Latina / Arresti domiciliari di Tiero, il tribunale del riesame spiega i motivi del rigetto della revoca

LATINA – Cinquantasei pagine per ribadire un aspetto: al consigliere regionale sospeso di Fratelli d’Italia Enrico Tiero non potevano essere revocati gli arresti domiciliari perché, in caso contrario, avrebbe potuto reiterare il reato o inquinare le prove. E’ l’elemento comune denominatore che caratterizza le motivazioni con cui il Riesame di Roma lo scorso10 novembre aveva confermato il 18 ottobre i domiciliari per Tiero con l’ipotesi accusatoria di corruzione formulata dai sostituti Procuratori Martina Taglione e Antonio Sgarrella. I giudici del Tribunale della Libertà, in sostanza, hanno confermato la tesi del Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, lo stesso magistrato che, destinatario della misura cautelare pervenutagli dalla Procura, aveva sottoposto lo stesso Tiero ad un interrogatorio preventivo il 16 ottobre. Lo stesso Riesame non ha accolto la tesi difensiva dei legali di Tiero, gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Angelo Fiore, secondo la quale il loro assistito non avrebbe esercitato alcuna pressione nei confronti di alcun imprenditore della sanità privata o della media distribuzione per ottenere somme di danaro in cambio dell’aumento dei posti letto autorizzati dalla Regione Lazio e per la concessione di posti di lavoro.

Avv. Pasquale Cardillo Cupo

Si sarebbe verificato il contrario – cioè Tiero avvicinato da alcuni imprenditori – e, secondo le motivazioni del Riesame – il quadro accusatorio non è mai cambiato… Il Riesame poi non ha tenuto in considerazione altre lagnanze della difesa di Tiero che aveva sollecitato l’annullamento della misura restrittiva adducendo l’inutilizzabilità delle intercettazioni per la presunta mancata autorizzazione per l’utilizzo da parte dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di un trojan con cui erano state, appunto, captate le conversazioni di Tiero di cui, peraltro, era stata rimarcata anche la loro incompleta trascrizione. Gli avvocati Cardillo Cupo e Fiore hanno preannunciato la presentazione di un ricorso in Cassazione contro il diniego del Riesame e non escludono che la Procura di Latina nel frattempo possa chiedere per Enrico Tiero il giudizio immediato. La difesa del consigliere regionale di Fdi non solleciterà però alcun rito alternativo – come il patteggiamento – ed è orientata a citare una “pioggia” di testi a suo favore, tra cui diversi dirigenti della Regione Lazio e lo stesso governatore Francesco Rocca in relazione all’aumento dei posti letto autorizzato per la clinica privata convenzionata Icot di Latina in cambio della stabilizzazione lavorativa per una delle figlie di Tiero.

L’esponente di Fdi sospeso dall’incarico di consigliere regionale di Fdi per effetto dell’applicazione della legge Severino è accusato dalla Procura di aver preteso da un imprenditore 6000 euro da destinare al tesseramento di Fratelli d’Italia e posti di lavoro in una clinica sanitaria privata e in una catena di supermercati di Latina. Tiero – sempre secondo la Procura – sarebbe stato un protagonista di un patto corruttivo che, alimentato dalla sua importante funzione pubblica iniziata con l’elezione alle regionali del 12 e 13 febbraio 2023, sarebbe stato caratterizzato da un “inquinamento” permanentemente “asservito agli interessi di grandi imprenditori del territorio”.

Dimissionario inizialmente dall’incarico di presidente della commissione Sviluppo Economico presso il consiglio della Pisana, Tiero è stato poi sostituito dalla prima dei non eletti del listino di Fdi, l’attuale presidente del Parco nazionale del Circeo Emanuela Zappone. Tiero resterà fuori dal consiglio regionale sino a quando saranno in vigore le misure cautelari, confermate e ora motivate dal Riesame. La difesa spera che la Cassazione si pronunci tra febbraio e marzo prossimi ma i tempi potrebbero essere decisamente più lunghi e sfiorare addirittura l’estate 2026. Qualora la Suprema Corte dovesse annullare l’ordinanza del Riesame, è assai probabile che a pronunciarsi sia una sezione diversa del Tribunale della libertà rispetto a quella che ha motivato la conferma dei domiciliari per il “Mister preferenze” di Fratelli d’Italia in provincia di Latina.