Pubblicate le motivazioni del processo Tiberio, l’ex sindaco di Sperlonga Cusani pensa al ricorso

SPERLONGA – Trecentotrentadue pagine che la Corte d’Appello dovrà vagliare attentamente nel processo di secondo grado al via probabilmente agli inizi del 2027. La richiesta arriva dal nutrito collegio difensivo dei quattro imputati condannati lo scorso 17 marzo al termine di uno dei processi più delicati celebrati negli ultimi anni in provincia di Latina, quello relativo all’operazione “Tiberio”. Da martedì hanno cominciato a scrivere il ricorso in appello i legali dell’ex sindaco di Sperlonga Armando Cusani, dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune Isidoro Masi e degli imprenditori Nicola Volpe e Antonio Avellino. Hanno tempo 45 giorni per presentarlo dopo l’atteso deposito – ai 90 giorni annunciati la sera della lettura della sentenza se ne sono aggiunti altrettanti – delle motivazioni che hanno scritto a sei mani i tre magistrati giudicanti, Elena Nadile, Francesca Zani e Clara Trapuzzano Molinaro. Avevano condannato per corruzione l’ex sindaco Cusani a sei anni di reclusione, Masi a 7, Volpe e Avellino rispettivamente ad 8 a 6 anni accogliendo sostanzialmente la severissima requisitoria del sostituto procuratore Valerio De Luca.

Caduta l’ipotesi di reato di turbativa d’asta per la quale c’è stato il proscioglimento per prescrizione dell’ex dirigente comunale Massimo Pacini e dell’imprenditore Andrea Fabrizio, gli avvocati Vincenzo Macari, Luigi Panella, Gaetano Marino, Gianni Lauretti, Roberto De Fusco e Gianmarco Conca sono pronti a ribaltare il giudicato del Tribunale di Latina. La corruzione non è stata provata. Semmai il reato che sarebbe dovuto essere riconosciuto – ha anticipato il collegio difensivo – è il traffico di influenze che, per i fatti verificatisi dal 2012 al 2016,è ampiamente prescritto.

A causa della condanna a sei anni il sindaco Cusani venne sospeso dall’incarico dal Prefetto di Latina e rimpiazzata dalla sua “vice” Lorena Cogodda, un provvedimento forte per uno dei più autorevoli uomini politici della Provincia della cui amministrazione è stato presidente due volte per il centro destra. E le motivazioni della sentenza delle dottoresse Nadile, Zani e Trapuzzano Molinaro mettono al centro, unitamente alle chilometriche intercettazioni telefoniche ed ambientali della Procura, mettono al centro l’esistenza di un presunto Sistema che a Sperlonga – secondo l’accusa – avrebbe favorito gli interessi privati legati allo stesso ex sindaco Cusani.

Ma non una vicenda amministrativa: è una vicenda di potere. L’inchiesta, datata, nasce dal caso dell’hotel Grotta di
Tiberio e dai rapporti tra il Comune di Sperlonga e la struttura alberghiera del suocero di Armando Cusani, Erasmo Chinappi, da tempo confiscata e nella disponibilità dello stesso comune. Soprattutto dopo la sentenza del 2012 che accertava la presenza di gravi abusi edilizi, ritenendoli non sanabili ed ipotizzando la necessità di una sua demolizione o di una acquisizione al patrimonio pubblico. Cosa che poi è puntualmente avvenuta.

Il primo capo d’accusa sosteneva che Cusani abbia ceduto un appartamento all’allora responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Sperlonga Massimo Pacini; in cambio il dirigente si sarebbe dimenticato di emettere provvedimenti o effettuare sopralluoghi per verificare la presenza di abusi nell’hotel di Cusani e del suocero. Il secondo capo d’accusa riguarda una turbativa d’asta per la sistemazione dell’area archeologica Villa Prato al costo di 700mila euro. Le indagini si erano allargate anche alla gara per la ristrutturazione del Comune di Prossedi (230mila euro); l’affidamento del servizio di pulizia delle strade extraurbane di Priverno (40mila); il restauro della scuola “Santoro” di Priverno (35mila). Sia Masi che Pacini, secondo l’accusa, avrebbero garantito gli interessi di Cusani per l’hotel.

I tempi per lo svolgimento del processo d’appello sono determinanti ma il deposito delle motivazioni di fatto ha posticipato di qualche mese lo svolgimento del processo di secondo grado che l’ex sindaco Cusani vorrebbe affrontare immediatamente per risolvere con un esito positivo e tentare – tempi permettendo – di acciuffare al fotofinish la ricandidatura a sindaco alle amministrative previste nella tarda primavera 2027. Nove anni fa ci fu il miracolo: nonostante una lunga ed ingiusta detenzione cautelare, il sindaco si rimise in gareggiata, affrontò l’elettorato del borgo saraceno che lo riabilitò. Ora a convincersi dell’innocenza di Cusani dovranno essere altri magistrati, quelli della Corte d’appello di Roma.