LATINA – Il giudice monocratico non volle recepire la costituzione in giudizio del difensore dell’imputato perché a suo dire la nomina sarebbe dovuta essere autenticata. L’imputato, un settantenne pontino, accusato di maltrattamenti in famiglia, venne poi condannato, nonostante la difesa d’ufficio, ad una condanna ad un anno e cinque mesi di reclusione. Giovedì, a nove anni dalla sentenza che risale al 16 gennaio 2017 (il reato sarebbe stato consumato tra il 2013 e l’anno successivo) , la terza sezione penale della Corte d’appello ha deciso, nonostante la contrarietà del Procuratore generale: il processo per il 70enne deve essere rifatto completamente. Gli atti devono tornare alla Procura di Latina che deve ripartire da zero con la richiesta di rinvio a giudizio per l’uomo al Gup del locale Tribunale. L’episodio, inverosimile, ha conosciuto giovedì una svolta dopo lo scontro consumato in aula nel gennaio 2017 tra l’allora giudice monocratico Silvia Artuso ed il legale del 70enne. L’avvocato Pasquale Cardillo Cupo si vide escludere la sua costituzione difensiva perché – a dire del magistrato – era priva di un’autenticazione, procedendo l’udienza con l’escussione di un testimone della pubblica accusa e con la discussione senza la presenza del difensore di fiducia. In aula volarono scintille tra la parti con l’avvocato Cardillo Cupo che di fatto si rifiutò di procedere con l’autentica della firma, evidenziando al Magistrato come in realtà trattandosi di una semplice nomina, e non di una procura speciale, l’autentica fosse per legge superflua.
In sintesi si rifiutò di aderire alla richiesta del Giudice Monocratico, che di tutta risposta nomino per l’imputato un difensore di ufficio immediatamente reperibile. L’udienza proseguì cosi regolarmente e al termine del processo l’uomo – come detto – venne condannato ad 1 anno e 5 mesi di reclusione con i benefici di legge. Gli avvocati Cardillo Cupo e Marilibera De Santis produssero un ricorso in appello chiedendo che la sentenza venisse dichiarata nulla, quindi giuridicamente inesistente, per la grave violazione dei diritti della difesa. Giovedì i giudici di secondo grado, accogliendo i rilievi della difesa, hanno dichiarato la nullità della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Latina, nonostante – hanno tenuto a sottolineare i due legali – la ferma opposizione del Procuratore Generale che riteneva viceversa corretto l’operato della Dottoressa Artuso. Adesso gli atti torneranno indietro a Latina e dovrà celebrarsi un nuovo processo davanti a un giudice diverso dalla dottoressa Artuso che peraltro non presta più servizio a Latina. Soddisfatto l’Avvocato Cardillo Cupo, che ha commentato come “la legge sia uguale per tutti, anche per i Giudici che la applicano…”
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