SABAUDIA, Inchiesta chioschi – È stato scritto giovedì un nuovo capitolo sulla vicenda giudiziaria culminata con gli arresti domiciliari, con l’ipotesi di turbata libertà degli incanti, dell’ex vice sindaco e assessore al demanio del comune di Sabaudia Giovanni Secci e dei dirigenti comunali Elisa Cautilli e Giuseppe Caramanica. I tre erano stati accusati di aver pilotato nel maggio 2025 l’esito della gara pubblica promossa dal Comune per l’assegnazione della gestione di cinque chioschi sul lungomare revocando l’incarico all’unico assegnatario per favorire i secondi che – secondo il teorema della procura – non erano altro che parenti e conoscenti degli assegnatari revocati al termine della stagione balneare 2024. Giovedì mattina è stata discussa l’istanza di ricusazione del Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, richiesta avanzata dal legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono, per la presunta violazione dell’articolo 37 del codice di procedura penale. Durante le indagini svolte dai Carabinieri Forestali e dalla Guardia di Finanza il Gip Cario, autorizzando le intercettazioni telefoniche ed ambientali richieste dalla Procura, avrebbe espresso giudizi ” poco opportuni” – secondo la difesa di Secci – esprimendo il proprio convincimento sul quadro probatorio che stava definendo la stessa Procura di via Ezio. Giovedì mattina o giudici della quarta sezione penale della Corte d’appello si sono riservati la decisione dopo aver dichiarato comunque “ammissibile” la richiesta dell’avvocato Archidiacono sulla quale la procura generale ha chiesto chiarimenti al tribunale di Latina. Nei giorni scorsi il riesame aveva confermato i domiciliari per Giovanni Secci revocando la stessa misura per Cautilli e Caramanica applicando quella di sospensione dai pubblici uffici per un anno. A sospendere Cautilli e Caramanica erAno stati gli stessi ordini professionali di appartenenza.