Torrente Pontone, un proprietario di Formia espropriato due volte ricorre al Tar

FORMIA – È partito con il freno tirato, a causa di una palese superficialità tecnico-amministrativa, l’iter per la riqualificazione idraulica di uno dei corsi d’acqua più temuti e pericolosi della provincia di Latina, il torrente Pontone che, sfociando nel mare formiano di Vindicio, costituisce il confine geografico di tre comuni, Formia, Gaeta e Itri. E proprio contro questi tre enti ed Acqualatina un privato, G.T,. attraverso l’avvocato Luca Scipione, ha presentato un chilometrico ricorso al Tar – si snoda in ben 32 pagine- contro la deliberazione numero 26 del 29 febbraio 2024 con cui la Giunta Municipale di Formia approvava il progetto intercomunale (il cui comune capofila è quello di Itri per la mitigazione del dissesto idrogeologico del torrente Pontone nell’ambito del “Piano di sviluppo e coesione” della Regione a sua volta approvata dal Cipess (ex Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica) nel 2021. Lo Stato aveva messo a disposizione oltre 10 milioni di euro,( di cui sei milioni e 640mila euro per i lavori nel tratto terminale del corso d’acqua) e aveva incaricato il comune di Itri ad avviare le procedure di acquisizione dei relativi pareri mediante l’istituto della Conferenza dei Servizi e quelle sempre spinosissime (quando si tratta di privati cittadini) degli espropri per l’acquisizione delle aree necessarie all’esecuzione delle opere. Il ricorso di G.T., presentato dall’avvocato Luca Scipione, ha impugnato al Tar le analoghe delibere espropriative adottate dal comune di Gaeta) la numero 54 dell’11 marzo 2024) e di Itri (la numero 30 del 13 marzo di due anni). Nel mirino di questo privato confinante il torrente Pontone è finita anche la lettera del 28 marzo 2024 con cui il responsabile del settore Opere Pubbliche del comune di Itri, Massimiliano Meschino, avviando il procedimento, indiceva la conferenza di servizio “accelerata” che si sarebbe dovuta concludere entro 45 giorni.

Così avvenne ma il comune di Itri commise – secondo l’avvocato Scipione – una leggerezza amministrativa omettendo di comunicare al suo assistito (la determina dirigenziale fu la numero 174 del 6 agosto 2024) la conclusione positiva della conferenza di servizi che raggiunse un risultato storico: tutti gli enti interessati concessero il loro semaforo verde alla realizzazione degli interventi di riqualificazione del torrente Pontone con la prescrizione che soprattutto i privati interessati all’apertura di questo cantiere sarebbero dovuti essere informati. G.T., che risiede nel territorio del comune di Formia, ha deciso di impugnare al Tar anche la determina dirigenziale del comune di Itri 247 dell’11 ottobre scorso con venivano respinte le osservazioni presentate dal privato al comune competente, quello di Formia. L’amministrazione di Itri aveva fretta ed il 7 agosto 2025 chiese alla Giunta formiana di apporre un vincolo preordinato con la dichiarazione di pubblica utilità. Sono state impugnate al Tar anche la deliberazione numero 50 del 6 ottobre 2025 consiglio comunale cui veniva approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica contenente le particelle di terreno di G.T. da espropriare e, infine, due decreti del 17 dicembre e del 22 gennaio scorsi scorso con cui il responsabile del Settore Lavori Pubblici del Comune di Itri ha disposto l’asservimento permanente e occupazione temporanea prima e l’immissione in possesso poi – avvenuta nella mattinata di mercoledì 25 febbraio – di tre particelle insistenti nel Foglio 12. Perché questo ricorso contro un esproprio che di fatto rallenterà l’iter procedurale dell’opera? Qualcuno ha dimenticato che la delibera consiliare numero 6 del 31 gennaio 2004, 22 anni fa, il comune di Formia, includeva il terreno di G.T, nel piano urbano dei parcheggi (PUP) e conseguentemente venne utilizzato, in forza di regolare autorizzazione comunale, come area adibita a parcheggio privato a pagamento. Di poi, oltre la destinazione a parcheggio, il comune di Formia ha finanche autorizzato, previa acquisizione delle prescritte autorizzazioni paesaggistiche, una societa (di trasporti) di G.T, ad installare n. 10 insegne pubblicitarie, attualmente installate sul terreno in questione. Purtroppo le vicende tecnico-amministrative e giudiziarie del Torrente Pontone (o Rio d’Itri) hanno una genesi tragica: la morte di una persona anziana avvenuta nella notte tra il 31 ottobre ed il 1novembre 2012 in seguito ad una disastrosa esondazione del corso d’acqua.

Nei giorni del 31 ottobre e 1° novembre 2012 si è verificato uno straordinario evento meteorologico che ha portato all’esondazione del Rio d’Itri/Torrente Pontone, che attraversa i Comuni di Itri, Formia e Gaeta. Sull’onda dell’emozione per quel tragico evento gli allora sindaci di Itri, Gaeta e Formia sottoscrissero il 4 ottobre 2013 un documento di intenti, con cui si dava mandato al comune di Itri di predisporre un progetto tecnico finalizzato al risanamento ed all’adeguamento strutturale del torrente. Il finanziamento richiesto arrivò grazie al determinante apporto dell’amministrazione itrana guidata dal sindaco Antonio Fargiorgio ma – secondo l’avvocato Luca Scipione – alla conferenza dei servizi indetta il 28 marzo 2024 per mettere in sicurezza l’ultimo tratto del Rio ed il rifacimento del ponte sulla strada regionale Flacca in località Canzatora furono invitati tutti gli enti interessati “tranne che i “proprietari interessati dall’opera prevista nel progetto di fattibilità tecnica ed economica ed il ricorrente”. A quest’ultimo il 12 luglio 2024 fu comunicato dal comune di Itri l’avvio del procedimento espropriativo e gli furono concessi 30 giorni per la presentazione delle eventuali osservazioni. E cosa successe? Il responsabile dell’Area Tecnica del Settore Lavori Pubblici del Comune di Itri “senza attendere il decorso del termine di trenta giorni assegnato al ricorrente e agli altri proprietari con determina del Settore numero 174 del 6 agosto 2024, mai comunicata agli interessati, dichiarò la conclusone positiva della conferenza decisoria”. Insomma il comune di Itri convocò con successo conferenza dei Servizi con cui è stato approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica “ma senza tenere assolutamente conto delle osservazioni presentate dal ricorrente”. A dire dell’avvocazione Scipione quella del comune di Itri fu una grave “azione omissiva” per non parlare di una serie di “anomalie” riguardanti lo stesso progetto in rapporto alla procedura espropriativa seguita dal comune di Itri quale ente capofila”. L’avvocato Scipione è andato oltre: si vogliono sottrarre a G.T tre particelle che, derivate dall’ originaria particella numero 652 del foglio 13 Sez. FOR “sono state già interessate da altra procedura espropriativa da parte del comune di Formia con decreto numero 1 del 18 marzo 2008 con cui era stata disposta l’occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione, all’asservimento e all’occupazione temporanea per la realizzazione di collettori fognari nell’ambito del territorio comunale. Con una conclusione tragico-comica: per mettere in sicurezza il torrente Pontone la procedura promossa dal comune di Itri ha ignorato che “sulle tre particelle del ricorrente, con specifico riferimento sulla particella 2332, esistono, perché realizzate da Acqualatina spa, le pompe di sollevamento della rete fognaria di via Vindici oggetto della procedura espropriativa del 2008”. Con questa goffa conseguenza: questo intervento pubblico “impatta e contrasta totalmente con l’opera pubblica già realizzata da Acqualatina Spa” a seguito della precedente procedura espropriativa azionata all’epoca dal comune di Formia. Con un’altra fantozziana ed amara considerazione: quelle pompe di sollevamento della rete fognaria furono realizzate ma “la procedura espropriativa non è stata conclusa e i terreni sono rimasti di proprietà del ricorrente” al quale le stesse particelle espropriate dal comune di Itri “!risultano già interessate da pianificazione del comune di Formia, essendo state incluse nel piano urbano dei parcheggi (Pup) approvate dalla deliberazione di consiglio comunale di Formia numero 6 del 31 gennaio 2004 . E G.T, quale legittimo proprietario, ha eseguito la sistemazione dell’area ai fini della realizzazione delle opere previste (recinzione, sistemazione terreno con misto di cava stabilizzato) e, dunque, l’eventuale espropriazione totale delle tre particelle di terreno “è in contrasto, per le opere previste da realizzare, con il suddetto Pupo e il relativo progetto verrebbe, di certo, a costituire una variante agli strumenti urbanistici vigenti, così da arrecare, oltre per le spese sostenute per la realizzazione delle predette opere previste dal piano urbano dei parcheggi che si riserva di quantificare in altra sede e fase del procedimento, anche un danno alla proprietà circa l’impossibilità di utilizzarlo quantomeno come parcheggio”. Quando la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra nella sin troppo reclamizzata Città del Golfo