TERRACINA, Operazione Porta napoletana – Il Riesame di Roma giovedì si è riservato la decisione se accogliere o meno i ricorsi presentati e discussi dalla difesa di tre delle cinque persone raggiunte lo scorso 16 dicembre da altrettanti provvedimenti cautelari disposti dal Gip del Tribunale di Roma Maria Gaspari nell’ambito dell’inchiesta “Porta Napoletana”. I legali di Edoardo Minale – si trova nel carcere napoletano di Secondigliano – dell’ex consigliere comunale di Terracina Gavino De Gregorio e di Michele Minale (avvocato Gianmarco Conca) – entrambi tuttora ai domiciliari – hanno apertamente contestato le conclusioni investigative dei Pm della Dda di Roma, Maria Cristina Palaia e Francesco Gualtieri in base alle quali i tre erano stati stati arrestati, a vario titolo, con le accuse di scambio elettorale politico mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti. Soprattutto il legale di De Gregorio, l’avvocato Maurizio Forte, ha contestato l’accusa della procura antimafia, quella di aver chiesto il sostegno di Marano – genero del capo clan nel quartiere di Secondigliano Gennaro Licciardi – in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2023 quando venne eletto con 226 voti nella lista civica del sindaco Francesco Giannetti.
Se il pronunciamento del Riesame è atteso entro la giornata di sabato 10 gennaio, la difesa di Marano, rappresentata dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, ha evidenziato come il suo assistito – nonostante sia marito di Patrizia, figlia del capo clan Gennaro Licciardi – non abbia mai avuto alcun legale con l’organizzazione camorristica, un aspetto evidenziato – a suo dire – da una sentenza emessa al termine di un processo anti camorra. Secondo le risultanze investigative dei Carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Latina e della Compagnia di Terracina Marano si sarebbe servito di Michele Minale – “il numero uno” da anni residente a Terracina e destinatario di un ingente sequestro milionario nel 2010 e tuttora imputato per usura ed estorsione in un processo pendente davanti il Tribunale di Latina – per partecipare a specifiche aste fallimentari per conto del clan Liccardi dell’Alleanza di Secondigliano. Se il Gip Gaspari aveva fatto notificare un obbligo di firma per Andrea Belviso (53 anni), considerato un prestanome di Minale, lo stesso magistrato al termine dell’interrogatorio di garanzia aveva annullato la misura interdittva emessa inizialmente ai danni di Roberto Carocci con il divieto di esercitare per un anno la professione di commercialista. L’attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, svolta dal giugno 2022 all’ottobre 2023, ha accertato inveve l’inquietante inserimento nel tessuto economico-imprenditoriale, politico e sociale di Terracina di un’importante famiglia inserita, anche per vincoli di sangue, nel noto Clan Liccardi di Napoli: i Marano.
I Carabinieri non a caso avevano anche sequestrato preventivamente, ai fini della confisca, sette locali commerciali (un’intera galleria commerciale, l’ex cinema Fontana in Via Roma), un B&B, 20 unità immobiliari e 3 terreni per un valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Secondo gli inquirenti i coniugi Marano, da quando nel 2006 si trasferirono a Terracina, effettuarono una serie di investimenti immobiliari e imprenditoriali, soprattutto nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento. E l’hanno fatto grazie alla complicità e vicinanza di alcuni imprenditori locali. Ma sarebbe stata la partecipazione del trio Licciardi, Marano e Minale alle aste fallimentari il core business dell’organizzazione. L’ordinanza del Gip Gaspari aveva evidenziato la partecipazione nel 2016 di Minale, titolare dell’agenzia “Marlon Immobiliare” in Via Roma a Terracina, ad un’asta fallimentare per conto della famiglia Licciardi: fu acquistato all’asta al prezzo di 155mila euro un fabbricato in viale delle Industrie a Terracina poi ceduto al prezzo di 255mila euro…. L’avvocato Forte ha chiesto la revoca dei domiciliari per De Gregorio perchè, in procinto sino ad un mese fa di diventare il presidente del consiglio comunale di Terracina, non può più reiterare alcun reato essendosi dimesso dall’incarico di consigliere conseguito – secondo l’ipotesi dell’accusa – con il determinante apporto di un clan di camorra. Intanto restano indagati a piede libero Patrizia Licciardi (58 anni), Sisto Maggi (36 anni), Silvia Giuliani (43 anni), Marika Minale (32 anni), Roberto Carocci (53 anni), Luca Cimmino (60 anni), Mario Di Sauro (58 anni), Domenico Scevola (52 anni), Assunta Mari (35 anni), Paolo Scevola (51 anni), Antonio Dei Giudici (71 anni), Cristofaro, Vincenzo, Immacolata e Pasquale Patriota (rispettivamente 57, 30, 40 e 23 anni), Iolando Iavarone (57 anni) e Paolo Coppola (36 anni).