Sequestrato a Ponza il pontile del ristorante “Il Rifugio dei Naviganti”

PONZA – Tornano a far parlare di loro, nel “cuore” della stagione turistica, i pontili di Ponza. I Carabinieri Forestali sono giunti di buon mattino sull’isola lunata per eseguire un decreto di sequestro preventivo che, chiesto dal Sostituto Procuratore Chiara D’Orefice ed emesso dal Gip del Tribunale di Cassino Alessandra Casinelli, ha riguardato la struttura realizzata dal ristorante “Il rifugio dei Naviganti”. Il legale rappresentante della società proprietaria dell’attività commerciale, Mario C., un imprenditore di 45 anni di Ponza, ha avuto notificato un avviso di garanzia a margine di un blitz che ha fatto rumore sulla principale isola pontina perché avvenuto nella settimana di Ferragosto.

I Carabinieri Forestali hanno sostanzialmente apposto i sigilli ad una pedana, in legno e ferro zincato che, della superfice di poco meno di 50 metri quadrati, è ubicata di fatto sull’arenile di una delle località più suggestive di Ponza, Sant’Antonio per l’appunto. Il decreto di sequestro preventivo è stato elevato essenzialmente per due contestazioni: la mancata presentazione del certificato di idoneità statica (Cis) così come richiesto dal comune come condizione fondamentale per il rilascio della concessione demaniale e la mancata preventiva valutazione di incidenza ambientale – Vinca” – ritenuta necessaria per la ricadenza del comune di Ponza in una zona di protezione speciale e per essere un sito di interesse comunitario.

L’istanza di revoca del decreto del Gip Casinelli è stata prodotta in un ricorso presentato già dai legali dell’imprenditore indagato, gli avvocati Vincenzo e Matteo Macari, al Gip Casinelli per formalizzare la richiesta di dissequestro o, in subordine, all’affidamento temporaneo della struttura allo stesso Mario C. che ne diventerebbe, a quel punto, custode per la durata di 30 giorni. La tesi accusatoria della Procura – laddove il decreto di sequestro non cita la produzione di un “certificato di idoneità statica a cura di un tecnico abilitato- è contestata nella misura in cui viene evidenziato come la documentazione mancante è stata redatta da un tecnico di fiducia della società “anteriormente all’avvio dell’attività e in esecuzione della condizione prevista dall’autorizzazione demaniale temporanea (del 14 luglio 2026) rilasciata dal Comune di Ponza – Servizio Demanio Marittimo.

Il 7 agosto il certificato è stato correttamente inviato a mezzo Pec presso il Comune di Ponza “e quindi era nella piena disponibilità degli uffici comunali anche anteriormente all’emissione del decreto di sequestro”. È evidente, pertanto, che uno dei due presupposti del decreto di sequestro – e cioè la mancanza del “Cis” – risulta smentito dalla documentazione prodotta da Mario P. Quanto alla necessità di avere acquisita la cosiddetta “Vinca” gli avvocati Vincenzo e Matteo Macari fanno rivelare al Gip Casinelli come la pedana sequestrata sia “un’opera di modestissime dimensioni – appena 50 mq – avente carattere stagionale (invero circa 60 giorni) e agevolmente amovibile, installata su frangiflutti di cemento già esistenti e non ancorata al suolo. La struttura, realizzata in legno e ferro zincato, non altera in alcun modo la morfologia del litorale, non implica movimenti di terra, non incide sulla vegetazione, non interferisce con la fauna e non produce alcun impatto sull’habitat naturale circostante”.

Avvocati Vincenzo e Matteo Macari

La stessa relazione tecnica dal consulente di predisposta dal consulente di parte precisava come “la pedana sia posata su blocchi di cemento già presenti nell’area che emergono dalla sabbia per un’altezza media di 50 centimetri, che l’intervento non prevede scavi o movimenti di terra, che all’area si accede direttamente dal locale senza apertura di nuovi percorsi, e che alla fine del periodo di occupazione sarà ripristinato lo stato dei luoghi originario”. Ma era necessario questo intervento dei Carabinieri Forestali il 17 agosto? La risposta degli avvocati Vincenzo e Matteo Macari è scontata nella misura fanno rilevare nella loro istanza di revoca come il suo assistito “da circa vent’anni nella medesima area demaniale avuta in concessione temporanea vi svolge un’attività di ristorazione.

Nel corso di tutto questo periodo – e per strutture turistico-ricettive analoghe presenti sull’isola di Ponza – mai, in alcuna occasione, le autorità competenti hanno richiesto o preteso il previo espletamento della procedura di valutazione di incidenza ambientale. La contestazione elevata nel presente procedimento si pone, pertanto, in pieno contrasto con una prassi amministrativa consolidata e non contestata per due decenni”. Nella richiesta di revoca del sequestro viene fatto rilevare come la presunta pedana “fuorilegge” sia stata assentita con regolare autorizzazione demaniale temporanea del Comune di Ponza del 14 luglio 2026 rilasciata all’esito di un’apposita istruttoria tecnica con parere favorevole della Commissione preposta e del nulla osta dell’Autorità Marittima di Ponza. E’ dotata di un regolare “Cil” abitualmente rilasciata a favore di una “struttura temporanea diretta a soddisfare obiettive esigenze contingenti, da rimuoversi entro 180 giorni, invero intorno alla metà del mese di settembre, come tutti gli anni”.

Che questa pedana non provochi alcuna forma di impatto ambientale l’ha evidenziato lo stesso perito di parte del ristorante di Ponza che ha presentato proprio lunedì una Pec Direzione regionale Ambiente, cambiamenti climatici, transizione energetica e sostenibilità, parchi – Area Protezione e Gestione della Biodiversità, l’istanza di “Verifica di Corrispondenza (VC)” dalla quale emerge “in maniera inequivoca l’assoluta assenza di impatto ambientale della pedana sull’habitat circostante”. Mario C. ha chiesto la revoca del sequestro preventivo anche contestando la sua proporzionalità: “La giurisprudenza di legittimità ha da tempo affermato – con orientamento ormai consolidato – che i principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità costituiscono oggetto di ineludibile valutazione da parte del giudice della cautela reale, al fine di evitare un’esasperata compressione del diritto di proprietà e di libera iniziativa economica privata, ovvero una limitazione che non sia necessaria e proporzionata al fine perseguito e che si traduca, per il destinatario, in un onere eccessivo rispetto all’obiettivo da perseguire”.

La difesa ha dovuto rappresentare al Gip, suo malgrado,” una realtà che trascende il piano strettamente giuridico per toccare profili di elementare equità e di proporzionalità umana. L’isola di Ponza vive, nella sua interezza, di turismo balneare estivo. Non si tratta di una metafora: è una realtà economica per certi versi anche drammatica. La stagione commerciale sull’isola di Ponza dura, nella sostanza, appena trenta giorni l’anno: il solo mese di agosto. L’attività de “Il Rifugio dei Naviganti” trae da quelle poche settimane il reddito che deve sostenere il nucleo familiare di dell’indagato per l’intero anno. La pedana di 50 metri sequestrata è il cuore pulsante di questa attività: su di essa trovano posto i tavoli e le sedie ove far accomodare I clienti. Il sequestro è giunto il 17 agosto 2026.

Mancano, alla chiusura della stagione, appena 3-4 settimane. Un eventuale dissequestro tardivo — intervenuto quando agosto sarà già finito e i turisti avranno abbandonato l’isola — equivarrebbe, nella sostanza, a nessun dissequestro: il danno sarebbe già consumato, irreparabile, definitivo. La famiglia C. si troverebbe, in altri termini, ad aver perso buona parte della stagione lavorativa, e dunque l’unica fonte di reddito dell’anno”. Intanto la datata ed irrisolta querelle della gestione dei pontili a mare di Ponza è approdata anche davanti il Tar. Il 10 settembre – a stagione turistica ormai agli sgoccioli – sarà discusso il ricorso di alcuni operatori del settore che, attraverso gli avvocati Francesco Pioporta e Massilimiano Ferraro, lamentano il “doppiopesismo” dell’ufficio demanio del Comune isolano Hanno impugnato il contenuto di una determina del dirigente Pietroniro che, a fronte della richiesta dell’intero comparto di definire regole certe dopo il rilascio delle concessione demaniali, ha autorizzato la gestione di un campo boe a favore dello stesso al centro dell’ambitissimo porto di Ponza e l’ampliamento della concessione demaniale a favore di un altro singolo privato.