Sabaudia / Gara dei chioschi pilotata, processo immediato per l’ex vicesindaco Giovanni Secci

SABAUDIA – Il quadro probatorio è delineato e dunque può iniziare il processo senza passare dall’udienza preliminare davanti il Gup del Tribunale di Latina. E’ quanto ha scritto il sostituto Procuratore Giuseppe Miliano chiedendo ed ottenendo la fissazione del giudizio immediato per l’ex vice sindaco ed assessore del Comune di Sabaudia, Giovanni Secci e dei dirigenti dei settori Lavori Pubblici e Demanio Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautilli relativamente all’inchiesta dei Carabinieri Forestali e dalla Guardia di Finanza secondo la quale il comune della città delle dune nel maggio 2025 avrebbe pilotato la gara d’appalto per l’assegnazione di cinque chioschi. Il processo, senza l’udienza filtro davanti il Gup, scatterà il prossimo 3 luglio e a fissarlo è stato il Gip Giuseppe Cario, lo stesso magistrato che lo scorso 17 febbraio emise le ordinanze ai domiciliari per Secci, Caramanica e Cautilli per essere poi ricusato dal legale difensore di Secci, l’avvocato Renato Archiadicono, davanti la Corte d’appello. I giudici di secondo grado hanno rigettato l’istanza ma la difesa di Secci ha chiesto il pronunciamento della Cassazione che ci sarà probabilmente dopo l’inizio del giudizio immediato. Secci si trova ancora ai domiciliari e la fissazione del processo ha interrotto i termini della custodia cautelare che ci sarebbe stata il 17 maggio. Caramanica e Cautilli sono tornati in libertà dopo il ricorso presentato al Riesame dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Massimo Signore e Francesco Fedele con la confermata misura della sospensione per un anno dall’esercizio del servizio di pubblico dipendente. L’avvocato Archidiacono aveva ricusato il Gip Cario per la presunta violazione dell’articolo 37 del codice di procedura penale. Durante le indagini svolte, appunto, dai Carabinieri Forestali e dalla Guardia di Finanza il Gip Cario, autorizzando le intercettazioni telefoniche ed ambientali richieste dalla Procura, avrebbe espresso giudizi ” poco opportuni” – secondo la difesa di Secci – esprimendo il proprio convincimento sul quadro probatorio che stava definendo la stessa Procura di via Ezio. I giudici della quarta sezione penale della Corte d’appello il 19 marzo scorso, dopo essersi riservati e averla dichiarata “ammissibile”, avevano respinto l’istanza di ricusazione dell’avvocato Archidiacono che non demordendo ha inoltrato ricorso in Cassazione contro il Gip Giuseppe Cario.