Sperlonga / Piano di Zonizzazione acustica bocciato dal Tar

SPERLONGA, Piano di zonizzazione acustica – Una sentenza che non ammette interpretazioni. L’ha emessa il Tar- sezione di Latina censurando l’operato del comune di Sperlonga che avrebbe proceduto alla definitiva approvazione del piano di zonizzazione acustica senza aver prima provveduto all’indizione della richiesta Conferenza dei servizi e senza apportare alcuna modifica alla zonizzazione. A chiedere il coinvolgimento dei giudici amministrativi di Latina era stato il comune di Fondi chiamando in causa il comune di Sperlonga – che non si è costituito in giudizio – e la Regione Lazio che invece ha cercato di difendersi. Il comune di Fondi aveva chiesto, tra le altre cose, la sospensione dell’efficacia della deliberazione del Consiglio comunale di Sperlonga numero 19 del 31 luglio 2025 avente ad oggetto l’approvazione del Piano di zonizzazione acustica del territorio civico, nonché l’annullamento di tutti gli atti conseguenti alla stessa deliberazione; della deliberazione del Consiglio comunale di Sperlonga numero 23 del 30 dicembre 2024 che adottava il piano di zonizzazione acustica e, inoltre, dei verbali della Commissione consiliare permanente del 20 e del 27 settembre 2024, del 20 novembre 2024, del 27 dicembre 2024 “e di ogni atto presupposto o connesso, anteriore o conseguente”. A stigmatizzare l’azione amministrativa del comune di Sperlonga è ora il locale Partito Democratico. Ricorda come il comune di Fondi, in qualità di ente territoriale confinante, nel febbraio del 2025 avesse chiesto – come previsto dalla legge – la convocazione di una conferenza dei servizi rilevando una violazione del “principio di continuità territoriale della pianificazione”, risultando accostate zone acustiche caratterizzate da emissioni sonore superiori a quelle consentite.
“Ma il Comune di Sperlonga procedeva invece alla definitiva approvazione del piano di zonizzazione acustica senza aver prima provveduto all’indizione della richiesta Conferenza dei servizi e senza apportare alcuna modifica alla zonizzazione – tuona il Pd sperlongano – L’assenza di qualunque riscontro del Comune di Sperlonga alle legittime osservazioni avanzate da quello di Fondi, induceva quest’ultimo a presentare ricorso al Tar lamentando le violazioni di legge, nonché denunciando l’eccesso di potere da parte del Comune di Sperlonga, il quale, una volta appreso del ricorso proposto al Tar dal Comune di Fondi, si giustificava affermando come la nota di contestazione del Comune di Fondi fosse giunta ma poi, per disguidi interni, non era mai pervenuta all’attenzione né del Sindaco, né dell’area tecnica comunale”. Se questa ricostruzione fosse veritiera – è un’altra accusa del Pd – dimostrerebbe una allarmante disorganizzazione interna al palazzo comunale”. Con un’altra severa considerazione. Il Tar ha ritenuto che “la condotta tenuta dal Comune di Sperlonga integra un vizio procedimentale di natura radicale in quanto la conferenza dei Servizi è l’unico strumento di raccordo intercomunale previsto dalla legge per evitare discontinuità nella zonizzazione acustica del territorio. In più non è stato confutato il merito
delle osservazioni rappresentate dal Comune di Fondi circa la discontinuità dei valori–limite di immissioni sonore in talune aree poste al confine dei due enti territoriali”. E così che il Tar di Latina ha accolto il ricorso del Comune di Fondi e, per effetto, ha annullato gli atti impugnati. Inoltre ha ritenuto di porre le spese di lite (quantificate in duemila euro oltre agli accessori di legge) a carico del Comune di Sperlonga. “Questa sentenza del Tar – conclude il Pd – pone ancora una volta in evidenza, semmai ve ne fosse stato bisogno, la spregiudicatezza con la quale l’amministrazione comunale di Sperlonga da anni si muove di fronte a norme e leggi, nonché l’arroganza con la quale regola i rapporti con chiunque ne denunci limiti e incongruenze. In questo specifico caso, l’Amministrazione di Sperlonga, consapevole dell’illegittimità del suo operato, si è ben guardata dal costituirsi e resistere in giudizio. Resta il fatto che a pagare economicamente “gli sfizi” degli amministratori sono sempre i cittadini”.