Liste d’attesa tra le polemiche, l’Asl di Latina apre ai privati: 880mila euro per sbloccare le prestazioni

LATINA – La formazione delle liste d’attesa negli ospedali della provincia pontina può essere affrontata e risolta nel secondo semestre 2026 con l’apporto dei soggetti privati accreditati in grado di erogare all’utenza prestazioni aggiuntive di medicina specialistica ambulatoriale. Come? Con una specifica integrazione economica di quasi 880mila euro. Ha provocato un vespaio di polemiche – come da previsione – il contenuto della determina numero 503 dell’8 maggio della direttrice generale dell’Asl di Latina Sabrina Cenciarelli, che ha concesso il suo ‘semaforo verde’ per la pubblicazione di un avviso di manifestazione d’interesse teso – come detto – a sfoltire le liste d’attesa negli ospedali di Latina, Terracina, Fondi e Formia.

Il provvedimento della dottoressa Cenciarelli segue di una settimana l’approvazione da parte della direzione sanità della Regione di un “Progetto Ponte” che, previsto da una delibera della Giunta Regionale del 23 dicembre scorso, aveva approvato un piano della stessa Asl pontina per tentare di sfoltire le liste d’attesa nel periodo giugno-dicembre 2026. L’Asl di Latina ha previsto in termini economici quanto servirà in questo arco temporale, un budget destinato anche alla copertura di 400 prestazioni di medicina fisica e riabilitazione, riconducibili in particolare all’incremento della popolazione della terza età. La determina della direttrice generale Cenciarelli stabilisce nel suo avviso pubblico come le strutture private convenzionate siano tenute a “garantire, in via inderogabile, l’apertura delle agende per un periodo minimo di almeno 12 mesi consecutivi”. Si tratta di calendari che, in conformità alle indicazioni della Regione Lazio e dell’Asl di Latina, “devono essere adeguatamente configurati e articolati in base alle classi di priorità, ai volumi, alle tipologie delle prestazioni e alle specifiche esigenze organizzative per assicurare una corretta e tempestiva presa in carico degli assistiti”. L’Asl di Latina si riserva, qualora le domande pervenute risultassero insufficienti – il termine ultimo per la loro presentazione scade il 15 maggio – a soddisfare il fabbisogno stimato, di procedere alla pubblicazione di un nuovo avviso o alla proroga del termine della sua scadenza “per consentire l’eventuale adesione di nuovi soggetti accreditati”.

Per la ‘diggì’ Cenciarelli questo “finanziamento aggiuntivo non costituisce un contributo da iscrivere nel bilancio dell’azienda. Prevedendo soltanto un incremento del budget della specialistica per l’esercizio 2026, previsto dalla delibera di Giunta regionale numero 1299/2025, la determina dirigenziale numero 508 “non è soggetta al controllo economico-finanziario, a differenza del successivo ed eventuale atto, con il quale si procederà all’assegnazione del finanziamento. Una rassicurazione che non è basta a tranquillizzare l’ex sindaco di Formia e attuale capogruppo della lista “Un’altra città” in consiglio comunale Paola Villa: “Quelli previsti dall’Asl sono tutti soldi pubblici extra budget tolti alla sanità pubblica per essere direzionati alla sanità privata. La determina dirigenziale evidenzia la politica manageriale fallimentare della classe dirigente che governa la salute nel territorio della nostra provincia, aggravando ancor più l’imponente sotto-finanziamento per il servizio pubblico, la drammatica carenza di personale sanitario, le crescenti disuguaglianze, i modelli organizzativi obsoleti e l’inesorabile avanzata del servizio privato, rendendo esecutivo il totale “sfascio” della sanità pubblica del territorio pontino”.

Per l’ex sindaco “senza alcuna vergogna e senza alcun senso di responsabilità la classe dirigente della Asl di Latina dimostra di non essere in grado di governare, in quanto incapace, una crisi strutturale di un Sistema Sanitario Nazionale vicino al punto di non ritorno, tanto che il diritto costituzionale (articolo 32) alla tutela pubblica e gratuita della salute nell’indifferenza dei politici locali, i vari Taddeo, Leccese, Celentano… regionali, i vari Mitrano, Tripodi e Palazzo…e nazionali, i vari Fazzone, Calandrini e Durigon… si sta trasformando in un privilegio per pochi, lasciando indietro le persone più fragili e svantaggiate. Sarebbe necessario che il governo regionale, anziché dirottare i fondi dalla sanità pubblica alla sanità privata, provvedesse ad un cambio di paradigma e soprattutto ad un controllo serio e serrato di chi amministra e guida la Asl”.

La professoressa Villa ha una soluzione operativa, quella di recuperare “l’assistenza territoriale, riempiendo ad esempio, le Case di Comunità che si stanno inaugurando qua e là, con servizi sanitari veri e concreti, tutti quelli previsti dal DM 77 con cui sono state istituite e soprattutto finanziate con soldi del Pnrr. Un buon funzionamento della medicina territoriale ridurrebbe i numeri elevati di accesso ai pronto soccorso, riducendo i tempi di attesa e soprattutto consentendo al personale medico un lavoro più dignitoso e umano. Ma oggi l’obiettivo è un altro: è dare soldi pubblici ai privati, agli amici, ai convenzionati e ai sostenitori, perché a pochi interessa risolvere a tanti interessa essere eletti o rieletti e di tutti noi cittadini, utenti e malati non interessa a nessuno, proprio a nessuno… purtroppo!”