Concorso in caporalato, al via un altro processo nei confronti di Antonello e Renzo Lovato

LATINA – E’ tornato di nuovo in Tribunale a Latina Antonello Lovato, l’imprenditore di Borgo Santa Maria che lo scorso anno era stato condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio doloso del bracciante indiano Satnam Singh. Lovato insieme al padre Renzo devono difendersi dall’accusa di concorso in caporalato alla luce di un’inchiesta minore che la Procura di via Ezio aveva avviato all’indomani della morte del povero Satnam nelle campagne ai confini dei comuni di Latina e Cisterna.

Il processo davanti il giudice monocratico Francesca Zani su richiesta del legale difensore Domenico Bianchi è iniziato ed è stato subito rinviato al 18 novembre, il tempo per le parti per presentare la lista testi in cui compare il nome di Soni, la moglie del bracciante indiano Satnam Singh.

Renzo e Antonello Lovato all’indomani del decesso di Satnam furono sorpresi all’interno della loro azienda agricola, alle cui dipendenze c’erano altri due braccianti stranieri sorpresi a lavorare ma senza essere stati sottoposti alle previste visite mediche.

Renzo Lovato è atteso davanti il Gup del Tribunale di Latina chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio per una terza inchiesta che, denominata “Jamuna”, affronta la delicatissima emergenza del caporalato. La Procura gli contesta la mancata applicazione della sorveglianza sanitaria.

Il testo Unico sulla Salute e Sicurezza, disciplinata dalla legge 81/2008, stabilisce che, quando il “Dvr” dell’azienda indica dei rischi sul lavoro, o quando il Medico Competente lo ritiene necessario, il datore di lavoro è obbligato ad attivare la Sorveglianza Sanitaria, cioè l’insieme delle visite mediche dei lavoratori.