SANTI COSMA E DAMIANO – Le accuse che gli erano state mosse furono pesanti: appiccarono il fuoco, danneggiandola , l’auto del loro presunto debitore. In più gli estorsero, attraverso atti violenti e minacce, del danaro che doveva finire ad uno di loro che gli aveva venduto una dose di sostanza stupefacente. Questa vicenda risale al 3 agosto 2015 a Piedimonte San Germano ed ebbe per protagonisti tre giovani: due di Santi Cosma e Damiano – Giovanni Ionta, ora 41enne, e Antonio Grossi, di 45 anni – ed il terzo è di Napoli, Angelo Tancredi di 44 anni. I tre sono stati assolti “per non aver commesso il fatto” dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Roma (presidente Pier Luigi Balestrieri, consiglieri Roberto Pilla e Alfredo Maria Bonagura) per le accuse di incendio ed estorsione mentre è stato deciso di non doversi a procedere nei confronti di Ionta – era accusato di spaccio – essendo maturata la prescrizione.

L’assoluzione dei giudici d’appello ha raccolto in pieno la linea difensiva dei tre imputati che, difesi in appello dagli avvocati Massimo Signore e Ugo Centore, ha dovuto ribaltare innanzitutto la ricostruzione accusatoria della Procura e annullare la sentenza di primo grado emessa il 19 dicembre 2019 – il processo per la cronaca era iniziato il 22 ottobe 2016 dopo il rinnovo a giudizio disposto dal Gup – dal collegio giudicante del Tribunale formato all’epoca dall’allora presidente Massimo Capurso e dai giudici a latere Olga Manuel e Marco Gioia. Al termine del dibattimento, caratterizzato dall’audizioni di diversi inquirenti e testi della pubblica e della difesa, Ionta era stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione e al pagamento di una multa di 3000 mentre il verdetto per Tancredi e Grossi fu più mite ma comunque i due furono condannati a tre anni di carcere e all’interdizione, estesa anche per Ionta, dai pubblici uffici per cinque anni. Dopo sei anni di attesa, i giudici d’appello hanno ribaltato la sentenza del Tribunale di Cassino: Ionta, Tancredi e Grossi non incendiarono l’utilitaria e non estorsero alcuna somma di danaro al loro presunto debitore, M.D.M. di Piedimonte San Germano.
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