LATINA – Una condotta pianificata, maturata all’interno di una relazione definita “perversa” e alimentata dal coinvolgimento di una coppia. È il quadro ricostruito dal giudice dell’udienza preliminare di Roma, Ilaria Tarantino, nelle motivazioni della sentenza con cui sono stati condannati a dieci anni di reclusione un’ex infermiera con funzioni di caposala dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e un uomo di 37 anni residente a Velletri.
Il verdetto era stato pronunciato il 31 marzo al termine del giudizio abbreviato. La Procura aveva sollecitato per entrambi una pena di sedici anni, sottolineando nel corso della requisitoria la particolare gravità dei fatti contestati.
Secondo quanto riportato nelle motivazioni, l’ex caposala avrebbe agito per assecondare le richieste degli altri soggetti coinvolti e per mantenere il rapporto sentimentale instaurato con il trentasettenne. Il giudice ritiene che il proposito criminoso della donna sia stato sostenuto e rafforzato dai due coniugi con i quali avrebbe intrattenuto una relazione di natura sessuale.
Un ruolo centrale nella ricostruzione degli inquirenti è stato attribuito al materiale acquisito dagli apparecchi telefonici sequestrati agli imputati. I filmati e le immagini recuperati dalla polizia giudiziaria e dal consulente informatico avrebbero documentato gli abusi e il coinvolgimento dei tre indagati. Nelle motivazioni viene inoltre evidenziato che il minore sarebbe stato narcotizzato per ridurne la capacità di reazione.
Le accuse formulate nel procedimento sono quelle di violenza sessuale aggravata ai danni di un minorenne e detenzione di materiale pedopornografico. Per gli inquirenti, l’ex infermiera avrebbe avuto il ruolo di esecutrice materiale, mentre l’uomo e sua moglie avrebbero contribuito alla condotta attraverso un’attività di istigazione e sostegno morale, finalizzata anche alla realizzazione dei video.
L’ex caposala e il trentasettenne hanno scelto il rito abbreviato, che prevede in caso di condanna la riduzione di un terzo della pena. La posizione della moglie dell’uomo è stata invece separata ed è attualmente oggetto di un diverso processo davanti al Tribunale di Latina.
I tre erano stati arrestati nel giugno 2025 in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari di Latina, Laura Morselli. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, erano state coordinate dalla Procura pontina, dal procuratore aggiunto Luigia Spinelli e dal pubblico ministero Marina Marra.
Il trentasettenne è difeso dall’avvocato Carmela Massaro, mentre la moglie è assistita dall’avvocato Paolo Benedetto Faralli. Il minore, costituito parte civile attraverso l’avvocato Luigi Pescuma, ha ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento, la cui quantificazione sarà stabilita in un procedimento separato.
Le difese dei due condannati hanno annunciato il ricorso in appello. Proseguirà invece dopo la pausa estiva il processo in corso a Latina nei confronti della terza imputata, nel quale sono già stati ascoltati alcuni testimoni.