Archiviazione della querela della segretaria di Formia alla consigliera Arnone, ecco le motivazioni

Due cartelle per dire essenzialmente una verità: una segretaria generale di un comune importante, come quello di Formia, non poteva querelare penalmente una consigliera comunale, per di più d’opposizione, solo perché ha esercitato il diritto di critica politica rispetto al quale “non appare superarato il limite della continenza”. A metterlo per iscritto è uno dei Pm di punta della Procura della Repubblica di Cassino, il sostituto procuratore Chiara D’Orefice chiedendo al Gip del Tribunale di piazza Labriola l’archiviazione aperta con l’ipotesi di reato della diffamazione nei confronti di un altrettanto importante esponente della minoranza consiliare, Imma Arnone, del partito Democratico.
I fatti risalgono alla fine del 2024 quando ci furono dei ritardi da parte del comune nell’installazione prima e apertura poi delle “Casette di Natale” nella centralissima piazza Largo Paone.

La consigliera Arnone chiamò in causa la segretaria comunale Marina Saccoccia nella veste di dirigente, all’epoca dei fatti, del Suap, lo sportello unico per le attività produttive, il settore del comun che, di fatto, pubblicò e gestì il bando pubblico relativo all’assegnazione delle “casette” di Natale. La signora Arnone ricorse ad un post sui social per rimarcare il ritardo per lo svolgimento di questa procedura affermando come fosse stato inopportuno aprire queste “Casette” l’antivigilia di Natale procurando due danni. Il primo allo stesso comune perché al bando risposero tanti operatori quanti sono le dita di una mano, il secondo perché questo ritardo impedì agli stessi cittadini, residenti e turisti, di acquistare i tradizionali regali di Natale
La segretaria Saccoccia, che è di Ceprano, si rivolse ad un principe del diritto della provincia di Frosinone, qual è l’ex sindaco del capuologo ciociaro, Memo Marzi, per querelare con l’ipotesi di diffamazione aggravata l’esponente del Pd formiano
La vicenda assunse inizialmente una piega favorevole per l’alta funzionaria di Ceprano. La Procura di piazza Labriola concluse le indagini preliminari concedendo 20 giorni alla consigliera comunale di Formia di chiedere di essere interrogata e di presentare una memoria scritta
E così fece attraverso il suo legale, l’avvocato Luca Scipione: “Quel post non voleva diffamare nessuno, tantomeno la segretaria generale, ma operare una critica costruttiva nei confronti della gestione apicale del comune di Formia”.
Con la conclusione delle indagini preliminari dal punto di vista penale la costituzione in giudizio della Saccoccia tentò anche quella del risarcimento danni in sede civile. Ma questo tentativo di conciliazione ha registrato un flop…semplicemente perché la difesa della Arnone decise di non aderirvi.
La Procura continuò ad indagare e sentì a verbale la Arnone. Con la conclusione, inaspettata di giovedì: la richiesta della Procura al Gip di archiviare tutto. Con questa motivazione che, facendo un po’ di giurispridenza, costituisce un monito nei confronti di quei dirigenti e segretari comunali che hanno la querela facile nei confronti della politica, per di più se è di opposizione.
“La notizia di reato – scrive la dottoressa D’Orefice – appare infondata o comunque non si hanno elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio per il reato ipotizzato che non appare integrato sotto il profilo dell’elemento soggettivo per difetto del dolo di diffamazione. La consigliera Arnone non ha fatto che esercitare il diritto di critica rispetto al quale non appare – aggiunge la rappresentante della Procura – superato il limite della continenza”.
Chiedendo Al Tribunale l’archiviazione del procedimento a carico della consigliera Arnone la Procura di Cassino aggiunge pure che il diritto di critica politica – i “cui limiti scriminanti sono più ampi di quelli relativi al diritto di cronaca- riveste necessariamente connotazioni soggettive ed opinabili quando si svolge in ambito politico, in cui risulta preminente l’interesse generale al libero svolgimento della vita democratica e che – anche quando si tratta di locuzioni, sia pure pungenti ed apre, che si riferiscano alla sfera pubblica e non alla vita privata del destinatario e in ogni caso che non siano volgare e triviali – sussiste il predetto diritto tutelato dalla costituzione e disciplinato dall’articolo 51 del Codice penale”
La Procura di Cassino sventola un cartello giallo all’indirizzo della segretaria generale del Comune di Formia quando ribadisce come “le espressioni usate dall’indagato attengono a fatti di interesse pubblico” e poi sono “espressione del retroterra politico di chi le formula, nella specie un consigliere di opposizione, teso a screditare politicamente – tiene sempre a ribadire la dottoressa D’Orefice – gli avversari nelle gestione delle attività di interesse pubblico”
Insomma Imma Arnone con quel post ha esercitato il diritto di critica politica che, tutelato costituzionalmente, potrebbe avere un seguito opposto a quello promosso ma mai andato in porto da parte della dottoressa Saccoccia: il via alla richiesta di risarcimento danni per i danni subiti dalla presentazione di quell’incauta querela
L’interessata non si sbilancia: “Non ho offeso la segretaria Generale perché ho esercitato il legittimo diritto di critica politica. Spero che questa archiviazione permetta a chi dissente di dire con serenità ciò che pensa senza dover subire minacce e ritorsioni da parte di chicchessia”. E mentre la dottoressa Arnone è stata travolta da attestati di rinnovata solidarietà da parte di funzionari e dipendenti (in stato di agitazione da giorni) del comune di Formia, l’esponente del Pd ringrazia il suo legale, l’avvocato Luca Scipione, per l’assistenza fornitale nel corso di questi mesi e per aver motivato, con grande appropriatezza, il senso delle mie dichiarazioni”. Non è la prima volta che consiglieri comunali d’opposizione – come il caso del comune di Gaeta – diventino i destinatari di querele o minacce di denunce dai rappresentanti apicali dell’ente. Lo sono stati o lo sono i giornalisti e alcuni avvocati che, com’è avvenuto di recente al comune di Formia, sono stati considerati incautamente componenti di un sodalizio in cui il burattinaio (il legale di turno) dava ordini ai burattini di turno. Neanche nella favola di Collodiana memoria.