque canoni e ulteriori oneri. Appare necessario comprendere se la riconsegna dell’immobile equivalga, di fatto, alla rinuncia all’acquisizione del Teatro Remigio Paone o se l’Amministrazione ritenga ancora aperta la possibilità di acquistarlo. Formia rischia di perdere definitivamente la disponibilità pubblica di un bene culturale e sociale importante, dopo anni di atti, impegni economici e dichiarazioni di interesse mai tradotti in un risultato concreto”.

E il comune? Avrebbe voluto “includere” il teatro Paone nel pacchetto delle dismissioni anche dell’ex Colonia Di Donato, nel quartiere di Castellone, ormai ridotta a rudere dopo una lunga inchiesta, il relativo sequestro e un successivo dissequestro”. Rispondendo all’interrogazione del Pd in consiglio comunale il sindaco Taddeo e l’assessore Traversi avevano annunciato l’esistenza di interlocuzioni con l’Istituti Riuniti del Lazio, per le dismissioni delle due strutture ma sono arrivati prima i finanzieri coordinati dai Pm della Procura regionale della Corte che – secondo quanto trapelato – potrebbero approfondire la documentazione acquisita con i dirigenti e funzionari che hanno guidato l’ufficio Patrimonio del Comune di Formia.

COMUNE SENZA SEGRETARIA GENERALE

Se la magistratura contabile ha deciso di bussare alle porte del comune,l’ente al momento è orfana della segretaria generale Marina Saccoccia. L’alta dirigente di Ceprano sta per allungare il triste elenco di bravi dirigenti e funzionati che sono scappati a gambe elevate dal palazzo municipale. Ai vari Domenico Di Russo, Sabrina Agresti, Tiziana Livornese, Giuseppe Caramanica, Elpidio Bucci, Claudio Severino Filosa ed Elpidio Bucci si sta aggiungendo ora la segretaria generale arrivata a Formia via Frascati. La sua bravura la dottoressa Saccoccia – che ha chiesto un congedo non retribuito e per questo motivo è sostituita nella sedute di Giunta dal suo “vice”, l’attuale dirigente del settore bilancio, Daniele Rossi – l’ha dimostrata superando la prova scritta dell’esame di Stato per diventare magistrato della….Corte dei Conti. E’ una persecuzione.