GAETA – Al centro di un’inchiesta della Procura di Cassino per una serie di presunte minacce ed aggressioni di cui si accusano a vicenda il neo assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Gaeta Massimo Magliozzi e l’imprenditore Edoardo Accetta, il progetto, contestato, per la realizzazione di una casa di riposo in località Calegna è approdato martedì per la terza volta davanti la prima sezione di Latina del Tar del Lazio. La società, che ha presentato il progetto (redatto dall’architetto Francesco Paolo Mancini) l’8 giugno 2021, la Pida Immobiliare srl, ha di nuovo citato il comune di Gaeta, invocando l’istituto del silenzio-assenso, per il mancato rilascio del permesso a costruire, da parte del Seap, lo sportello unico delle attività produttive, ai sensi dell’articolo 8 del Dpr 160/2010. La vicenda, ricca di colpi di scena di natura tecnico-amministrativa e giudiziaria, ha conosciuto martedì un nuovo capitolo perché il comune, che ufficialmente non si è costituito, solo nella giornata di lunedì, a 24 ore dalla discussione del ricorso presentato dall’avvocato Mirko Di Biase, ha comunicato alla Pida Immobiliare (la cui amministratrice Michela Guglietta è la moglie dell’imprenditore Edoardo Accetta) di essere pronto a quantificare ora gli oneri concessori che il privato deve versare per ottenere il permesso a costruire dopo la firma di una convenzione disciplinata dall’articolo 28 bis del Dpr 380/2001. L’udienza è stata così rinviata per la decisione finale al 26 marzo prossimo con il comune di Gaeta che, dopo aver indetto e svolto una conferenza di servizi (favorevole all’istanza del privato), approvò il 24 agosto 2024 una variante al Prg vigente trasformando l’area su cui dovrà nascere questa casa per anziani da zona “S (a favore dell’edilizia scolastica”) a nuova zona “F (edilizia sanitaria). Fu una variante politicamente insidiosa accompagnata da mille polemiche sollevate dall’allora consigliere comunale di maggioranza, da qualche giorno neo assessore ai lavori Pubblici del comune, Massimo Magliozzi. L’ex sindaco non censurò soltanto la cessione (nel 2020) da parte del Comune alla Pida Immobiliare di un lotto di terreno che consentì la realizzazione del lotto minimo ma definì illegittima la variante al Prg risultando l’unico l’esponente della maggioranza – che registrò non poche e tattiche assenze – a non votarla insieme ai consiglieri dell’opposizione.
Magliozzi in aula consiliare rilasciò dichiarazioni di fuoco e nei giorni successivi venne a contatto con l’ex collega di partito (Forza Italia) Edoardo Accetta querelandosi a vicenda al punto che la Procura di Cassino aprì un’inchiesta. Non è stata mai archiviata e a svolgerla sono i Carabinieri della tenenza di Gaeta che hanno convocato a verbale, tra gli altri, il consigliere comunale di minoranza Franco De Angelis. A suo dire il progetto per la realizzazione di una casa di riposo presentata dalla Pida immobiliare avrebbe dovuto seguire altri canoni normativi ed un altro sito…piuttosto che la zona di Calegna, sede di diversi istituti scolastici secondo quanto prevede il Prg vigente approvato nel 1973. Il consiglio comunale con la delibera 46/2024 fu chiaro: diede mandato all’allora dirigente del dipartimento Seap di “provvedere ai successivi adempimenti in ordine al prosieguo del permesso a costruire”. Se la Pida srl già nel 2022 si era rivolta favorevolmente al Tar per le mancate risposte del comune al suo progetto, il 10 febbraio 2025 chiese di essere convocata per la sottoscrizione della convenzione avallata dalla variante al Prg approvata (“sento un tintinnio di manette” urlò Massimo Magliozzi in pieno consiglio comunale) nell’agosto dell’anno precedente. L’amministrazione Leccese non forni alcuna risposta e la Pida con un primo ricorso al Tar chiese la nomina di un commissario ad acta. L’istanza venne rigettata nell’udienza del 27 ottobre 2025 in quanto quello che doveva fare il comune – l’approvazione della variante al Prg – l’aveva già formalizzato con la convocazione e svolgimento della conferenza di servizio e la successiva approvazione della variante al Prg. Per il Tar “l’attività successiva ancora da svolgersi non può ritenersi ricompresa nell’ambito oggettivo dell’obbligo sancito dalla citata pronuncia”. La Pida srl non fu di questo avviso, convinta che “un obbligo di un’autorità pubblica – uno dei capisaldi della legge sulla trasparenza degli atti degli enti locali, la 241/1900 – è quello di concludere il procedimento in forma espressa ed in tempi certi”. Lo svolgimento favorevole della conferenza di servizio, in forma “semplificata-asincrona” l’aveva certificato.
Il silenzio del Comune nei confronti del privato continuò e la Pida si rivolse di nuovo al Tar chiedendo la nomina di un commissario ad acta per il rilascio del permesso a costruire. Ma questo soggetto terzo non si è mai insediato al quarto piano del palazzo municipale di piazza XIX Maggio perché il comune, già condannato al pagamento delle spese legali, comunicò alla Pida srl l’avvio del procedimento finalizzato a quantificare l’entità dei canoni concessori e, pertanto, al rilascio del permesso a costruire. Ma anche questo fu un’altra falsa partenza che ha costretto l’avvocato Di Biase il 6 novembre 2025 a presentare il terzo ricorso al Tar: se non ci pensa il comune, provveda un commissario ad acta. Lunedì l’inattesa svolta. Il comune per non incorrere in un’altra condanna e figuraccia, attraverso la dirigente del Seap Annamaria De Filippis, ha comunicato al Tar di essere pronto a concludere il procedimento con il rilascio del permesso a costruire. La presidente della prima sezione Fausta Imbesi ne ha preso atto e ha rinviato l’udienza al 26 marzo per la decisione finale. Ma resta il mistero: perché questo ritardo di un anno e mezzo a rilasciare un permesso a costruire avallato dal consiglio comunale? Forse i canoni di urbanizzazione proposti dal Comune sono stati considerati esosi da parte del privato? La Procura di Cassino intanto continua ad indagare.